La mia storia di viaggiatrice zaino in spalla

Oggi vi racconto di come sono diventata una viaggiatrice zaino in spalla. Ma prima una piccola premessa.

Perché viaggiare lenti

Viaggiare lenti è sopratutto uno stile di vita che ci apre al mondo, è spirito di adattamento, è scoperta di se stessi ed è anche un'opportunità di vivere a contatto diretto con le culture e le tradizioni dei luoghi che si visitano.

Può essere un tipo di viaggio ecosostenibile, low-cost, in alcuni casi anche estremo, ma sicuramente è un tipo di viaggio vero e intenso, profondo e indimenticabile.

La lentezza dei passi ci mostra la vera essenza del viaggio perchè camminare è prima di tutto un viaggio dentro se stessi. Una sfida per superare i propri limiti e le proprie paure, per ritrovare quella libertà dell’anima che spesso si perde nella velocità della routine quotidiana.

Ciò che vedi camminando non lo puoi vedere viaggiando con mezzi veloci: le bellezze dei paesaggi, la magia che sta nei piccoli particolari che sfuggono a chi non sa rallentare il suo passo.

Perché viaggiare con lo zaino

Lo zaino rappresenta metaforicamente la nostra casa e ci insegna a metterci dentro solo l'indispensabile, ciò che è veramente importante e utile. Lo zaino ci insegna anche ad essere minimalisti e a combattere l'attaccamento. Uno zaino troppo pesante può rovinarci il viaggio ed è per questo che imparare a fare lo zaino è una vera e propria arte.

Ma perché viaggiare con lo zaino e non con un trolley? Per chi si avvicina a questo tipo di viaggio imparerà presto che lo zaino è simbolo di libertà e avventura. Con uno zaino in spalla puoi fare facilmente dei fuori pista che con una valigia sarebbero impensabili. Viaggiando a piedi o con dei mezzi di fortuna si scopre presto che avere uno zaino diventa tutto molto più pratico.

Provate voi a inoltrarvi tra sentieri sterrati e boschi trascinando le rotelle di una valigia. Se impari ad amare questo tipo di avventure lo zaino diventa il tuo miglior amico.

Come sono diventata una viaggiatrice con lo zaino

Il mio blog Viaggiare Zaino in Spalla è nato tempo fa come “diario di viaggio” per raccontare la mia personale esperienza di viaggiatrice zaino in spalla ed essendo, la mia, una storia particolare il blog si è presto trasformato in un luogo di ispirazione per molti.

Da bambina ho sconfitto una grave malattia e nel 2017 ha deciso di mettermi in gioco per poter realizzare il mio grande sogno di vedere il mondo viaggiando zaino in spalla. Dopo aver percorso il Cammino di Santiago de Compostela la mia vita è cambiata e questo blog si è trasformato, diventando pian piano uno strumento di incoraggiamento.

Amo viaggiare e amo incoraggiare sopratutto le donne, perché viaggiare da sole o tra donne migliora moti aspetti della nostra vita tra cui l’autostima e il senso di indipendenza. Io per prima cerco di essere d'esempio, lavorando su me stessa e impegnandomi a realizzare i miei sogni, solo così posso aiutare voi dandovi le informazioni utili e raccontando nel mio blog tutte le mie esperienze di viaggiatrice lenta.

Oltre i propri limiti

Per essere felici bisogna avere il coraggio di seguire il proprio cuore. Ma nella vita ci vuole anche “fegato” e io nel tempo ho maturato l’idea di voler superare i miei limiti e ho deciso fortemente che il mio fegato non sarebbe più stato un nemico da combattere ma un alleato con cui superare limiti e paure per realizzare i miei sogni.

La mia storia di viaggiatrice zaino in spalla è cominciata nonostante i miei diversi problemi di salute ereditati dalla malattia che ho avuto in passato. Un esempio è la grave insufficienza epatica, un’osteoporosi precoce e una lombalgia cronica che spesso non mi da pace. Ho cominciato a camminare con il mio zaino nonostante le difficoltà e ho constatato che viaggiare in lentezza mi fa star bene. E si sa, ciò che ci fa star bene ci rende anche felici.

Nel tempo ho imparato a conoscere e ad ascoltare il mio corpo e a fare tutto con i dovuti tempi e pause, così da poter realizzare i miei sogni senza dover più rinunciare per paura dei miei limiti fisici.

Un passo dopo l’altro…

Aprire un blog pubblico è stata una scelta un pochino difficile perché mettersi a nudo non è mai facile, soprattutto quando si tratta della propria salute. Ma se c’è una cosa che ho capito negli anni è che la mia storia può essere di incoraggiamento e questa è una cosa positiva.

Se vorrete seguire i miei passi lenti via aspetto nel mio blog viaggiarezainoinspalla.com  dove troverete tutta la mia esperienza, i miei consigli e le mie riflessioni che spero possano esservi utili e di ispirazione.

Grazie a chi deciderà di camminare e viaggiare con me e a chi vorrà intraprendere questo modo di viaggiare alternativo.

Buon cammino di vita!

Sylvié

La mia storia di viaggiatrice zaino in spalla


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New York e Lo Strano Caso dell'Apprendista Libraia

Tempo fa ho letto il libro Lo strano caso dell'apprendista libraia di Deborah Meyler, ambientato a New York.  Un romanzo che è riuscito a riaccendere in me una certa combattività sopita ma che mi ha trasmesso anche sentimenti contrastanti molto intensi, sia piacevoli che spiacevoli.

Trama

Esme ama ogni angolo di New York, e soprattutto quello che considera il suo posto speciale: La Civetta, una piccola libreria nell’Upper West Side. Un luogo magico in cui si narra che Pynchon ami passare i pomeriggi d’inverno e che nasconde insoliti tesori, come una prima edizione del Il vecchio e il mare di Hemingway. Ed è lì che il destino decide di sorriderle quando sulla vetrina della libreria vede appeso un cartello: cercasi libraia.

Recensione

Devo essere sincera, avrei più volte voluto prendere a schiaffi la protagonista, lo ammetto, ma solo perché mi rifiutavo di cedere all'empatia con Esme che per quasi tutto il romanzo manifesta una concezione della vita e dell'amore distorta, ben lontana dalla mia.

Poi ad un certo punto è successo. Mi sono calata nel suo mondo fatto di fragilità e un attimo dopo lei è riuscita finalmente a trovare la forza di guardare alla vita con un pizzico di speranza. Insomma, mi sono rincuorata all'ultimo capitolo. Lei ha sollevato finalmente la sua autostima e io ho deposto le mie armi e i miei pregiudizi.

Un libro che sinceramente mi ha sconvolto e ha acceso in me molti punti di riflessione, sulla natura umana e soprattutto sul mondo femminile.

La cosa che invece più di tutto mi ha affascinata è la sua ambientazione nella Grande Mela, luogo che amo particolarmente. L'autrice riesce a farti entrare nell'anima pittoresca di New York attraverso i suoi personaggi e ti permette di respirare quella magia che solo Manhattan è capace di dare.

Consigliarlo? non saprei, è un libro che ancora sto cercando di assimilare.

Cosa ho trovato snervante?

Il suo distorto modo di amare, la sua svilente sindrome di crocerossina e altre mille cose. Ma l'abilità della scrittrice nel far emergere le fragilità femminili è stato eccellente anche se ha provocato in me un grande senso di impotenza.

Cosa mi è piaciuto?

La descrizione di New York. Ma anche il suo viaggio dentro un mondo fatto di libri e la sua amicizia con chi ha fatto parte della piccola libreria anche per poco.

Un libro che, a pensarci bene, mi ha dato tanto soprattutto perché ho concluso la sua lettura proprio nel giorno dedicato alla donna. Un caso? Io non ho mai creduto al caso.

Sylvié

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L'albero di Natale secondo l'antica tradizione Scandinava

Fare l'albero di Natale è una tradizione universale che ha radici antiche e radicate.

Probabilmente qualcuno considera l'albero di Natale l'ennesima promozione consumistica e commerciale. Altri invece vivono questo come un momento di condivisione e un'opportunità per trascorrere momenti piacevoli con i propri cari.

Una cosa è certa, attorno all'albero di natale aleggiano storie e leggende che vanno ben oltre il concetto di natale prettamente cattolico. In Scandinavia, per esempio, si conserva ancora quel significato pagano più antico che viene tramandata nel tempo.

