Sentii parlare del Cammino di Santiago, per la prima volta, nel lontano 2003 da una carissima amica.

Lei aveva sentito i racconti di un parente che aveva percorso il cammino e ricordo che descrisse quest’avventura come una di quelle esperienza che ti cambiano la vita.

Naturalmente ne rimasi colpita ma non so dirvi come o perché quel piccolo semino germogliò. Sta di fatto che negli anni si risvegliò in me una profonda voglia di camminare, legata a dei ricordi di bambina che avevo seppellito nei meandri della mia mente.

Pian pian quella voglia di avventura e di libertà ritornarono a galla con sempre più insistenza. Da bambina sognavo infatti di girare il mondo a piedi, sorretta da un bastone e con solo uno zaino nelle spalle. Ogni volta che vedevo un sentiero sognavo di percorrerlo perché volevo sapere dove mi avrebbe condotta. Ero molto fantasiosa nei miei giochi e facevo sempre incredibili viaggi avventurosi con la mente. Che strana sensazione pensare di aver realizzato in parte questo sogno. Il viaggio è sempre stato parte di me e questo me lo sono ricordata proprio lungo il cammino di Santiago, attraversando le vaste mesetas spagnole.

Prendere la decisione di partire

L’idea di percorrere seriamente così tanti km a piedi cominciò a frullarmi veramente in testa nel 2006, dopo un periodo piuttosto difficile. Decisi di riprendere in mano i miei vecchi sogni, ormai accantonati per troppo tempo per la paura di dover affrontare certi limiti come quello fisico e quello legato alla mia salute.

Ero infatti limitata dalla mia patologia al fegato, un insufficienza epatica porta a picchi di stanchezza improvvisi e ad un affaticamento generale molto più veloce della norma. Camminare per tanti km non sarebbe stato affatto facile.

Nonostante la titubanza di percorre il cammino in solitaria e la paura di non riuscirci per via delle mia patologia invalidante, mi decisi comunque a farlo e trovai dei gruppi su Facebook dedicati al cammino pieni di pellegrini che mi sostennero tantissimo e mi diedero tanti utili consigli.

Cominciai ad allenarmi per tutto l’inverno e a preparare tutto per la mia partenza. A gennaio feci i biglietti, non mi sembrava vero… sarei partita in primavera.

Imparai a fare lo zaino e a scegliere l’attrezzatura tecnica. Cominciai anche ad informarmi sulla storia del cammino… non mi interessava molto la parte religiosa ma volevo sapere di più su questo itinerario Jacobeo e sul suo lato mistico. Sentendo i racconti e le toccanti esperienze dei pellegrini scoprii cose che rendevano il cammino di Santiago una meta sempre più ambita.

Nel 2007 il sogno divenne finalmente realtà e a fine Aprile partii alla volta dei Pirenei per cominciare il mio cammino in solitaria.

Un po’ di notizie sul cammino

Anche se tecnicamente il cammino di Santiago de Compostela è un pellegrinaggio cattolico che conduce verso la Cattedrale, dove si dice siano custodite le spoglie di San Giacomo, questo cammino pare essere molto più antico della venuta del Cristianesimo e i sentieri di tutta Europa da sempre hanno condotto pellegrini e viandanti pagani verso le terre della Galizia.

“El camino de Santiago de Compostela” è quindi un cammino molto antico che un tempo veniva chiamato La Via delle Stelle, per la sua strabiliante posizione che seguiva quella della via lattea.

Ancora oggi si ricorda questo appellativo su una scritta posta nel monte Alto del Perdon e che dice “Donde se cruza el camino del viento con el de las estrellas”

Dove si incontra il cammino del vento con quello delle stelle

Questo antico pellegrinaggio conduceva a Finisterre dove ora si trova il paletto del Km 0 e che un tempo rappresentava la fine del mondo, o meglio la fine delle terre conosciute, oltre le quali non vi era nulla se non l’immenso e misterioso Oceano.

Le sei vie per Santiago

Esistono mole vie per arrivare a Santiago ma le più conosciute sono sei: il cammino francese, quello portoghese, il cammino del nord, quello primitivo e infine la vita della plata.

La via più battuta in assoluto è quella chiamata cammino francese, lunga 800 km circa, che parte da Saint Jean Pied de Port (un piccolo paesino della Francia ai piedi dei Pirenei) e arriva fino in Galizia, nella parte più a ovest della Spagna.

Questa via è anche particolarmente famosa per la sua caratteristica di essere costellata da architetture e leggende sui famosi templari. Una cosa, questa, che mi ha particolarmente incuriosita poiché sin da ragazzina mi hanno sempre affascinata i racconti sui templari, sui cavalieri e sul graal. Forse anche un po’ per questo motivo scelsi questa tra le sei vie a disposizione.

Cammino spirituale e metafora di vita

Ogni passo sul cammino ci riporta indietro nel passato, quando genti provenienti da tutto il mondo passavano da quella via per arrivare a Santiago e poi a Finisterre. Proprio come accade oggi: migliaia di persone di ogni nazionalità percorrono ogni anno quelle strade piene di energia mistica. Ognuno con la propria motivazione e la propria speranza nel cuore.

Il cammino di Santiago è il cammino di tutti, di qualunque religione, nazionalità ed età.

Una cosa che ho imparato da quando sono diventata una pellegrina è che il cammino in realtà non è altro che la metafora della vita stessa, in cui ogni difficoltà incontrata e superata sul sentiero rispecchia la nostra lotta quotidiana e l’avanzamento verso la ricerca della felicità.

Anche lo zaino diventa metafora della nostra casa e il suo peso quello che ci trasciniamo nella vita, fatto di attaccamenti e materialismi, di cose o situazioni spesso inutili, zavorre che rallentano il nostro cammino e la nostra crescita spirituale.

concha sul camminoOgni passo fatto sul cammino è una vittoria che facciamo sulla vita, ricuciamo ferite ancora aperte e ci scrolliamo di dosso il superfluo, per poter ammirare l’immensità e la bellezza delle cose che veramente ci rendono felici.

Camminando ci rendiamo conto che in verità il nostro obiettivo non è la tappa finale perché l’arrivo a Santiago segna solo l’inizio del nostro vero grande viaggio che è la vita e ci rendiamo conto che la vera meta è il cammino stesso.

El camino es la meta

Vi invito quindi a fare anche voi questo splendido cammino e non importa se lo farete tutto o solo gli ultimi 100 km, l’importante è vivere questa grande avventura intensamente, pronti ad abbracciare ciò che il cammino vuole donarvi.

Perché, credetemi, il cammino vi arricchirà sicuramente.

Unica controindicazione: diventerete dipendenti da questo senso di libertà. I pellegrini chiamano questo male “santiaghite“.

Per fortuna non esiste cura! Buon Cammino a tutti!!

Sylvié

il cammino di Santiago
foto di Silvia Montis