Finisterre, “dove tutto finisce e tutto ha inizio“.

Si conclude così la mia bellissima grande avventura lungo il cammino di Santiago. Due anni, due cammini, entrambi nella mia stagione preferita, la primavera. 800 km che mi hanno segnata profondamente e che mi hanno permesso di riscoprire e ritrovare me stessa.

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Dai Pirenei fino a Leon

Nel 2017 ho camminato da Saint Jean Pied de Port fino a Leon, dove ho dovuto interrompere il mio cammino per via di una forte tendinite. Questo primo tratto è stato molto duro, sia fisicamente che emotivamente. Il primo pezzo di cammino solitamente lo è sempre perché rispecchia il tratto di purificazione, dove l’anima comincia a ripulirsi di tutto il superfluo e la mente comincia ad aprirsi per ritornare a “respirare” la lentezza e la libertà che ha represso per troppo tempo.

Le paure fanno a braccio di ferro con la voglia di mettersi in gioco e di superare i propri limiti. Ci si sente come quando si ha troppo ossigeno nei polmoni, sembra tutto “troppo”, ma poi pian piano si comincia a sentire che “forse” noi siamo in grado, che “forse” tutto sommato noi ce la possiamo fare davvero. Comincia così la grande lotta tra mente e cuore, tra le emozioni che cominciano a sgorgare senza controllo e il nostro istinto di frenarle.

Il desiderio di farle finalmente uscire senza più reprimerle è più forte, camminando questo fatto è inevitabile. Ci si perde per poi ritrovarsi. Si rivive ogni attimo della propria vita come in un rewind, passo dopo passo. Poi finalmente avviene una cosa incredibile e speciale: si comincia a risanare le vecchie ferite, si fa pace con il passato, si comincia a guardare il futuro con altri occhi. Tutto questo per me è stato devastante ma allo stesso tempo curativo e straordinario.

Da Leon a Finisterre

Con la voglia di concludere ciò che avevo cominciato, nel 2018 sono ripartita da Leon e ho ripreso il mio cammino pregando ogni giorno di poter arrivare a Santiago e soprattutto a Finisterre, la mia vera meta sin dall’inizio ossia dove si trova il km 0.

Si dice che a Finisterre i pellegrini arrivassero per vedere la fine delle terre conosciute e per ammirare l’oceano. Ed è proprio ciò che anch’io volevo fare. Ma per me Finisterre rappresentava sopratutto, metaforicamente, la fine di ogni paura e il coraggio di superare i miei limiti mentali che da sempre mi frenavano, frapponendosi tra me e i miei sogni.

Si sa, il coraggio ci rende liberi. Ma in questo mondo non è facile essere coraggiosi. Però è possibile, soprattutto se si lotta per i propri sogni e si è disposti a fare i conti con gli scheletri del proprio armadio.

A differenza del primo cammino, questa seconda parte è stata all’insegna della gioia e della spensieratezza. Solitamente, dopo le mesetas, sul Cammino di Santiago ci si spoglia delle proprie zavorre e quando si raggiunge la Cruz de Hierro si lascia il proprio sasso che simboleggia tutte le pene che ci portiamo dietro lungo il cammino della vita.

Anche per me quello è stato un momento liberatorio. Il resto del cammino è stata una gioia immensa, difficile da descrivere. La cosa in assoluto più bella e magica è stata quella di aver ritrovato, lungo il tragitto, diversi volti familiari. Persone che avevo già avuto modo di incontrare l’anno prima e che come me erano nuovamente in cammino. Una sincronicità di eventi che ha dell’incredibile ma io non ho mai creduto al caso. Essere arrivata a Santiago con queste persone è stata un’emozione unica.

Ed eccomi finalmente giunta a Finisterre dove ho lasciato un pezzetto del mio cuore. Ora, come per ogni esperienza profonda che si conclude, si tirano le somme.

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Cosa ho trovato lungo il cammino?

Credo che non basterebbe un libro per elencare ciò che il cammino mi ha regalato e insegnato in questi due anni e 800 km di volti, sorrisi, abbracci, paesaggi meravigliosi, salite e discese, cene condivise e spirito di adattamento, lacrime e risate, sole e pioggia, piedi doloranti e voglia di continuare a camminare nonostante la stanchezza.

Sicuramente una cosa fondamentale per me è stata quella di aver potuto fare, lungo il cammino, un tuffo mentale nel passato per ricordare quanto sono stata forte in passato a superare e sconfiggere una malattia importante come la thalassemia, grazie ad un trapianto di midollo osseo. E certamente il cammino mi ha dato modo di capire quanto ancora lo sono, forte, sia fisicamente che interiormente, nonostante l’insufficienza epatica e altre patologie dovute alla vecchia malattia.

Un’altra cosa molto importante che ho recuperato lungo il cammino è la “Silvia bambina” che aveva dei sogni da realizzare. Lei amava l’avventura e sognava di scoprire il mondo viaggiando zaino in spalla. Il cammino mi ha restituito le due cose più importanti: i miei sogni e la forza per realizzarli.

Da qui in poi tutto si compie, è proprio vero. Il vero cammino è appena cominciato ma ora sono consapevole di avere una marcia in più.

La fine è il mio inizio (Terzani)

Alla prossima avventura!!

Sylvié  

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