Vediamo assieme alcune curiosità sulla tradizione scandinava e sulle credenze popolari legate all'albero di Natale.

albero di natale a Radhuspladsen copenaghen
Albero di Natale a Copenaghen

Simbolo di luce

L’immagine dell’albero come simbolo della vita ha origini antichissime ed è sempre stata radicata in tantissime culture e religioni. Nell’Europa pagana l’albero raffigurava la ciclicità di nascita e morte. Durante il solstizio d'inverno, che segnava il ciclo del buio, l’albero esorcizzava questo buio e simboleggiava l'auspicio di futura abbondanza.

L'albero, simbolo della luce e della vita, veniva decorato con frutti e nastri. Nel tempo il suo significato di "portatore di nuova luce" venne ancor più rimarcato con l'inserimento di piccole candele accese tra gli addobbi. Ancora oggi questa tradizione è in uso nelle parti più nordiche del continente.

Io stessa, quindici anni fa, durante un mio viaggio in Danimarca ho potuto assistere all'utilizzo delle candele accese sull'albero. Oggi le candele vengono sostituite con luminarie elettriche più sicure che rendono gli alberi natalizi ancor più scintillanti e luminosi.

Solstizio

Una curiosità che vale la pena sottolineare è che, anticamente, nel periodo in cui il buio dell’inverno persisteva per settimane oscurando completamente il sole, i Vichinghi dell’estremo Nord Europa facevano festa.

I festeggiamenti dedicati al solstizio si protraevano dalla settimana precedente a quella successiva la notte più lunga dell’anno, per auspicare il ritorno del sole.

Altra curiosità è che i Vichinghi credevano che l’abete avesse poteri magici, poiché restava sempreverde nonostante i geli invernali. Così usarono questo arbusto come simbolo di rinascita e da qui nacquero le tradizioni legate all'albero di Natale.

Gli abeti venivano tagliati, portati a casa e decorati con frutti di stagione per rievocare la fertilità. Le danze intorno all'albero, un tempo fatte per esorcizzare il freddo e il buio, oggigiorno sono ancora una tradizione viva nei Paesi Scandinavi.

La scelta di un albero eco sostenibile

Si pensa, spesso erroneamente, che acquistare un albero di Natale vero sia una scelta poco ecologica e che questa contribuisca ad aumentare il problema del disboscamento. In realtà non è così, anzi, paradossalmente sono molti i vantaggi ecologici che possono derivare dall'acquisto di alberi veri.

La scelta di un albero sintetico ha infatti un impatto ambientale molto più alto e pericoloso poiché quasi tutti gli alberi artificiali sono realizzati con materiali non biodegradabili, spesso tossici, e prodotti per lo più in paesi asiatici il cui trasporto comporta emissioni di anidride carbonica estremamente consistenti.

La scelta dell'albero vero può rivelarsi una vera e propria scelta eco-sostenibile poiché la maggior parte degli alberi non provengono da disboscamenti ma da vivai, spesso autoctoni e quindi di provenienza nazionale. Questo garantisce un minor chilometraggio, una grande riduzione del consumo energetico e quindi un bassissimo impatto ambientale. Naturalmente affinché ciò avvenga bisogna fare acquisti consapevoli, come per qualsiasi altro prodotto, quindi occhio alle etichette.

Per rendere ancor più ecologica questa scelta il consiglio è di andare personalmente nel vivaio e scegliere l'albero ancora piantato. Una scelta ancora più sostenibile sarebbe quella di acquistare l’albero con radici anziché con tronco tagliato. Questo ci permetterà, con le dovute cure necessarie, di poter ripiantare l’albero una volta che le feste natalizie saranno terminate.

Altro aspetto interessante è che, a parità di altezza, l'albero vero risulta decisamente più economico confronto a quello sintetico. Certo quello finto vi durerà nel tempo facendovi risparmiare qualche soldo, ma volete mettere l’inebriante fragranza di pino e abete che aleggia in casa durante le feste, contro l'odore di petrolio di un albero sintetico?

La tradizione Danese

In Danimarca, dove vivo, c’è una grande tradizione legata alla scelta dell’albero. Il primo weekend di dicembre l’intera famiglia va a scegliere l’albero e lo si decora assieme ai bambini. L’albero di Natale viene messo al centro della sala, in modo che ci si possa girare intorno, perché durante la vigilia tradizione vuole che ci si riunisca in cerchio attorno ad esso per cantare canzoni di natale e per diffondere la magia del natale in tutta la casa.

Anche a noi è capitato di portare in casa un albero vero, scelto direttamente dal vivaio ma rigorosamente con le radici. Una volta che le feste sono finite lo abbiamo potuto piantare nel bosco dietro casa. Un'esperienza bella ed emozionante.

Questa e altre curiosità natalizie le potrete trovare anche nell'articolo dedicato alle tradizioni natalizie in Danimarca.

albero di natale secondo la tradizione danese
Girotondo intorno all'albero di Natale

Purificazione

Per me, che sono molto legata alle antiche tradizioni pagane sia sarde che nordiche, il Natale è una delle festività più belle e attese dell'anno. L'intero periodo pre natalizio costituisce l'attesa del solstizio e della rinascita simbolica ed è un momento ricco di ritualità, usi, costumi e rievocazioni.

In questo periodo si innesca un vero e proprio rito di passaggio denso di significato e pieno di quelle tradizioni antiche che ci ricordano e ci fanno riscoprire pezzi del nostro passato spesso dimenticato.

Quello che più di ogni altra cosa è importante non dimenticare è l'importanza dei gesti e degli intenti che devono essere semplici e spontanei, anche quando andremo a decorare il nostro albero di Natale. Questi gesti costituiscono un percorso di purificazione e il passaggio verso la nostra rinascita simbolica.

La rievocazione di rituali antichi, come la creazione di qualcosa fatta da noi, la condivisione, la comunione, il dono, sono processi molto profondi e ci permettono di riprendere contatto con la nostra parte più sensibile. In questi gesti è racchiusa la purezza, l'energia sottile legata direttamente alla luce e quindi al cuore e ai sentimenti. Un percorso di preparazione necessario per poter affrontare le sfide del nuovo anno.

Decorazioni

Durante il percorso di preparazione e purificazione, ossia il periodo pre natalizio, una delle cose più belle e importanti è sicuramente il momento dedicato alla decorazione dell'albero e della casa.

Le decorazioni più belle e speciali sono sicuramente quelle naturali e preparate a mano, ad esempio quelle fatte di biscotti, frutta secca e pendagli in legno o in stoffa. Dedicarsi alla preparazione delle decorazioni può diventare un vero e proprio rituale di rigenerazione per corpo, mente e anima.

Una delle tradizioni scandinave che più amo è proprio quella di decorare l'albero di natale con decorazioni naturali e di dedicare il proprio tempo alla preparazione di biscotti da appendere in casa e nell'albero. Spesso la preparazione dei biscotti è un'occasione di festa per i bambini che aiutano ad impastare. Attimi di pura gioia che bisognerebbe riscoprire. E sicuramente sarebbe bello riscoprire questo spirito natalizio originale per ritrovare la scintilla che ci permetta di festeggiare al meglio il nostro natale.

albero di natale stile scandinavo in danimarca
Albero di Natale in Danimarca

Concludo con una riflessione che mi sta molto a cuore. Purtroppo siamo sempre più schiavi di una realtà consumistica e superficiale che ci vuole sempre veloci e produttivi, schiavi del tempo, dove fermarsi sembra quasi impossibile. Così ci ritroviamo a comprare alberi finti, per non comprarli ogni anno, a comprare decorazioni pronte, perché non abbiamo tempo di fare qualcosa fatta da noi a mano ed evitiamo persino di farlo, questo albero, rimandando il più possibile l'impegno.

Eppure sarebbe utile riscoprire l'origine di certe tradizioni, fermandoci un attimo per dedicare il giusto tempo a questi rituali semplici che ci faranno ritrovare la giusta armonia con noi stessi. Forse solo riappropriandoci del nostro tempo riusciremo davvero a vivere un natale Hygge come i nostri amici scandinavi e goderci al meglio le feste, dando più valore al passaggio tra la fine di un anno e l'arrivo di uno nuovo.

