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Sul Cammino di Carlo Magno, alla scoperta della Valle Camonica

Ho saputo dell'esistenza del Cammino di Carlo Magno quasi per caso, grazie ad un concatenamento di eventi che hanno dell'incredibile.

Tutto è cominciato quando Antonio Votino (ideatore, assieme ad Andrea Grava, di questo bellissimo cammino) ha contattato la redazione delle Travel Blogger Italiane per presentare il loro nuovo progetto, con il desiderio di farlo conoscere.

Io e Paola Bertoni (la caporedattrice del magazine TBI nonché blogger di Pasta Pizza Scones) siamo state molto entusiaste all'idea di poter fare da portavoce e parlare di slow travel visto che ci troviamo proprio nell'anno del turismo lento.

Entrambe siamo state d'accordo sul fatto che, prima di scrivere un pezzo sul cammino, avremmo sicuramente dovuto conoscere meglio ogni sua sfaccettatura. Pronta quindi per raccontare questo cammino in qualità di blogger, ho coltivato subito il desiderio di fare questo cammino. Infondo si trattava di fare solo 100 km circa, suddivisi in 5 tappe. Non avrei mai pensato di innamorarmi della Valle, della sua gente e di scrivere questo articolo con il cuore in mano.

Organizzare il cammino

Ho cominciato ad organizzare nel dettaglio il cammino sin da subito e ho deciso di condividere l'esperienza con un compagno di viaggio, la persona con cui ho condiviso gran parte della mia vita adolescenziale, ovvero la mia amica Claudia. Per lei è stato il suo primo cammino ma se l'è cavata alla grande ed è stato bellissimo poter camminare fianco a fianco, passo dopo passo, proprio come ai vecchi tempi. Ci siamo ritrovate, dopo anni, a ridere come matte e ci siamo anche confortate nei momenti più difficili del percorso. Aiutarsi e sostenersi durante un cammino è l'essenza del cammino stesso se non decidiamo di farlo in solitaria. Questa esperienza è un'opportunità per rafforzare ancor di più i legami.

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Nel momento dei preparativi, e anche durante il cammino, il gruppo Facebook dedicato ai cammini della Valle Camonica ci ha sostenute e da loro abbiamo tratto tanta buona energia, condividendo con loro i nostri passi, fino al traguardo.

Anche la bellissima amicizia con Andrea, che ci ha accompagnate lungo la prima tappa, è stata una piacevole occasione per conoscere meglio la storia di questo cammino. Un grazie di cuore va proprio a lui, per aver supportato i nostri passi lenti e averci raccontato tante belle storie e leggende sulla valle.

Oggi posso dire di aver fatto un cammino strepitoso, superando molti dei miei limiti anche fisici. Ho veramente amato il territorio Camune, la sua gente splendida e accogliente, i suoi borghi, il suo cibo buonissimo, le sue bellissime montagne e quel senso di libertà che solo l'altitudine sa darti. Ho persino fatto la mia prima esperienza in seggiovia, volando con i piedi a penzoloni fino a 1800 mt di altezza.

Se con il cammino di Santiago avevo provato cosa volesse dire la santiaghite, tornando a casa da questo viaggio ho sentito la stessa nostalgia e la stessa mancanza. Come quando devi dire addio ad una persona molto cara e sai che molto probabilmente non  la rivedrai più. L'unica certezza che ho nel cuore è che, quella valle, io non la scorderò mai. Ecco perché, secondo me, dovreste fare questo cammino.

Dettagli Tecnici

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Tappa per tappa

Tipologia di cammino: cammino ben tracciato con la presenza di strutture ricettive aderenti al progetto.

Lunghezza totale del cammino: 94 km

Suddivisione Tappe: 5 tappe, che si possono spezzare facilmente all'occorrenza:

  • Lovere - Boario Terme: 16,5 km
  • Boario Terme - Treno: 16,5 km
  • Breno - Grevo (loc.Deria): 16 km
  • Grevo - Edolo: 22 km
  • Edolo - Ponte di Legno: 23 km

Percorso: percorso misto (sterrati, boschi, viuzze, mulattiere, asfalto, vecchie strade medievali e sentieri anche ripidi) con sali scendi sul territorio di vallata e di montagna.

Partenza: Lovere, lago Iseo

Arrivo: Ponte di Legno

Grado di difficoltà (sulla base della mia esperienza personale): Gran parte del cammino è, a mio avviso, di livello medio-facile, sopratutto le prime tappe. L'ultima tappa, sopratutto il tratto boschivo da Monno a Vezza d'Oglio, lo considero impegnativo e di livello escursionistico ma sempre medio-facile. Questo tratto però non lo consiglio in solitaria se non si è allenati o con bambini o persone con difficoltà a deambulare, per via delle sue forti pendenze e l'impegno a dover superare alcuni ostacoli sul sentiero. Il cammino, in generale, si presenta molto piacevole, ricco di bellezze, a tratti faticoso ma fattibile. Non è una passeggiata domenicale e il tratto boschivo dopo Monno merita un tantino di attenzione in più per via di alcune deviazioni che sono state apportate in conseguenza alla caduta di alcuni alberi, ma è un cammino accessibile e ben tracciato.

