Sentii parlare del Cammino di Santiago, per la prima volta, nel lontano 2003 da una carissima amica. Aveva sentito i racconti di un suo parente che aveva intrapreso questa grande avventura e ricordo che la descrisse come una di quelle esperienza che ti cambia la vita. Naturalmente ne rimasi colpita, non so dirvi come o perché, ma quel piccolo semino germogliò negli anni e risvegliò in me dei ricordi profondi di bambina. Li avevo ormai seppelliti nei meandri della mente ma pian pian, quella voglia di avventura e di libertà, ritornarono a galla con sempre più insistenza.

Da bambina sognavo infatti di girare il mondo a piedi, sorretta da un bastone e con solo uno zaino o una bisaccia. Ogni volta che vedevo un sentiero sognavo di percorrerlo perché volevo sapere dove mi avrebbe condotta. Ero molto fantasiosa nei miei giochi e facevo sempre degli incredibili viaggi avventurosi con la mente. Che strana sensazione pensare oggi di aver realizzato in parte questo sogno.

Il viaggio è sempre stato parte di me e questo me lo sono ricordata proprio lungo il cammino di Santiago, attraversando le vaste mesetas spagnole.

L’idea di percorrere tanti km a piedi ha cominciato a frullarmi veramente in testa tre anni fa, dopo un periodo piuttosto difficile in cui ho deciso di riprendere in mano i miei vecchi sogni ormai accantonati, per la paura di dover affrontare certi limiti come quello fisico e quello legato alla mia salute.

Lo scorso anno il sogno è diventato finalmente realtà. Nonostante la titubanza di percorre il cammino in solitaria e la paura di non riuscirci per via delle mie varie patologie, decisi di farlo e la provvidenza mi aiutò non poco. Trovai un gruppo su Facebook dedicato al cammino, che mi sostenne tantissimo e mi diede tanti utili consigli.

La preparazione

Cominciai ad allenarmi e a preparare tutto per la mia partenza. Imparai a fare lo zaino e a scegliere l’attrezzatura tecnica. Cominciai anche ad informarmi sulla storia del cammino: non mi interessava molto la parte religiosa ma volevo sapere di più su questo itinerario Jacobeo e sentendo i racconti e le toccanti esperienze dei pellegrini scoprii cose che rendevano il cammino di Santiago una meta sempre più ambita.

Era il cammino di tutti, di qualunque religione, nazionalità ed età. Oltre questo mi incuriosivano moltissimo i racconti sui templari che sin da piccola mi hanno sempre affascinata.

Scoprii che, anche se tecnicamente il cammino per Santiago de Compostela è un pellegrinaggio cattolico e le varie strade d’Europa conducono alla Cattedrale di San Giacomo dove si dice siano custodite le spoglie del Santo, questo cammino è molto più antico.

La via più battuta è quella chiamata cammino francese, lunga 800 km circa, che parte da Saint Jean Pied de Port (un piccolo paesino della Francia ai piedi dei Pirenei) e arriva fino in Galizia, nella parte più a ovest della Spagna.

Come dicevo “El camino de Santiago de Compostela” è un cammino molto più antico del periodo Cristiano ed era una via che conduceva i pellegrini e i viaggiatori di tutta Europa fino a Finisterre dove ora sta il paletto del KM0 e che un tempo rappresentava la fine del mondo, la fine delle terre conosciute (finisterre) oltre le quali non vi era nulla se non l’immenso e misterioso Oceano.

Questo cammino pre cristiano era chiamato “la via delle stelle“ per la sua strabiliante posizione che seguiva quella della via lattea. Ancora oggi si ricorda questo appellativo, riportato su una scritta posta sul monte Alto del Perdon e che dice “Donde se cruza el camino del viento con el de las estrellas”

Dove si incontra il cammino del vento con quello delle stelle

Ogni passo sul cammino ci riporta indietro nel passato, quando genti provenienti da tutto il mondo passavano da quella via per arrivare a Santiago e poi a Finisterre. Proprio come accade oggi: migliaia di persone di ogni nazionalità, ogni anno, percorrono quelle strade piene di energia mistica. Ognuno con la propria motivazione e la propria speranza nel cuore.

Una cosa che ho imparato da quando sono diventata una pellegrina è che il cammino in realtà non è altro che la metafora della vita stessa, in cui ogni difficoltà incontrata e superata sul sentiero rispecchia la nostra lotta quotidiana e l’avanzamento verso la ricerca della felicità.

Anche lo zaino diventa metafora della nostra casa e il suo peso quello che ci trasciniamo nella vita, fatto di attaccamenti e materialismi, di cose o situazioni spesso inutili, zavorre che rallentano il nostro cammino e la nostra crescita spirituale.

concha sul camminoOgni passo fatto sul cammino è una vittoria che facciamo sulla vita, ricuciamo ferite ancora aperte e ci scrolliamo di dosso il superfluo, per poter ammirare l’immensità e la bellezza delle cose che veramente ci rendono felici.

Camminando ci rendiamo conto che in verità il nostro obiettivo non è la tappa finale perché l’arrivo a Santiago segna solo l’inizio del nostro vero grande viaggio che è la vita e ci rendiamo conto che la vera meta è il cammino stesso.

El camino es la meta

Vi invito quindi a fare anche voi questo splendido cammino e non importa se lo farete tutto o solo gli ultimi 100 km, l’importante è vivere questa grande avventura intensamente, pronti ad abbracciare ciò che il cammino vuole donarvi.

Perché, credetemi, il cammino vi arricchirà sicuramente.

Unica controindicazione: diventerete dipendenti da questo senso di libertà. I pellegrini chiamano questo male “santiaghite“.

Per fortuna non esiste cura! Buon Cammino a tutti!!

Sylvié

il cammino di Santiago
foto di Silvia Montis