Intanto io vi auguro buone feste e che la magia del Natale avvolga i vostri cuori.

Buon Natale a tutti!!

Sylvié


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Mercatini di Natale a Copenaghen

Il 16 Novembre, in occasione dell'accensione delle luminarie del centro, anche la città di Copenaghen ha aperto ufficialmente i suoi mercatini di Natale. L'evento ha dato il via a quello che per molti, me compresa, è il periodo più bello dell'anno.

La particolarità dei mercatini natalizi a Copenaghen è che sono distribuiti lungo una delle vie pedonali più lunghe d'Europa, lo Strøget. Passeggiare su questa via renderà sicuramente romantico e speciale il vostro soggiorno a Copenaghen.

Cosa aspettate, quindi? Prenotate il vostro volo e partite per visitare i mercatini di Natale a Copenaghen, io intanto vi racconto cosa ci sarà ad attendervi.

Passeggiata sullo Strøget

La capitale danese si è vestita a festa, in una passeggiata natalizia lunga tre chilometri, famosa per essere la via pedonale più lunga d'Europa. Questa via, chiamata Strøget, è conosciuta anche come la via dello shopping. Parte dalla piazza di Rådhuspladsen (la piazza del comune) e arriva fino al porticciolo di Nyhavn.

Per natale lo Strøget diventa uno dei luoghi più romantici di Copenaghen, su cui poter passeggiare e godersi appieno l'atmosfera Hygge del Natale danese.

Lo Strøget a Natale

Le tre piazze

Lungo lo Strøget, oltre ai tantissimi store e negozi storici, si incontreranno tre piazze famose: Nytorv, Amagertorv Plaza e Kongens Nytorv. Su di esse sono stati adibiti i mercatini di Natale.

Nytorv è la piazza in cui si trova il tribunale. Qui il mercatino natalizio, dedicato a H.C.Andersen, è piccolo ma comunque molto accogliente e vale la pena visitarlo. Non mancano gli stand gastronomici e quelli con i prodotti artigianali. Nella parte finale del mercatino si trova la casa in legno di Babbo Natale dove i bambini potranno incontrare Julemanden. A lui e ai suoi aiutanti vengono consegnate le letterine di natale.

Julemanden il Babbo Natale danese

Amagertorv Plaza è una delle piazze più frequentate del centro ed è la piazza in cui si trova la Fontana delle Cicogne. Si trova nel punto più centrale dello Strøget. Qui potrete visitare un bellissimo mercatino fatto con le casette di legno e ricco di prodotti artigianali provenienti da tutta Europa. L'atmosfera è molto hygge e sicuramente riuscirà a scaldarvi il cuore nonostante il freddo. Ma se volete scaldarvi veramente dovete provate il famoso gløgg, la bevanda tipica del natale scandinavo. Il gløgg è una sorta di vino caldo speziato che somiglia molto al vin brûlé.

Mercatini di Natale nella Amagertorv Plaza

Kongens Nytorv è una delle piazze più grandi e famose di Copenaghen, con panchine tutte attorno e una grande statua equestre nel centro. Si trova proprio alla fine dello Strøget, poco prima di arrivare al famoso porticciolo colorato di Nyhavn. Qui troverete un altro bellissimo mercatino che si estende fino al porticciolo. Anche questo mercatino è realizzato con le caratteristiche casette in legno dove poter trovare tante idee regalo per tutti i gusti. Potrete quindi sbizzarrirvi con i vostri acquisiti, tra artigianato, addobbi, prodotti gastronomici e accessori in lana.

La piazza di Kongens Nytorv è stata riaperta da pochissimo tempo, dopo un lungo periodo di lavori dovuti alla realizzazione della nuova linea della metro. Ora forse potrà ospitare nuovamente, come da tradizione, la famosa pista di pattinaggio su ghiaccio ma per questo attendiamo ancora notizie ufficiali.

Atmosfera magica a Nyhavn

Giunti alla fine dello Strøget, e visitati i mercatini di Kongens Nytorv, non ci resta che spingerci un pochino più avanti. Arriveremo così al famoso porticciolo di Nyhavn che, sopratutto nel periodo natalizio, trasmette un'atmosfera davvero magica.

La via pedonale che fiancheggia il canale di Nyhavn è addobbato con luminarie a forma di cuore. Si tratta del famoso cuore di Andersen fatto con l'intreccio dei colori rosso e il bianco, i colori simboli della Danimarca.

Lungo questa passeggiata possiamo visitare altri piccoli stand natalizi e immergerci nella bellissima atmosfera romantica.

A questo punto non vi resta che arrivare fino al piccolo ponte di Nyhavnsbroen per ammirare il canale in tutto il suo splendore. Qui molte coppie di giovani innamorati lasciano lucchetti per suggellare la loro promessa di tornare a Copenaghen, magari proprio con la persona amata.

Questo è ciò che vi aspetta se deciderete di visitare i mercatini di Natale a Copenaghen e rendere il vostro Natale davvero speciale.

Sylvié

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La Treetop Experience di Camp Adventure in Danimarca

Se anche voi siete amati delle passeggiate nei boschi e avete un debole per le attività outdoor, sicuramente apprezzerete questa incredibile esperienza green che vi permetterà di poter scoprire le bellezze del paesaggio danese mentre sarete circondati dalla natura.

Si chiama Skovtårnet, la Treetop Experience di Camp Adventure.

Siete curiosi? Prendete carta e penna!

Camp Adventure

Camp Adventure è un'area attrezzata di 7,5 ettari immersa nell'antica foresta di Gisselfeld Klosters Skove. La bellissima area protetta è ricca di faggi, abeti, querce, laghi, ruscelli e numerose biodiversità. In questo vasto spazio sono stati creati dei percorsi appositi per sensibilizzare le persone al rispetto della natura e per poter ammirare la vegetazione da più prospettive. Grazie alle lunghe passerelle in legno e ai percorsi sospesi tra gli alberi, sarà possibile quindi fare un'esperienza ecosostenibile in Danimarca unica nel suo genere.

Dall'alto si potrà infatti ammirare la parte più antica della foresta, con i suoi arbusti secolari più alti e le numerose specie di volatili che nidificano quest'area.

Nel percorso basso invece si potrà scorgere la bellezza del sottobosco, con gli arbusti più giovani, il fogliame, i frutti e la piccola fauna che abita la foresta.

Al Camp Adventure vi è anche la possibilità di mangiare, dormire e far divertire i propri bambini con esperienze elettrizzanti, se pur ecosostenibili. L'attrazione principale resta sempre la natura e questa sarà anche per voi un'occasione per riconnettervi ad essa. Potrete divertirvi e rilassarvi, riassaporando la semplicità dello star bene con poco. La natura sarà vostra alleata e sicuramente non vi annoierete!

Come accennato, il Camp Adventure offre diverse attività. Scopriamo assieme quali sono e come vivere al meglio questa avventura.

Percorso Alto

Il percorso alto è un itinerario di abilità ed equilibrio che prevede l'utilizzo di corde e ganci. Tramite passerelle sospese, si attraversa il bosco passando tra le chiome degli alberi. Il percorso, non troppo invasivo, è creato appositamente per ridurre al minimo il disturbo e l'impatto nell'ambiente. Si contempla in silenzio, ci si misura con le proprie forze, si ammira la diversità dei numerosi alberi.

L'esperienza sulla cima degli alberi è suddivisa in 10 tipi di arrampicate guidate che vanno dalla più semplice, dedicata ai principianti, a quelle più impegnative adatte ai più temerari. Il percorso viene eseguito liberamente o tramite delle guide esperte che vi faranno partecipare ai corsi di arrampicata scegliendo il livello di difficoltà più adatto a voi.

I CORSI DI ARRAMPICATA

I corsi di arrampicata si dividono in 10 categorie e ognuna di queste si adatta facilmente al tipo di esperienza che uno vuole fare, a seconda del proprio livello di preparazione. Ogni percorso di diversifica anche per quantità di ostacoli e di funivie.

Ad esempio c'è il percorso arancione, con una lunghezza di circa 100 mt. e un'altezza di 1,5 mt considerato adatto ai principianti e ai bambini dai 3 ai 6 anni di età. Questo percorso ha una sola funivia e 9 ostacoli da superare.