Altimetrie:

clicca sulle tappe per ingrandire
(le immagini di tappe e altimetrie sono tratte dal sito ufficiale www.camminodicarlomagno.it)

La storia di questo cammino è molto affascinante e anche se il percorso tracciato è nato da poco tempo, i sentieri antichi sono intrisi di storia e leggende. Come quella su Carlo Magno, da cui il cammino prende appunto il nome.

Storie e Leggende

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LA LEGGENDA DI CARLO MAGNO

Non vi sono documenti che attestino la veridicità di queste storie ma la leggenda da cui prende il nome questo cammino narra le gesta di Carlo Magno che, convertitosi al Cristianesimo, pare abbia percorso l'intera vallata per convertire (o conquistare) questi luoghi "dimenticati da Dio".

Costringe così la gente del posto a convertirsi e nel farlo ordina la costruzione di numerose chiese lungo il tragitto che percorre, da Pavia a Lodi, da Bergamo a Lovere per poi salire lungo la Valle Camonica.

Le battaglie contro i pagani furono cruente e le chiese che testimoniavano le sue vittorie spuntavano come funghi lungo tutto il suo tragitto.

Si narra che a Monno, Carlo Magno, annientò con cruente ferocia le truppe longobarde per poi raggiungere il Passo del Tonale dove, risalita la montagna, proseguì la sua crociata verso il Trentino.

Sinceramente nel fare questo cammino non mi è importato granché sapere delle gesta di un folle che, in nome di Dio, ha conquistato e ucciso. Tantomeno mi è importato visitare le numerose chiese che ha eretto lungo la via o seguire le sue orme nel percorrere questi sentieri.

Ho invece imparato ad amare la Valle, la sua gente, scoprendo una storia ancora più antica, legata ai loro antenati e al legame ancestrale con la terra.

Le leggende sulla montagna

I Camuni nascondono, nelle loro montagne, tracce di un passato atavico e primordiale dove ancora oggi si possono scorgere i segni del passaggio di genti antiche di migliaia di anni.

Nella riserva tra Nadro, Ceto, Cimbergo e Paspardo vi sono, ancora visibili all'uomo, le antiche incisioni rupestri il cui sito è diventato Patrimonio Unesco.

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Incisioni rupestri

Per me le storie degli antichi popoli nativi sono molto più affascinanti delle guerre in nome di Dio e con piacere ho ascoltato i racconti della gente del posto.

Le leggende sulla montagna sono ricche di energia mistica, di fascino e di mistero.

Quella su Pizzo Badile e la sua Concarena poi, è una leggenda davvero bellissima.

Se osservate la cartina potrete notare che la montagna Pizzo Badile e quella chiamata Concarena si trovano proprio una difronte all'altra e il loro abbraccio forma quasi un cerchio. Questo, di per se, è già affascinante ma la storia di queste montagne lo è ancor di più.

Si narra infatti che gli antichi Camuni avessero attribuito, a Pizzo Badile, l'energia maschile e, alla Concarena, l'energia femminile della natura, consacrando quell'unione come terra sacra. Forse proprio per questo motivo i nativi hanno lasciato i loro segni incisi sulla pietra, proprio al centro di questo grande cerchio sacro, dove la visione del rituale poteva essere scorto con maggior chiarezza. Un rituale che avveniva ogni anno.

mappa valle camonica sito ancestrale

Le due montagne stanno una difronte all'altra, come due amanti che non possono unirsi a nozze. Ma due volte l'anno, durante gli equinozi, il miracolo accade. Grazie a dei giochi di luce, in un cunicolo di raggi che si intersecano, il sole riesce a farsi spazio tra le nuvole e i due amanti possono finalmente sfiorarsi.

"La Vallata è un continuo intersecarsi di ombre e luci, di raggi e riflessi, ma durante gli equinozi il sorgere del sole proietta in cielo lo spirito della montagna"così esordiscono gli abitanti della valle. Queste sono le storie che si narrano sin dalla notte dei tempi, tramandate di voce in voce, di generazione in generazione.

Cosa accade nella Concarena

Durante gli equinozi, il sole sorge proiettando in cielo l'ombra di Pizzo Badile. Al suo tramonto l'ombra si siede nella parte concava che si trova sulla Concarena affondando pian piano fino a sparire. Il sole sigilla così la loro unione. In quel momento, infine, pare che nella montagna Concarena appaia un riflesso luminoso che ricorda tanto un'aquila dorata.

Le credenze popolari legate ai culti ancestrali vedono in queste due montagne i guardiani di un portale, un luogo di energia che persino i Nativi d'America conoscono.

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Foto tratte dal sito valledeisegni.it

La vena romantica che caratterizzano i racconti popolari hanno un non so che di affascinante e suggestivo. Nel mezzo di tutto questo disegno ancestrale c'è poi un sito di incommensurabile bellezza che sta ai piedi delle due montagne: il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri. 

Credetemi se vi dico che solo questo merita l'intero viaggio. Dovete assolutamente vederlo e se potete spendeteci un po' di tempo. Ma di questo vi parlerò meglio in un altro articolo più specifico, perché c'è davvero tanto da dire su questi antichi segni dell'uomo.