C'è poi il percorso verde adatto alle famiglie, con 17 ostacoli da superare e 3 funivie, in un percorso lungo quasi 500 mt. e ad un'altezza di 7 mt.

Il percorso più avventuroso può essere invece quello blu, adatto a persone già più esperte e sviluppato in una passerella di oltre 7oo mt di lunghezza e ben 25 mt. di altezze. Qui i più temerari avranno pane per i loro denti, 14 ostacoli e 2 funivie.

Per gli sportivi, infine, c'è il percorso rosso. Sempre 25 mt. di altezza per 730 mt. di lunghezza, 16 ostacoli di diverso tipo e 2 funivie.

Tutti i corsi di arrampicata vengono eseguiti in totale sicurezza. Al vostro arrivo verrete forniti di tutta l'attrezzatura idonea e avrete a vostra disposizione un professionista che vi seguirà passo passo.

Percorso Basso

Per chi non ama l'altezza e predilige le camminate nel bosco, potrà godere di una bellissima vista lungo la passerella di legno che attraversa la foresta e conduce al Skovtårnet o Treetop, la torre a spirale che si affaccia sopra il bosco, come una terrazza a 360° .

La passerella dell'intero percorso è in legno e si estende ad anello per circa 3km attraversando l'intera area, tornando poi al punto di partenza. La pista è priva di barriere architettoniche e quindi facilmente percorribile da tutti, anche con carrozzine, passeggini o da persone in sedia a rotelle.

Il modo in cui è stata pensata e progettata la passerella, rimarca notevolmente l'idea di eco-compatibilità. Gli alberi, infatti, sono stati salvaguardati con attenzione creando deviazioni di percorso all'occorrenza e incastonando i tronchi, dove necessario, per non essere intaccati.

Lungo la passeggiata green vi sono anche delle panchine per poter riposare, se affaticati dalla camminata. I cartelloni didattici, inseriti di tanto in tanto, vi spiegheranno le tipologie degli alberi presenti e l'affascinante vita del sottobosco.

La passeggiata nel bosco è gratuita e in caso non acquistiate il biglietto per il Treetop dovrete perseguire dritti, senza poter salire sulla torre. In questo caso la passerella vi condurrà lungo la via del ritorno, dove fiancheggerete un piccolo laghetto, dei ruscelli e una vegetazione rigogliosa che saprà stregarvi.

Skovtårnet la Treetop Experience di Camp Adventure

Se decidete di intraprendere il percorso basso e non soffrite di vertigini, acquistate il biglietto per Skovtårnet, o Treetop, la torre a spirale che si affaccia sopra il bosco con una vista panoramica a 360°. Ne varrà la pena!

Treetop, in danese Skovtårnet, è una torre in ferro alta 45 mt. costruita nel 2017 dalla EFFEKT Architects e situata in mezzo al bosco lungo il tragitto basso di cui vi ho parlato. Si accede grazie ad una passerella in legno lunga 900 mt che sale a spirale e vi permette di arrivare fino in cima per poter ammirare uno spettacolo senza precedenti in Danimarca. Dicono sia la torre più alta dell'isola di Selandia e si affaccia nel bosco come fosse una terrazza panoramica a 360° da cui poter ammirare l'intera foresta e ben oltre, fino a 25 km di distanza.

La cosa più bella è stata constatare che anche questa passerella è priva di barriere architettoniche, per cui accessibile a tutti. Alla base della torre troverete anche un piccolo punto ristoro e delle panche su cui poter riposare. Anche qui utili cartelloni descrittivi vi spiegheranno la storia e la progettazione del Treetop.

Una sbarra di ferro con custode vi permetterà di salire sulla torre quindi ricordatevi di munirvi di biglietto.

BIGLIETTI PER LA SKOVTÅRNET:

L'accesso al percorso basso (la passerella) del Camp Adventure è gratuito ma il ticket per salire sulla Treetop costa 150 Dkk a persona e ha validità giornaliera (pagate 125 DKK se prenotate online il giorno prima); L'ingresso per i bambini fino ai 6 anni è gratuito; Se vivete in Danimarca e volete avere un ingresso stagionale potete fare l'abbonamento annuale, con un costo di 500 DKK potete entrare quando volete e avere anche il parcheggio gratuito.

A proposito di parcheggio si paga, 50 DKK per tutto il giorno.

Tutti i biglietti possono essere acquistati presso la reception di Camp Adventure oppure on-line sul sito www.campadventure.dk

Dove si trova e come arrivarci

Camp Adventure si trova nella parte meridionale dell'isola di Sjælland (Selandia), una delle isole maggiori della Danimarca e più precisamente nel comune di Rønnede, a circa 70 km da Copenaghen.

IN AUTO

Il modo più comodo e veloce per arrivarci è sicuramente in auto, percorrendo l'autostrada E47 e uscendo per Rønnede lascerete il paese sulla sinistra e girerete a destra lungo la statale 54.

Camp Adventure si trova a poche centinaia di metri dalla svolta ma per accedere alla stradina interna dovrete avanzare di qualche altro centinaio di metri allungando il percorso di circa 3km.

CON I MEZZI PUBBLICI

Arrivare a Camp Adventure con i mezzi pubblici è possibile. Difronte al Camp si ferma l'autobus 630R, che collega Næstved con Faxe Ladeplads. La fermata di stop è Vester Egede (Ny Næstvedvej).

La stazione ferroviaria più vicina è Holme Olstrup. Da qui potete prendere l'autobus 630R che va verso Faxe Ladeplads.

Se arrivate da Copenaghen potete prendere il treno regionale che parte dalla Stazione Centrale e arriva fino a Næstved, da li potete prendere il bus 630R che va verso Faxe Ladeplads. 

Se arrivate da Roskilde prendete il treno regionale che si ferma a Holme Olstrup e da li prendere il bus 630R.

Vi consiglio di scaricare comunque l'app Rejseplanen per poter consultare in tempo reale tutti gli orari dei mezzi pubblici e facilitarvi con gli spostamenti. Trovate le stesse informazioni anche sul sito www.rejseplanen.dk

La mia Treetop Experience

Vi lascio con le immagini del mio tour che spero aumenteranno ancora di più il desiderio di fare questa esperienza. Per me è stata una bellissima gita fuori porta e i colori dell'autunno hanno reso l'esperienza ancora più speciale ed emozionante.

Non mi resta che augurarvi buon viaggio alla scoperta della bellissima Danimarca. Ci vediamo alla prossima avventura!

Sylvie


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Festeggiare Halloween a Copenaghen e dintorni

In Danimarca l'arrivo dell'autunno coincide con uno dei periodi più particolari e festosi dell'anno. Ci si prepara a trascorrere un lungo periodo di buio e il modo migliore per esorcizzarlo è proprio quello di riunirsi per festeggiare.

Una delle feste più attese dell'autunno è Halloween, la notte che sul calendario nordico separa la stagione della luce da quella del buio. In questa notte, si dice, il "mondo di sotto" e "il mondo di sopra" si incontrano, creando portali in cui le anime dei defunti possono incontrare quelle degli umani.

Anche in Danimarca, come in tutti i Paesi scandinavi e anglosassoni, la notte del 31 Ottobre è un momento ideale per fare baldoria ma è anche una divertente occasione per trascorrere del tempo assieme ai bambini, tra mascherine orripilanti e sfiziosi dolcetti.

Visitare Copenaghen in autunno può essere davvero affascinante, la città è ricca di scorci suggestivi e in questo periodo si veste di luci e decorazioni che rendono l'atmosfera ancora più magica. Vi consiglio di arrivare qualche giorno prima del 31 ottobre, di passeggiare nelle stradine del centro, visitate i negozi dello Stroget, pieni di decorazioni a tema, e perdervi tra i violetti del centro, mentre scende la sera. Inoltre dovete assolutamente visitare il Tivoli Garden, uno dei posti più suggestivi in cui trascorrere Halloween. Da non perdere!

Ma vediamo nel dettaglio cosa fare a Copenaghen durante Halloween per trascorrere al meglio queste giornate autunnali buie e grigie che, pare strano a dirlo, sono anche tra le più Hygge e accoglienti dell'anno.

Visitare il Tivoli Garden

Come vi ho appena accennato uno dei momenti più belli, oltre al Natale, per cui vale la pena visitare il Tivoli Garden è proprio il periodo di Halloween.

Dall'11 ottobre al 3 novembre il parco divertimenti della capitale danese si veste di nero e arancio, sfoggiando le più belle decorazioni dedicate alla notte e al mistero. Zucche giganti, ragni e ragnatele, streghe, calderoni, gatti neri, scope magiche, zombie e ferite sanguinanti.

Avrete il coraggio di entrare?

La verità è che in questo luogo magico anche i vostri bambini si divertiranno un mondo! Potranno intagliare le zucche, guardare gli spettacoli del teatrino, salire sulle giostre più paurose, mangiare dolcetti di ogni tipo. E nel mentre voi che farete? Io, per esempio, passo ore e ore a fare fotografie, perché Tivoli Garden è sempre emozionante e regala scorci davvero unici.

Tra le altre cose più particolari che potrete fare c'è anche lo shopping, dentro piccoli negozi a forma di zucca che offrono ogni sorta di souvenir. Se siete in cerca di oggetti dal design nordico o di accessori in lana, beh, siete nel posto giusto.

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Ghost tour a Copenaghen

Quale periodo migliore per scoprire una Copenaghen insolita e piena di fantasmi? Durante il ghost tour sarete accompagnati da una guida vestita con un lungo mantello nero e con in mano una lanterna. Suggestivo, no?

Il sito ghosttour.dk organizza, al calare della notte, visite guidate nella città. Durante questa passeggiata potrete ascoltare storie vere di fantasmi, che popolano le strade della capitale da centinaia di anni. Una tra queste, ad esempio, è la storia del bambino che non riesce a dormire e se siete fortunati potreste persino sentirne il lamento. Tra le tappe previste nel tour anche quella in un vecchio cimitero abbandonato della città. Se poi viaggiate con bambini niente paura, c'è anche la possibilità di scegliere un tour speciale anche adatto a loro.

Tra i tour speciali più suggestivi vi è anche quello chiamato the Nightmen tour, un tour alla scoperta delle antiche famiglie danesi che per circa 300 anni furono rilegate ai margini della società. I Nighmen erano gli ultimi degli ultimi, nati per sbrigare quelle faccende che né i rispettabili cittadini né i poveri avrebbero mai fatto, ad esempio uccidere i criminali che erano stati giustiziati dalla legge.

I Nightmen e le loro famiglie contavano meno di niente e svilupparono nel tempo una sorta di società parallela che obbediva solo alle proprie leggi e parlava un proprio linguaggio segreto.

Seguire il tour dei Nightmen intorno a Copenaghen vuol dire scoprire un lato di Copenaghen sconosciuto. Il tour, infatti, vi riporterà indietro di diversi secoli per raccontare le macabre faccende quotidiane dei Nightmen e della loro costante lotta per la sopravvivenza.

Vi è anche una nota canzone danese che racconta la storia dei Nightmen. Una triste storia di ghettizzazione, di mancanza di potere, mancanza di orgoglio e della loro inevitabile sete di vendetta. Si era persa nel tempo ma ora è possibile sentirla nuovamente.

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Se alla fine del tour non sarete fuggiti a gambe levate potrete prenotare una bella cenetta paurosa al Brew Pub che si trova in Vestergade 29. Qui potrete mangiare scegliendo dal menù alla carta e ascoltare le storie degli spettri che infestano il locale.

Come poter partecipare ai vari Ghost Tour?

Ecco tutte le informazioni utili:

I tour privati ​​in lingua inglese, previsti solo per i gruppi, si possono prenotare tutto l'anno e hanno un costo di 2.500 kr. per 20 persone. Se si supera il numero, le persone successive pagheranno un costo extra di 100 kr. a persona.

Per prenotare i tour potete farlo telefonicamente al numero +45 51 92 55 51 il giovedì, venerdì e sabato dalle 11 alle 13 oppure via email all'indirizzo booking@ghosttour.dk

I tour iniziano a Nytorv, di fronte al tribunale, e terminano a Vestergade 29, vicino a Piazza del Municipio (Rådhuspladsen).

Trovate tutte le informazioni anche nel sito ufficiale ghosttour.dk

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Assaggiare i migliori shakes

Dolcetto o scherzetto?

Se optate per la prima allora segnatevi questo posto perché qui assaggerete il miglior shake di sempre: si chiama Dessert huset e si trova in Frederiksborggade, 50 a Copenaghen.

La casa del dessert di trova nel quartiere di Norreport, dopo la stazione dei treni, andando verso i laghi. Un posticino davvero accogliente in cui poter mangiare ottime cheesecake e scegliere tra le tantissime ricette golose di milkshake guarnite con deliziosi dolcetti colorati.

Una bellezza da vedere oltre che da gustare. Infondo Halloween è anche questo, un occasione per strafogarsi di dolci senza avere troppi sensi di colpa!

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Ghost Tour fuori Copenaghen, al Dragsholm

Se volete dedicare del tempo alla scoperta dei luoghi più spettrali e misteriosi della Danimarca sappiate che, a circa un’ora di auto da Copenaghen, tra le colline di Hørve, sorge il Castello di Dragsholm costruito nel 1215 e considerato uno dei castelli più infestati d’Europa con i suoi stimati 100 fantasmi!

In realtà si tratta di una grande villa con alle spalle otto secoli di storia e oggi riqualificata a sontuoso hotel in cui poter pernottare e organizzare banchetti. Potrete comunque visitarlo grazie ad un tour guidato da prenotare, sia per gruppi piccoli che numerosi.

Volendo c'è anche con la possibilità di fermarsi per il pranzo.

Ecco i vari costi e come prenotare.

Tariffe:
VISITE GUIDATE GRUPPI

con 1-15 ospiti: DKK 1.500
con 15-40 ospiti: 2.500 DKK
Più di 40 ospiti: DKK 3.500

PRANZO

2 portate nel Dragsholm Bistro: 295 DKK a persona
3 portate nel Dragsholm Bistro: 375 DKK a persona

I prezzi sono comprensivi di IVA e sono validi per tutto il 2019.

Per la prenotazione:
Contattare il numero di telefono +45 5965 3300 oppure via e-mail a info@dragsholm-slot.dk

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Non mi resta quindi che salutarvi, augurandovi un buon Halloween ricco di paura, fantasmi e sano divertimento.

Sylvié


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Sa Pintadera, simbolo della Sardegna arcaica

Di rientro dalle vacanze estive dalla Sardegna ho portato con me un souvenir molto speciale. Conoscete Sa Pintadera?

Simboli antichi

Sa Pintadera è uno tra i più importanti simboli della Sardegna nuragica. Anticamente il simbolo della Pintadera veniva usato per marchiare il pane, per benedirlo e per allontanare le energie negative dal cibo. Questo perché le sue fattezze hanno sempre rappresentato, sin dall'antichità, un calendario ancestrale legato ai cicli delle stagioni, ai ritmi della natura e quindi all'abbondanza e fertilità.

La Pintadera rappresenta quindi l'antico calendario nuragico dove vengono segnate le più importanti feste legate alla vita agro-pastorale. Il cerchio invece delinea la ciclicità della vita. Questo fa dedurre un suo legame con le credenze pagane legate alla Dea Madre.

Sa Pintadera è un oggetto sicuramente emblematico che rappresenta la Sardegna arcaica tanto quanto lo fa la sua bandiera dei quattro mori. Non per altro questo simbolo è usato come logo persino dalla Banca territoriale dell'isola. Un marchio forte, che rappresenta per molti proprio quella prosperità che era tipica della Sardegna di una volta.

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Personalmente ho voluto comprare questo bellissimo manufatto in ceramica per avere sempre vicino un pizzico della mia terra d'origine. Nel guardarlo, infatti, non posso fare a meno di ripensare alla sua storia, alle mie origini, alle radici che mi tengono legata alla mia terra nonostante i duemila chilometri di distanza che mi separano da essa.