Per ora vi lascio con la promessa di parlarvi di questo cammino raccontandovi la mia esperienza tappa per tappa. Vi aspetto quindi alla prossima puntata con il mio diario di viaggio sul cammino di Carlo Magno, alla scoperta della Valle Camonica.

Intanto andate a visitare il sito ufficiale del cammino (www.camminodicarlomagno.it) e prendete appunti per il vostro prossimo viaggio zaino in spalla.

Sylvié

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Il coraggio di essere felici

Realizzare un sogno non è mai cosa facile. Soprattutto quando il corpo non è in linea con la mente. La mente desidera e il corpo non riesce a stare al passo.

All'inizio credevo di non esserne in grado, soprattutto fisicamente, per motivi di salute e perché sono cresciuta con la convinzione di essere fatta di cristallo, ma poi ho superato i miei limiti mentali e ancora lo sto facendo, pian piano, passo dopo passo.

Camminando sono rinata, un'altra volta.

Mai dire mai, nulla è veramente impossibile se riusciamo a crederci profondamente. Ma bisogna arrivarci con i propri tempi e il proprio modo personale. Non importa se per arrivare a Santiago ci ho messo due anni, ci sono arrivata comunque. Non importa se non riesco a fare più di 20km, ci arrivo in più tempo ma ci arrivo.
Se mi stanco mi fermo.
Se devo mollare e rimandare, rimando ma non demordo, non smetto mai di provarci, stando sempre in equilibrio "tra ciò che voglio e ciò che posso fare".

Realizzare i sogni richiede molta forza di volontà e fatica, ma il senso di gratificazione, felicità, forza e libertà che si conquista non li ripaga nulla. È qualcosa di unico e magico. Proprio come su quest'ultimo, lungo il cammino di Carlo Magno, nella Valle Camonica.

Qui ho infatti superato me stessa.

Sylvié

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Io sul cammino di Carlo Magno, difronte alla Montagna Concarena, la regina della Valle Camonica

Scegliere di mollare tutto e cambiare vita

Molti spesso mi chiedono com'è vivere all'estero e come sia stato possibile mollare tutto, famiglia e amici, per un qualcosa che allora era un'incognita. Le frasi che sento pronunciare più spesso sono "che coraggio, non ce la farei mai", "beata, mi piacerebbe ma...", "Vorrei partire ma qual'è la percentuale di riuscita?".

Una scelta così personale la devi fare con consapevolezza sulle tue reali possibilità e potenzialità, non sulla base delle percentuali di riuscita degli altri. Ogni persona è un caso a sé e ogni scelta, se andiamo a vedere bene, ha delle conseguenze... anche restare.
Non esiste una scelta giusta o sbagliata, ma la tua scelta, solo tua, dove sicuramente farai un'esperienza importante che ti segnerà e ti insegnerà.

Restare o Partire non è scelta facile, la vita non è facile, è un cammino ad ostacoli le cui prove ci servono per imparare a superare quei limiti che non ci permettono di evolverci. Limiti che spesso sono solo mentali e dettati dalla paura. Ma la vera vittoria è proprio superare quella paura a prescindere dal margine di successo, è andare oltre le nostre aspettative, è rischiare, pur con la consapevolezza di poter cadere.

Il mio consiglio è sempre stato quello di provare a capire prima di tutto dentro di noi cosa vogliamo davvero, cosa cerchiamo, cosa siamo pronti a rischiare. È il primo passo per imparare a conoscerci fino in fondo.

Io ho deciso di rischiare, di provare, senza la sfera di cristallo e senza certezze, ma sempre con la fiducia che in un modo o nell'altro avrei comunque fatto un'esperienza importante per la mia vita.

Da sei anni vivo in Danimarca con mio marito, inizialmente è stata molto dura, abbiamo dovuto adattarci, fare tanti tipi di lavori, ma oggi possiamo dire di esserci riusciti. Abbiamo aperto la nostra attività di giardinaggio, con sacrificio e dedizione, e ora viviamo bene, affrontiamo i problemi con maggior serenità. Possiamo dire di essere felici.

Quanto a me è incredibile il senso di libertà che finalmente sento nel cuore.
Ho semplicemente avuto il coraggio di scegliere. Ogni scelta, fatta con determinazione, ci rende liberi.

Buona scelta quindi e buona vita.

Sylvié

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Noi a Copenaghen

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Percorsi ciclabili verdi a Copenaghen

Si chiama Grønne Cykelruter la rete di piste ciclabili e sentieri che attraversano i parchi e le aree verdi di Copenaghen.

La Danimarca è uno tra i Paesi con il più alto numero di biciclette utilizzate quotidianamente dalla popolazione. Nella capitale se ne vedono sfrecciare a migliaia ogni giorno.

Per questo motivo il comune di Copenaghen ha realizzato una nuova rete di percorsi ciclabili che possano essere utili a chi volesse trascorrere in pieno relax un tour nella città. Questa pista, infatti, è immersa nel verde e nelle bellezze paesaggistiche.

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La rete ciclabile Grønne Cykelruter a Copenaghen

La pista

La Grønne Cykelruter attraversa i parchi, passa difronte ai porticcioli, aggira le strade trafficate. Permette di attraversare, in lungo e in largo, la città con più facilità e in piena sicurezza.