Sylvié


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Cammino di Carlo Magno, da Grevo a Edolo

Una nuova tappa del Cammino di Carlo Magno ci attende e dopo una piacevole colazione all'agriturismo Il Riccio finalmente siamo pronte a rimetterci in marcia. Se vi siete persi la scorsa puntata di questo diario di viaggio a tappe, potete leggerla qui.

agriturismo il riccio colazione

Diario di viaggio

17 Luglio  2019, in cammino da Grevo a Edolo

Partiamo presto, la tappa di oggi è piuttosto lunga e speriamo di riuscire a percorrerla tutta senza troppa fatica, nonostante il mio ginocchio dolorante. Da subito ci attende un bel sentiero immerso nel verde, con la Concarena di spalle che ci accompagna ancora per un pezzo. Vediamo questa cima sparire tra la vallata mentre arriviamo a Grevo, dove ci soffermiamo subito a fare rifornimento d'acqua nella bellissima fontana che si trova all'ingresso del paese.

vista concarena da agriturismo il riccio

Riprendiamo il percorso fino a Cedegolo, un grazioso paesello attraversato da un torrente che dipinge il borgo in una cartolina suggestiva. Seguiamo le frecce rosse del Cammino di Carlo Magno ma ogni tanto ci piace perderci tra le viuzze del paesello, per scoprire scorci e angoli nascosti che solo gli sguardi più curiosi e avventurieri possono scovare. Questo ci diverte. Ridiamo e scherziamo, il cammino è anche questo.

Non è una questione di arrivo ma di percorso.

Riprendiamo il tracciato e pian piano cominciamo a salire. Siamo assorte dalla bellezza del paesaggio ma la salita sotto il sole cocente, sempre più ripida e faticosa, si fa sentire e comincio ad avere il fiatone. Un bus di linea passa tra i tornanti di quelle montagne e si ferma proprio affianco a noi, chiedendoci se vogliamo un passaggio fino ad Andrista. Manca poco più di un chilometro ma ne approfittiamo e non ce lo facciamo ripetere due volte. Sul bus l'autista è solo con un passeggero che, incuriositi, ci chiedono dove siamo dirette.

Raccontiamo loro del cammino di Carlo Magno e anche in questa occasione scopriamo la bellezza e l'umanità della gente della vallata. Lasciandoci all'ingresso della piccola frazione, i due ci augurano buon cammino con quella luce negli occhi tipica di chi guarda con ammirazione qualcuno che sta per compiere un'impresa. E in effetti, bisogna dirlo, stiamo compiendo proprio una gran bella impresa!

Riprendiamo il tracciato, camminando da una parte all'altra in cerca di un po d'ombra fino a quando finalmente ci immergiamo nuovamente tra la fitta boscaglia che ci da un po' di sollievo dalla calura.

Quanto è bella la vallata vista dall'alto!

Superiamo Berzo e ci addentriamo nella parte più spettacolare del cammino. Ci troviamo ai piedi dell'Adamello, lungo sentieri immersi nella natura e con una vista mozzafiato che ci resterà per sempre impressa, nella mente e nel cuore.

La sensazione di libertà che si prova a questa altitudine, con la vallata sotto i piedi e le nuvole sopra la testa, è qualcosa di magico e unico. Per fortuna non soffro di vertigini perché il sentiero si apre a picco. La brezza fresca della montagna poi aiuta i nostri passi stanchi. Scendiamo pian piano il costone e ci lasciamo quel paradiso alle spalle.

Ci addentriamo nel bosco e decidiamo di fare finalmente una pausa. Pranziamo e ci addormentiamo in alcune panche, circondate dal verde e accarezzate dall'aria fresca e piacevole. Una volta ristorate e rifocillate riprendiamo il cammino ma ormai le gambe sono affaticate e il mio ginocchio reclama riposo.

Seguiamo le tracce del cammino ancora per qualche chilometro, fino a raggiungere il paese di Malonno. Lasciamo il sentiero e decidiamo di recarci alla stazione per prendere il treno e arrivare così a Edolo. Ascoltare il  proprio corpo e decidere di seguire il proprio istinto non è mai una sconfitta.

Il treno regionale passa dopo venti minuti, il tempo di mangiare un gelato e farci due chiacchiere al bar. Si trova proprio difronte alla piccola stazione e qui si possono acquistare anche i biglietti del treno. La gente ci osserva con interesse, siamo due forestiere e i nostri zaini pesanti raccontano di storie avventurose e di viaggi a piedi in giro per il mondo. Qualcuno gentilmente ci da qualche informazione, qualcun'altro sogghigna dietro la propria pinta. Prendiamo il treno e arriviamo finalmente a Edolo, un paese grande e caotico che ci fa quasi rimpiangere di aver lasciato il sentiero. Ma il ginocchio è infiammato e io non vedo l'ora di distendere la gamba.

Lungo la strada che porta al nostro albergo, l'Euro Hotel, ci fermiamo a comprare un po' di frutta per la tappa di domani. Poi fiancheggiamo il canale di un torrente, la cui forza impetuosa mi ipnotizza. Adoro ascoltare il rumore dell'acqua che scorre. Finalmente arriviamo in stanza e io crollo come un sacco. Ci riposiamo, facciamo la doccia, laviamo la roba e l'appendiamo dove possiamo grazie ad un cordoncino e delle piccole mollette che ho portato appresso.

Decidiamo poi di uscire, nonostante il tempo incerto, per cercare un ristorante aperto, e arriviamo alla Corte di Bacco sotto un'improvvisa pioggia. Siamo felici di trovare un luogo accogliente gestito da persone straordinarie. Assaggiamo ogni ben di dio, tutti prodotti locali fatti con ingredienti a km 0 e tipici della Valle Camonica. Adoro questa parte di cammino del gusto, un modo per conoscere la cultura del luogo attraverso i sapori e le fragranze.

A fine cena ci tratteniamo a chiacchierare con i titolari del ristornate, una bellissima coppia sposata con la passione negli occhi e la fierezza nel cuore. Ci parlano di come credano profondamente nel cammino e in questo progetto di turismo lento che potenzialmente potrà far conoscere maggiormente le bellezze della Valle. Li lasciamo con un grazie profondo perché parlare con le persone e conoscere le loro storie è per noi la parte più bella di questa avventura.

Fuori ha smesso di piovere e ne approfittiamo per goderci le luci ambrate di Edolo con un ultima passeggiata in centro. La serata si conclude così, felici e soddisfatte perché ogni tappa del Cammino di Carlo Magno si rivela sempre ricca di magia. Quasi vorremmo che tutto questo non finisse mai.

Sylvié


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Cammino di Carlo Magno, le incisioni rupestri di Nadro e l'arrivo a Grevo

Proseguiamo sui sentieri del bellissimo Cammino di Carlo Magno, alla scoperta della Valcamonica e delle sue incisioni rupestri. La volta scorsa ci siamo lasciati durante il nostro arrivo a Nadro (che potete leggere qui).

Abbiamo spezzato la terza tappa per poter visitare con calma la Riserva delle Incisioni Rupestri. Quindi oggi vi racconterò di questa bellissima escursione nella riserva e di come tutto acquista un fascino particolare quando si è disposti a rallentare il passo.

Diario di viaggio

16 Luglio  2019, in cammino da Nadro a Grevo

Ci svegliamo con il rumore dell'acqua che scorre, la fontana è proprio sotto la finestra della nostra stanza. Ci alziamo con calma, prepariamo il nostro bagaglio e lasciamo la foresteria di Nadro. Chiediamo la cortesia alle responsabili del museo di tenerci gli zaini, mentre facciamo la nostra escursione alla Riserva delle Incisioni Rupestri e loro accettano con gentilezza e disponibilità.

Facciamo colazione nell'unico bar presente a Nadro poi ci incamminiamo. Seguiamo le segnaletiche, chiare e presenti in tutto il percorso ad anello. Siamo immerse nel verde, da un lato il monte della Concarena che accompagna ancora i nostri passi, dall'altro il monte Pizzo Badile che ci ricorda la leggenda di cui vi ho parlato tempo fa e che potete leggere qui.

La concarena vista da Nadro
Concarena
ingresso alla riserva delle incisioni rupestri di nadro
Ingresso alla Riserva

Escursione alla riserva

Il nostro permesso di visitare l'intera riserva è convalidata dal biglietto di 3 euro che abbiamo acquistato ieri per visitare il museo di Nadro.

Per chi non volesse visitare il parco e volesse passare da qui solo per percorrere il Cammino di Carlo Magno lo può fare gratuitamente. Inutile dire che, per correttezza e buonsenso, in questo caso non ci si potrebbe trattenere nell'ammirare le incisioni rupestri presenti lungo il percorso.