Oltre alla fitta rete di piste ciclabili cittadine già esistenti, è stato ideato questo progetto tutto green che prevede l'aggiunta di ben 24 percorsi ciclabili verdi. Il tutto per un totale di circa 115 km, di cui circa 58,5 km già realizzati.

Progetto ecosostenibile

Dare il modo alle persone di scoprire città e paesi in lentezza per favorire il turismo ecosostenibile è la sfida del secolo che i Paesi Nordici sono pronti ad attuare. Copenaghen è in prima linea. La sua volontà si è sempre vista anche nelle piccole cose, come ad esempio la presenza di pit stop per la riparazione e il gonfiaggio delle ruote, presenti ad ogni angolo della città. Persino i taxi e mezzi pubblici sono organizzati per poter accogliere le biciclette.

Insomma un vero e proprio piano urbanistico e sociale a misura di bici e di uomo, che permette agli abitanti uno stile di vita proiettato su una maggior attenzione verso l'ambiente. Ed è così che, ancora una volta, la Danimarca ci insegna come l'ecologia sia una realtà possibile e anche un bel modo per valorizzare il proprio territorio.

FONTI: www.kk.dkwww.toppenafdanmark.dk

Sylvié


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Sankt Hans, la festa danese dedicata al solstizio d'estate

Il 23 Giugno, in Danimarca, si festeggia Sankt Hans (San Giovanni), la festa dedicata al solstizio d'estate. Ecco come i danesi festeggiano questa  bellissima tradizione e come noi abbiamo partecipato all'arrivo dell'estate.

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Festeggiamenti di Sankt Hans 

Una delle cose più emozionanti e caratteristiche del vivere in Danimarca è, per me, poter vedere come i danesi festeggiano le loro antiche feste pagane, ormai spesso legate ai culti cristiani che però non hanno perso nel tempo il loro fascino suggestivo e il loro significato primordiale.

Una tra queste festività è Sankt Hans, il nostro San Giovanni per intenderci, ovvero la festa dedicata al solstizio d'estate. Per questa occasione, la notte del 23 Giugno, in tutta la Danimarca e in ogni quartiere della capitale, si accendono grandi falò, si fanno grigliate all'aperto, si aspetta la notte e si esorcizzano gli spiriti maligni propiziando il nuovo ciclo di vita e di luce, tra balli, canti e risate da fare intorno al fuoco.

L'estate che arriva è qualcosa di prezioso per il popolo nordico e va festeggiata, non importa se durerà poco. I danesi amano e onorano la luce come fosse una divinità e non perdono occasione per stare all'aperto, con gli amici e la famiglia, a fare festa prima che il buio rapisca nuovamente le ore del giorno riportandoli nell'oscurità della nuova stagione.

Sankt Hans è la festa del sole, della luce, del raccolto, della prosperità. Retaggio della cultura vichinga, ha cercato di resistere nel tempo, contro la trasmutazione e l'assorbimento culturale della chiesa. Se pur di religione protestante i danesi non rinunciano quindi a festeggiare Sankt Hans ma lo fanno mantenendo le loro tradizioni millenarie.

Oggi Sankt Hans è una festa ancora intrisa di magia e un evento che consiglio di non perdere, se state programmando un viaggio in Danimarca.

Festeggiamenti secondo tradizione

IL TAGLIO DELLA SIEPE

Tradizione vuole che, non prima di 15 giorni dalla festa del solstizio e non dopo, tutti i giardini danesi devono essere sistemati e le siepi tagliate a regola d'arte. Questa tradizione, anticamente, aveva probabilmente la funzione di procurare la legna per i falò che veniva messa poi a essiccare nei giorni più caldi, prima del solstizio.

Oggigiorno è rimasta la tradizione del taglio della siepe e ci si prepara per Sankt Hans abbellendo il giardino per la festa, anche appendendo lanterne e piccole decorazioni naturali. Questi preparativi solitamente li si può scorgere fuori città, nelle zone residenziali dove si trovano le ville con immensi giardini. In città la maggior parte dei palazzi hanno invece il giardino all'interno di una corte, accessibile solo ai residenti e quindi non visibile agli occhi dei passanti. Io, avendo un marito giardiniere, ho potuto vedere spesso i giardini di Copenaghen e assistere al taglio della siepe, constatando di persona quanto i danesi ci tengano a questa tradizione.

FALO' E FESTEGGIAMENTI NELLA CAPITALE

In tutta Copenaghen si accendono fuochi e, decidere dove andare ad assistere ai falò, diventa difficile. C'è davvero l'imbarazzo della scelta. Ci sono quelli sotto casa, organizzati dai rioni, solitamente più piccoli e tranquilli che però non rinuncia a mettere a disposizione un po' di musica, da bere e da mangiare per i propri condomini. Ci sono poi quelli più grandi e popolari, organizzati dai privati e dai comuni. Questi ultimi sono dei veri e propri eventi frequentati dalla popolazione e distribuiti nei vari parchi e angoli della città. I festeggiamenti si protraggono per tutta la notte, tra musica, birra e risate. Uno spettacolo e un'occasione da non perdere anche per i numerosi turisti che ogni anno visitano la capitale in questo periodo.

Si arriva nei parchi dal pomeriggio, rigorosamente in bicicletta e con copertina al seguito, da stendere a terra. Ci si organizza il proprio spazio. Ci si porta dietro da mangiare e da bere. Spesso si organizzano grigliate con gli amici, nelle tante aree apposite. Si passa un piacevole pomeriggio aspettando che arrivi la sera.

Ed è allora che si cominciano a scorgere i falò in lontananza, uno, poi un altro e un altro ancora. La città si illumina e si festeggia ufficialmente Sankt Hans dando il benvenuto all'estate.

Nel bosco di Klampenborg

FESTEGGIARE SANKT HANS A BAKKEN, DIFRONTE AL LAGO

Noi quest'anno abbiamo deciso di andare a Bakken, il parco divertimenti che si trova all'interno del bosco di Klampenborg, a nord di Copenaghen.

Decidiamo di arrivarci in bicicletta, l'aria è frizzante ma piacevole. Pochi minuti da casa e siamo nel bosco, tantissime le bici parcheggiate, la musica ci indica la strada e in poco tempo ci ritroviamo difronte al lago.

Sono appena le nove di sera ma la gente è già tanta, chi sdraiata sull'erba, con la copertina, chi sulle seggiole pieghevoli portate da casa, chi in piedi, mentre guarda in direzione del lago dov'è stato creato un palco provvisorio su una piattaforma galleggiante.

Un gruppo di musicisti suona revival anni 70', la gente canta, si dondola a ritmo, la musica entra dentro complice dell'alcool che abbonda. Il paesaggio è molto suggestivo, gli alberi intorno al lago sembrano abbracciarci e invitarci a danzare.

La notte arriva ma è ancora luce. La musica aleggia, qualcuno canta e altri ballano. L'atmosfera è bellissima, magica, surreale. Ma lo spettacolo più bello deve ancora arrivare.

Intorno alle 22.30 di notte si accende il falò preparato in mezzo al lago e si intona un canto tradizionale che la gente accompagna con la propria voce, grazie al testo che ci viene fornito poco prima.

Finito il canto cala il silenzio, mentre il fuoco continua a scoppiettare. All'improvviso un boato... pum! ..pum!! ...pum!!! e il cielo si colora di rosso e di luci.

I fuochi d'artificio si susseguono a raffica, la gente è sgomenta e affascinata al contempo. Le suggestive coreografie pirotecniche lasciano tutti senza parole e col naso all'insù. Un grande applauso sancisce quello che tutti credono essere il finale ma è solo l'inizio. Un altro boato colora nuovamente il cielo, di rosso e di un bianco scintillio. Girandole di luci, razzi ed enormi mandala luminosi si alternano a suon di musica.

Restiamo mezzora così, assorbiti da tale meraviglia e stupore. Un'emozione incredibile e indescrivibile. Le ultime note chiudono in bellezza la serata mentre il fuoco del grande falò si sta ormai consumando. L'estate è finalmente arrivata. Ricchi di questa bellissima esperienza andiamo via tra la fiumana di gente, un po' come quando si va via da un bellissimo concerto e ancora si deve metabolizzare per bene l'emozione provata. Sicurante un'esperienza da fare almeno una volta nella vita.

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Fuochi d'artificio a Bakken

COME ARRIVARE A BAKKEN

Si arriva facilmente in treno anche dal centro città, con la linea C dell'S-Tog.

La fermata è quella di Klampenborg. Dalla stazione si percorrono circa 600 mt. a piedi verso la Dyrehaven. Li si trova un cancello in legno, di colore rosso mattone, che segna l'ingresso dell'ala est del grande parco. L'ingresso al parco è gratuito.

Sylvié


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Copenaghen, l'Hermes di Købmagergade

I passanti della via Købmagergade a Copenaghen ne sono spesso ignari, ma basterebbe alzare lo sguardo al cielo per vederlo in tutto il suo splendore. Mercurio, o Hermes per i Greci, da oltre 100 anni è li, a suo agio, nel tetto del palazzo che fino al 1971 ospitava il Negozio-Fiera di Copenaghen, ora sede di una importante compagnia di business danese.

viaggiare-zaino-in-spalla-hermes-copenaghenCon i suoi piedi alati e il suo caduceo, bastone sacro con i due serpenti ritorti, simbolo di pace e prosperità, si affaccia pericolosamente ma con saldo equilibrio, e sprigiona la sua magia tra gli abitanti che passano per la via dello shopping danese, dando loro prosperità e l'augurio di far girare l'economia della capitale. Il bastone teso e la sacchetta piena di monete che stringe in mano ne rivelano l'intenzione.

Lo scultore Giulio Schultz, che nel 1896 ha realizzato questo bellissimo dio di bronzo, probabilmente pensava proprio a questo, dando vita al simbolo di buon auspicio per la città e per tutti coloro che, passando in quella via, si fanno rapire dalla magia di Hermes.

E voi lo avete mai visto? Non sempre ci si fa caso ma se vi ho incuriositi sarà una buona occasione per tornare tra le strade danesi in cerca di un po' di fortuna.