Ci mettiamo in cammino seguendo le indicazione e ci ritroviamo subito in uno spiazzo erboso in cui sono state riprodotte delle capanne e utensili che ci mostrano scene di vita primordiali. Nel campo vediamo anche dei massi, inalzati a menhir, che riportano delle incisioni.

riserva incisioni rupestri nadro capanne
Riproduzione di capanna preistorica

La freccia indica di proseguire lungo il sentiero e dopo un po' cominciamo ad intravedere le rocce di arenaria, levigate dai ghiacciai, che si arrampicano per l'intero colle. Tutt'intorno è organizzato con delle passerelle in legno che ci permettono di poter vedere dal vivo uno degli spettacoli più suggestivi e affascinanti.

Le incisioni rupestri che si trovano qui sono molto chiare e di diverso genere, datate dal V millennio a.C. fino al medioevo. Facile quindi immaginare la mia emozione nel vedere dal vivo una testimonianza di vita così arcaica.

Più camminiamo e più le figure incise diventano suggestive. Mi colpiscono sopratutto le impronte di piedi, le scene di caccia, i simboli tratti dalla natura. Tra i tanti petroglifi intravedo anche il mio preferito, un simbolo che ho spesso visto raffigurato nei vari siti archeologici della mia bella Sardegna. Si tratta del capovolto e vederlo raffigurato in queste rocce mi ha subito emozionata.

Tra le figure più rappresentative scorgo anche la famosa Rosa Camuna diventata ormai il simbolo per eccellenza della Regione Lombardia. Mi ricorda tanto una farfalla, o forse un fiore, o una girandola, comunque mi fa pensare alla leggerezza e al colore. La trovo bellissima!

incisioni rupestri valcamonica capovolto
Capovolto
incisioni rupestri valcamonica rosa camuna
Rosa Camuna
incisioni rupestri valcamonica impronta
Impronta

Le ore scorrono tranquille, è una piacevole giornata di sole e noi ce la prendiamo con calma. Viaggiare a passo lento è anche questo, poter osservare il mondo che ti circonda. E noi osserviamo tutte le rocce lungo il percorso, incuriosite e affascinate. Arriviamo poi in uno spiazzo in mezzo al bosco, attrezzato con tavoli e panche. Affianco c'è una fontana d'acqua fresca. Ci dissetiamo e decidiamo di fermarci qui per il pranzo.

Abbiamo con noi dei panini, frutta, pomodori e qualche noce. Cosa chiedere di più? La nostra pausa diventa un bellissimo momento di condivisione.  Raccontiamo storie e ridiamo come matte, la compagnia è piacevole e non avrei mai potuto sperare di meglio. Dopo aver mangiato ci riposiamo un pochino godendoci il silenzio del bosco, poi riprendiamo il cammino.

Dopo qualche chilometro raggiungiamo finalmente l'ultimo tratto di percorso guidato e scorgiamo anche la piccola grotta in cui, ci è stato detto, tempo fa fu ritrovato lo scheletro di un giovane la cui datazione risalirebbe all'età del rame. Lasciamo infine la riserva, soddisfatte per questo incredibile salto nella storia e andiamo a recuperare i nostri zaini per poterci rimettere in cammino. La nostra destinazione è Grevo, stanotte dormiremo all'agriturismo Il Riccio.

riserva di nadro percorso

viaggiare zaino in spalla pranzo al sacco in valcamonica
Pranzo al sacco

Verso Grevo

Si è fatto piuttosto tardi, è pomeriggio inoltrato, fa caldo e a noi mancano diversi chilometri per raggiungere la prossima tappa. Decidiamo di accorciare le distanze e prendere il bus per un pezzetto, l'alternativa sarebbe rifare tutta la Riserva delle Incisioni Rupestri con lo zaino in spalla e non ci sembra il caso perché siamo già stanche dall'escursione fatta.

Lasciamo quindi Nadro e ci dirigiamo verso la frazione di Ceto, dove si trova la statale in cui passano i mezzi pubblici. Attraversiamo la ferrovia, compriamo i biglietti al tabacchino e aspettiamo. Dopo una ventina di minuti finalmente un bus. Non ci porterà molto lontano, il conducente ci ferma a Capo di Monte, vicino al passaggio a livello. Oltre i binari si trova la statale che ci porta ad una grande rotonda. Seguiamo la strada che ci hanno indicato, grazie all'aiuto di google maps, e arriviamo finalmente alla stradina che si arrampica su per la montagna.

Percorriamo la strada, tutta in salita, tornante dopo tornante. Non è stata una buona idea, ce ne rendiamo conto sin da subito, ma ora dobbiamo pensare solo ad arrivare. Intravediamo il Monastero di San Salvatore, confrontiamo il percorso sulla mappa, abbiamo fatto metà del tragitto e siamo già esauste. La salita si fa sempre più ripida, per fortuna non c'è traffico e i bordi della statale sono larghi abbastanza per riuscire a camminare tranquille. L'acqua comincia a scarseggiare, il sole è ancora alto e caldo, la fatica della salita poi non aiuta. Ci fermiamo per qualche minuto a riposare ma io comincio a maledire la nostra grande idea.

Riprendiamo a camminare ma dopo 3 km di salita il mio ginocchio cede. Non riesco a fare più un passo, nonostante abbia messo un tutore per sorreggere il ginocchio. Manca un chilometro e mezzo ma il mio corpo ha detto basta. Mi arrendo e decidiamo di chiamare il proprietario dell'agriturismo Il Riccio per farci recuperare. Gentilissimo e disponibile arriva in macchina dopo qualche minuto, portandoci finalmente alla meta.

viaggiare zaino in spalla in cammino verso monastero di san salvatore
Monastero di San Salvatore

L'agriturismo Il Riccio

Arriviamo finalmente all'agriturismo, una cascina in legno molto accogliente e immersa nel verde. Il giovane proprietario ci fa accomodare nella nostra stanza e ci da il benvenuto. Non mi sembra vero di poter finalmente mettere le gambe sotto l'acqua fresca. Decido di fare subito una doccia prima di mettere il ghiaccio al ginocchio e riposare un po. Anche Claudia si rilassa e più tardi decidiamo di fare una lavatrice e di andare a perlustrare la zona.

La proprietà è circondata dalla natura verdeggiante e il terreno è davvero enorme. C'è un pollaio, diverse arnie per il miele e un campo coltivato a ribes dove alcune ragazze straniere lavorano alla raccolta del frutto. Una di loro, irlandese, ci racconta che sta girando l'Italia tramite Workaway, una soluzione che le permette di viaggiare lavorando.

Questo genere di storie mi affascinano, adoro i giovani intraprendenti che amano viaggiare e che adottano soluzioni alternative per poter viaggiare, al di la delle comodità o delle possibilità economiche. Questo genere di esperienze fortificano, forgiano il carattere e aiutano ad accrescere il proprio spirito di adattamento e la propria autostima. Dovrebbe essere materia scolastica per tutti i giovani.

cartello cammino di carlo magno a grevo

agriturismo il riccio a grevo

stanza agriturismo il riccio a grevo

pollaio agriturismo il riccio a grevo

Il pomeriggio cala in un silenzio ovattato, smorzato solo dall'abbaiare dei tre piccoli cani festosi che abitano la proprietà. Sono dolcissimi, giocherelloni e ci conquistano subito. Io approfitto del silenzio per rilassarmi su una amaca che si trova nel terrazzo difronte alla cascina. Da là su posso ammirare il tramonto e godermi gli ultimi raggi di sole che abbracciano la vallata prima di nascondersi dietro la montagna.

Claudia è seduta su una panca in legno e chiama la sua bimba che le manca già tanto. Io lascio l'amaca e faccio qualche foto in giro, spingendomi fino al ruscello. Quando il sole cala del tutto e le ombre della sera si fanno più marcate ci dirigiamo verso la cascina e il proprietario ci invita a sederci a tavola con loro per cena.