Sylvié


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La credenziale del pellegrino

  • Sempre più Enti legati ai cammini adottano ormai la credenziale. Ma non è sempre stato così. La credenziale del pellegrino, sopratutto nel medioevo, era infatti riservata ai fedeli che andavano in pellegrinaggio verso luoghi di fede. Oggi questa viene invece usata anche dai camminatori e backpackers che intraprendono un cammino per motivi non religiosi.

Ma vediamo insieme, nello specifico, cos'è la credenziale, a cosa serve e se è un documento obbligatorio per poter intraprendere un cammino.

Cos'è la credenziale

La credenziale nasce come "passaporto del pellegrino" ovvero una sorta di documento di riconoscimento che attesta il pellegrinaggio verso luoghi di fede e permette al pellegrino di poter accedere facilmente alle strutture ricettive, come ad esempio quelle parrocchiali e comunali. Nel tempo questo sistema si è ampiamente diffuso ed ora viene utilizzato anche dalle strutture private che permettono, ai pellegrini in suo possesso, di dormire a prezzi modici.

Durante i secoli la chiesa, per garantire ai suoi fedeli un passaggio più facile e un riparo sicuro anche in terre straniere, ha sempre adoperato questo sistema. Probabilmente per questo, essendo un metodo ben collaudato, è stato preso d'esempio e ampiamente diffuso.

Gli enti e le associazioni legate ai cammini e alla promozione dei territori, hanno cominciato ad adoperarla per dare la possibilità ai camminatori di accedere alle strutture convenzionate, dando loro la possibilità di scoprire il territorio a passo lento e in modo più economico.

Oggi troverete la credenziale un po' ovunque, sia sui cammini storici, come quello di Santiago de Compostela, sia su altri meno conosciuti come il cammino di Carlo Magno, in Valle Camonica, il Cammino di Kumano Kodo, in Giappone o la Pilgrimsrute danese.

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Com'è fatta e come si usa

Ogni credenziale è suddivisa in due parti: una in cui vengono inseriti i dati del pellegrino e un'altra, provvista di spazi bianchi, dov'è possibile apportare il sello (il timbro delle strutture dove ci si ferma a dormire).

Essendoci riportati i nostri dati, la credenziale è a tutti gli effetti il nostro documento personale e identificativo di pellegrinaggio su quel determinato cammino. Ogni volta che ci fermeremo a dormire in una struttura, questa apporterà il suo timbro, con logo o nome della struttura, e la data del giorno. La data di arrivo testimonia il passaggio effettivo del pellegrino e ultimamente questo tipo di timbratura può essere emessa anche da altre attività del posto come ad esempio bar e uffici del turismo.

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Vedere gli spazi bianchi che prendono pian piano forma, in un tripudio di colori e simboli particolari, è qualcosa di veramente emozionante. A questo punto la credenziale diventa una sorta di mappa indelebile del nostro cammino.

Perché avere la credenziale

Una delle tante domande che mi son state fatte è se la credenziale sia o meno obbligatoria, per poter percorrere un cammino. Certo che no. Per fortuna siamo liberi di percorrere i sentieri senza comunicarlo a nessuno, ma come già accennato l'utilizzo di questo ci permette di accedere alle strutture a prezzi modici e non da turisti. Inoltre molte strutture comunali e parrocchiali non accettano viandanti privi di credenziale, probabilmente per una questione di sicurezza. Nei donativi, ad esempio, la struttura offre un letto in cambio di una semplice offerta libera e chiunque potrebbe approfittarsi di questo, facendo il turista a sbaffo. Quindi senza una credenziale che attesti che sei in pellegrinaggio non verrai accettato facilmente.

Avere la credenziale non è un modo per viaggiare low cost ma un'occasione per tenere sempre a mente la mappa del proprio cammino, conquistata passo dopo passo, giorno dopo giorno. In questo modo si possono fare cammini anche molto lunghi senza dover spendere troppo. In alternativa si può dormire in tenda. Ma al di la del fattore economico questo rimane comunque un attestato del nostro percorso e quindi un bel ricordo da conservare. Pensate a quanto sarà emozionante, una volta tornati a casa, riguardare quelle credenziali, una diversa dall'altra, gremite di selli particolari che testimoniano la vostra conquista, sudata e meritata.

Un'altro motivo importante per cui usare la credenziale è dato dal fatto che, in molti cammini, gli enti prevedono la consegna di un testimonium a fine percorso che attesta l'avvenuta percorrenza. Nel Cammino di Santiago, ad esempio, rilasciano la Compostela e in questo caso la credenziale è obbligatoria se si vuole ricevere questo attestato finale.

Vediamo ora, nello specifico, come ottenere le credenziali per i vari cammini.

La credenziale per il Cammino di Santiago

Per ricevere la Credenziale del cammino di Santiago ci sono due modi:

  • Richiederla tramite la chiesa, in Italia stesso, domandando alla propria diocesi che si informerà a sua volta e ve la farà avere più o meno facilmente;
  • In modo più semplice e veloce, ordinarla online direttamente da Santiago sul loro sito ufficiale. In questo caso, nel giro di una settimana e con un contributo minimo, vi arriverà comodamente a casa (attualmente la spesa per ordinare online la credenziale è di 2 euro più spese di spedizione); Ecco il sito per ordinare la credenziale
  • Altro modo è quella di prenderla direttamente all'ufficio del pellegrino nel luogo di partenza (solitamente nelle tappe principali come Saint Jean Pied de Port, Leon, Sarria per quanto riguarda il cammino Francese).

Lungo il cammino di Santiago de Compostela, in Spagna, la credenziale vi darà modo di accedere agli albergues donativi, comunali e privati senza la quale non potreste accedere. Inoltre vi permetterà di accedere ai menù del pellegrino a prezzi modici e avere sconti sull'ingresso ai musei.

Grazie alla credenziale potrete anche ricevere, una volta arrivati alla meta, la famosa Compostela ovvero una pergamena con su scritto il vostro nome in latino che attesta l'avvenuto pellegrinaggi, sia per motivi religiosi che spirituali. Basta dimostrare, tramite i timbri sulla credenziale, che si sono percorsi almeno 100 km per arrivare alla Cattedrale di San Giacomo.

Se per caso si comincia il cammino da Sarria bisognerà apportare, alla credenziale, due selli al giorno ossia uno lungo il cammino (ad esempio nei bar o nelle chiesette lungo la via) e uno nell'albergue dove ci si ferma a dormire. Questa modalità è richiesta solo ai fini di poter ricevere la Compostela.

Si può fare il cammino anche in più riprese, riprendendolo in diversi periodi e da dove si aveva lasciato, usando sempre la stessa credenziale. Io stessa, quando feci il mio cammino, dovetti lasciare per via di una tendente e ripresi il cammino l'anno dopo utilizzando la stessa Credenziale. In questo caso basta riprendere dal punto di interruzione e continuare a far timbrare in modo progressivo.

Per il Cammino Minerario di Santa Barbara

Anche la Sardegna ha il suo cammino ben segnalato e strutturato, progetto regionale di valorizzazione del territorio e del turismo in una delle zone più belle della Sardegna, il Sulcis Iglesiente e Guspinese.

Si tratta di un percorso ad anello, di 24 tappe su 386 km, che parte da Iglesias e torna alla stessa città passando per luoghi spettacolari. Un lavoro di segnatura impeccabile, grazie al duro impegno dei volontari della fondazione, per garantire ai pellegrini un'esperienza indimenticabile.

Il Cammino Minerario di Santa Barbara è nato da pochi anni ma ha già una sua cospicua folla di camminatori. Naturalmente è prevista una credenziale, per poter accedere alle strutture affiliate e ottenere il testimonium che attesta l'avvenuto cammino.

La credenziale viene rilasciata dalla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e si può avere in più modi:

La credenziale del Cammino di Carlo Magno

Essendo un cammino molto giovane la credenziale è stata creata solo recentemente ma è già disponibile contattando direttamente gli ideatori del cammino: Andrea Grava e Antonio Votino. Sono due giovani bergamaschi che hanno fatto un lavoro impeccabile per segnare il percorso e creare una guida ben dettagliata.  Molte strutture ricettive hanno già aderito al progetto quindi la credenziale servirà anche per poter accedere alle strutture a prezzi di favore.

Anche sul cammino di Carlo Magno è possibile ricevere il testimonium finale. Credenziale e Testimonium potete richiederli via e-mail a amiciviavaleriana@libero.it indicando il numero dei pellegrini. Riceverete in ambedue i casi un file in formato PDF pronto per la stampa.

Per qualsiasi altra informazione potete contattare i ragazzi sul Gruppo Facebook Amici della Via Valeriana dal Lago d'Iseo alla Valle Camonica

Per la Via Francigena

Uno dei cammini più famosi e percorsi d'Italia è la Via Francigena, un'antica via pellegrina che collegava il resto d'Europa con l'Italia per raggiungere, in pellegrinaggio, la sede del Vaticano a Roma.

Su questo cammino ormai ci passano migliaia di backpackers, l'organizzazione del percorso è ben strutturata e, si vocifera, ha poco da invidiare al più noto Cammino di Santiago.

La credenziale emessa dall'Associazione Europea delle Vie Francigene, oltre ad avere la funzione già descritta nell'introduzione, dà anche un'altra serie di vantaggi aggiuntivi:

  • Mostrando la credenziale si potranno avere sconti presso i numerosi ristoranti e bar affiliati che si trovano lungo il cammino.
  • Grazie agli accordi presi con Trenitalia e Trenord si potrà usufruire di una tariffa agevolata sui biglietti per gli eventuali spostamenti.

Richiedere la Credenziale è molto semplice:

Può essere acquistata direttamente lungo il percorso (vedi la lista dei punti di distribuzione sul sito ufficiale) oppure direttamente online e poi spedita direttamente a casa assieme all'elenco delle strutture ricettive.

La credenziale della Magna Via Francigena

La via Magna Via Francigena è un antico cammino siciliano che collega Agrigento a Palermo. Sin da tempi immemorabili è sempre stato un importante via di collegamento che ha fatto da ponte tra le terre del Mediterraneo e quelle del Tirreno. Oggi percorrere questo cammino vi darà la possibilità di scoprire i bellissimi borghi e conoscere la cultura sicula.