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amaca agriturismo il riccio a grevo

la cena in agriturismo il riccio a grevo

In Valcamonica anche un pasto semplice sembra avere un gusto mille volte più intenso. Sarà l'aria di montagna, sarà la genuinità dei prodotti coltivati a km0, ma quella cena la ricorderò per sempre. I ravioli, l'insalata, la carne, tutto davvero buonissimo. Ma a dare ancor più gusto alla serata è stata la condivisione di una cena tra noi, il proprietario e le due ragazze straniere. Le risate, i racconti, la voglia di comunicare oltre le barriere linguistiche. Un momento magico che ha reso davvero speciale questa tappa del nostro viaggio.

Viaggiare zaino in spalla ci permette di entrare più in sintonia con i luoghi che si visitano e con le persone del posto. Probabilmente perché uno zaino non fa turista ma viaggiatore e le persone sono più propense a condividere il loro mondo con un viaggiatore più che con un turista. Questo è ciò che rende speciale un cammino e un viaggio fatto in lentezza.

Finiamo così la nostra cena, in allegria. Ritiriamo la nostra roba stesa sul filo della veranda e ci ritiriamo in camera per prepararci per la notte. La giornata volge così al termine, domani ci aspetta un'altra bella tappa e se siete curiosi vi racconterò di come "a mali estremi, estremi rimedi".

Buon cammino!!

Sylvié


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Cammino di Carlo Magno, la mezza tappa da Breno a Nadro

Chi conosce il Cammino di Carlo Magno sa che in realtà questa terza tappa dovrebbe concludersi a Grevo ma noi, affascinate dalla Valle Camonica, decidiamo di spezzare la tappa e fermarci a Nadro per visitare uno dei luoghi più belli e suggestivi di questo cammino, nominato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Siete curiosi?

Non vi voglio svelare ancora nulla, ci arriveremo assieme passo passo, quindi seguiteci in questo diario di viaggio da Breno a Nadro.

Se avete perso le altre puntate potete trovarle qui.

Diario di viaggio

15 Luglio  2019, in cammino da Breno a Nadro

Ci svegliamo con calma, oggi abbiamo intenzione di fare una tappa breve e ci prendiamo tutto il tempo. Patrizia ci prepara una buona colazione, stamattina è andata dal fornaio a prendere i cornetti caldi apposta per noi. Sul Cammino di Carlo Magno ci sentiamo sempre coccolate dalla gente del posto, questo ci sta piacendo molto.

Ci mettiamo in cammino con un tempo un pochino incerto, forse pioverà ma prima di lasciare Breno decidiamo di visitare il castello medievale. Lo precede una ripida salita acciottolata che risulta essere leggermente scivolosa per via dell'umidità della notte. In cima ci attende però uno spettacolo favoloso, le mura merlate del castello e le due torri sono ben conservate, il luogo è suggestivo e rievoca immagini di tempi lontani.

All'interno delle mura scorgiamo diversi massi, arroccati su piccole collinette verdeggianti. Si dice che in questo luogo vi siano delle rocce curative, probabilmente dei minerali con un'energia particolare. Claudia ne adocchia una e decide di fermarsi un poco per rilassarsi. Io vado a curiosare in giro e salgo su una scaletta che mi conduce sopra la cinta muraria che mi permette di ammirare un paesaggio bellissimo.

Il castello di Breno è costruito proprio su un colle che domina la valle. Sui pannelli informativi leggiamo che esso fu edificato sui resti di un abitato preistorico di epoca neolitica. Qui sono state trovate delle tombe datate 4000 anni a.C. Ne rimango affascinata. Ci tratteniamo al castello per un bel po', questo luogo ha un'energia pazzesca.

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Salendo al castello
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Ingresso alle mura
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Breno vista dal castello
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La torre

Una pioggerellina persistente comincia a scendere e ci coglie di sorpresa. Decidiamo di lasciare il castello, sperando che il tempo migliori. Torniamo al paese e riprendiamo il tracciato del cammino di Carlo Magno seguendo la strada che fiancheggia la chiesetta di San Antonio. Salutiamo con lo sguardo quel luogo che ci ha ospitate e ci incamminiamo verso la nostra prossima tappa.

Ci inoltriamo verso la boscaglia, seguendo il sentiero che conduce all'Eremo di San Valentino. Il bosco ci protegge dalla pioggia che dopo un po' per fortuna si placa. Finalmente possiamo goderci al meglio questo bellissimo cammino immerso nella natura.

Percorriamo diversi chilometri prima di arrivare a Niardo, il primo paesello che incontriamo  lungo la via. Essendo ora di pranzo ci fermiamo nell'unico bar aperto, sotto lo sguardo incredulo dei vecchietti che stanno seduti nella piazza e sicuramente si domandano cosa ci facciano due donne sole con grossi zaini sulle spalle e un sorriso immenso sulle labbra.

Al bar Di Vino facciamo la conoscenza di Stefano, il giovane proprietario, che ci dice essere un grande fan del cammino di Carlo Magno. Lo notiamo dall'adesivo con la freccia rossa che tiene attaccato sulla vetrata d'ingresso. E' molto gentile e ci permette di riposare un po' nelle poltrone del locale. Per circa mezzora ci rilassiamo e facciamo riposare i piedi. Quando andiamo via, Stefano ci saluta augurandoci buon cammino e subito mi ritorna alla mente il classico saluto dei pellegrini sul cammino di Santiago.

La grande fontana che sta nella piazza ci permette di rifornirci d'acqua. Per fortuna questo cammino è ricco di fonti, con acqua potabile e fresca, quindi non ne rimaniamo mai sprovviste. L'orologio della torre segna quasi le due, è ora di incamminarci. Ci inoltriamo nuovamente nella boscaglia, i sentieri di questa tappa sono ricchi di vegetazione rigogliosa.

Io e Claudia non perdiamo occasione per fare battute e ridere, come delle adolescenti a cui basta veramente poco per divertirsi. Camminare svuota la mente e alleggerisce lo spirito, tutto scorre più lento, i passi seguono il battito del cuore e senza pensieri tutto acquista più colore e positività. Ci scattiamo qualche foto, ci lasciamo e ci raggiungiamo numerose volte per dare spazio alle nostre introspezioni, rispettando l'una i tempi dell'altra.

Dopo qualche chilometro, arriviamo finalmente in un nuovo centro abitato e io approfitto subito della presenza di una fontana per immergere i piedi stanchi e accaldati. L'acqua è gelida ma per i miei piedi è una vera manna dal cielo.

Ci rimettiamo in cammino, ormai manca poco ma il caldo affatica e rallenta i nostri passi. I sentieri si snodano su pittoreschi paesaggi e il mio sguardo è sempre fisso sulla montagna Concarena che, come una bussola, ci accompagna ormai da un bel po' indicandoci la direzione.

La mia fantasia proietta su quella montagna i tratti e le forme di una corona. Incredibile, sembra proprio la corona di Carlo Magno, quella disegnata come simbolo sulle frecce rosse che si trova sugli adesivi di questo cammino. Claudia mi prende in giro, dice che ho una fervida immaginazione e ci ridiamo su.

Finalmente arriviamo a Nadro, la nostra tappa, un piccolissimo borgo di case in pietra molto caratteristico, in cui si trova il Museo della Riserva Naturale delle Incisioni Rupestri.

Ci rechiamo al museo dove conosciamo le responsabili, due donne molto gentili che ci accolgono con grande entusiasmo. Facciamo visita al museo con una di loro che ci fa da guida mentre l'altra finisca di prepararci la stanza alla foresteria dove trascorreremo la notte.

Dopo aver occupato la camera e sistemato la nostra roba decidiamo di fare un giro per il paesino in cerca di un alimentari ma purtroppo troviamo tutto chiuso. Non c'è nemmeno un ristorante, nessun posto dove poter mangiare. Un pochino ci assale lo sconforto ma per fortuna ho portato con me delle zuppe liofilizzate per ogni evenienza. Di fame non moriremo.

La magia del cammino ci da nuovamente prova di quanto le cose si sistemino al meglio, se si ha fiducia, e di quanto la gente della Vale sia accogliente e pronta a venirti incontro. Otteniamo uova e pane da una delle responsabili del museo e alla foresteria possiamo cucinare una splendida cena: Zuppa vegetale, frittata, noci, pane e un po' di frutta. Perfetto!

Andiamo a dormire entusiaste e io non vedo l'ora che sia domani per visitare finalmente la famosa Riserva delle Incisioni Rupestri, nominata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità.

Sylvié