Tutte le informazioni necessarie per richiedere la credenziale le potete prendere direttamente sul sito ufficiale dell'associazione "Amici delle Vie Francigene di Sicilia". Se visitate la loro pagina dedicata vi verrà spiegato come fare per ordinarla. La credenziale non è a pagamento ma si chiede un contributo libero per le spese di spedizione.

La credenziale per la Via degli Dei

La via degli Dei è un cammino che collega le città di Bologna e Firenze. Sono 130 km attraverso l'Appennino Tosco Emiliano, antica via percorsa da etruschi e romani, che oggi rivela un affascinante sentiero escursionistico battuto da tantissimi camminatori ogni anno.

Potete richiedere la credenziale online direttamente sul sito ufficiale. Questa ha un costo di 3 euro+spese di spedizione.

Se non volete richiederla online potete prenderla direttamente sul posto, trovate l'elenco dei punti vendita sul loro sito web.

Per il "The Ireland Way"

La The Ireland Way è un percorso lungo circa 1.000 km che attraversa tutta l'isola d'Irlanda. I primi 500 km del percorso seguono l'epica marcia dell'irlandese Chieftan O'Sullivan Beare e dei suoi 1000 seguaci. Inutile dire che questo sarà un cammino immerso nella natura più incontaminata e anche un modo per riconnettersi con la parte più spirituale di se stessi.

Ma percorrere l'Irlanda a piedi è anche un modo per fare un tuffo nel passato alla scoperta di antichi segreti custoditi in ogni sua pietra.

I vostri passi saranno accompagnati da leggende e tradizioni affascinanti. Pensate, alcuni siti megalitici che troverete sulla via sono più antichi delle piramidi egizie. Se vi ho incuriosito visitate il sito ufficiale, e per richiedere la credenziale andate sulla sezione shop.

La credenziale per il Kumano Kodo in Giappone

Il Kumano Kodo è uno tra i più affascinanti cammini che ho potuto conoscere di persona. Esso è gemellato con il cammino di Santiago de Compostela e se si è in possesso della compostela si può richiedere anche l'attestato di doppio pellegrinaggio, la Dual Pilgrim, una volta concluso il percorso giapponese.

Per tutte le informazioni sul cammino di Kumano Kodo vi rimando al mio articolo specifico dove vi spiego tutto nei dettagli e vi consiglio di fare questo cammino solo dopo aver percorso quello di Santiago.

La Credenziale del Kumano Kodo ha la particolarità di avere due lati appositi per i timbri, uno per quelli emessi sul Kumano Kodo e uno per quelli del Cammino di Santiago. Ad ogni modo anche se usate la Credenziale ufficiale del Cammino di Santiago e la portate in Giappone vi riconosceranno il cammino percorso e, terminato il Kumano, avrete gratuitamente la vostra Dual Pilgrim.

Per richiedere la credenziale ci sono diversi modi:

in Giappone presso:

- il Centro di informazioni turistiche di Tanabe (accanto alla stazione JR Kii-Tanabe)
- il KUMANO TRAVEL (vicino alla stazione JR Kii-Tanabe)
- il Kumano Hongu Heritage Centre (vicino al Kumano Hongu Taisha)
- il centro dedicato ai pellegrini, Kumano Kodo Kan Pilgrimage Center (accanto a Takijiri-oji)

in Spagna presso:

- il Centro di informazione Turismo de Santiago (vicino alla Cattedrale di Santiago)

OnLine:

dal sito ufficiale KUMANO TRAVEL.

Le credenziali possono essere ritirate anche negli alloggi a Tanabe in base alla disponibilità.

Ci sono poi tanti altri cammini da scoprire. Tanti passi da fare, avventure da vivere. Questo è solo un piccolo assaggio, quindi forza! cominciate a preparare lo zaino e buon cammino!

Sylvié


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Perché scegliere di alloggiare in ostello

Se non siamo troppo legati all'idea del viaggiare con tutti i confort e se ciò che cerchiamo non è solo una vacanza ma una vera e propria esperienza di viaggio, allora l'ostello sarà una bellissima occasione per imparare qualcosa.

Rispetto e pazienza

Le virtù come il rispetto e la pazienza sono una delle prime cose che si imparano viaggiando a contatto con persone sconosciute. In una camerata ci possono essere Spagnoli, Francesi, Australiani, Canadesi, Giapponesi, Americani, Russi, Tedeschi, Coreani, Svedesi, Brasiliani e chi più ne ha più ne metta. Questo ci da la possibilità di relazionarci e aprirci verso altre culture, usi e costumi che non conosciamo, sicuramente molto diversi dai nostri. In questo caso i nostri compagni di stanza diventeranno parte integrante del nostro viaggio e della nostra avventura.

Confronto e scambio

Un'altra cosa molto positiva dell'ostello è il confronto e lo scambio con persone provenienti da tutto il mondo e che solitamente avviene a prescindere della nostra conoscenza della lingua altrui. Quando siamo pronti ad aprirci verso il mondo, infatti, possono succedere cose incredibili e straordinarie come appunto fare nuove amicizie e instaurare rapporti internazionali che superano anche le barriere linguistiche. A me è capitato in Spagna, in Irlanda e in Giappone ed è stato molto bello.

Lezioni di vita

Scegliere di viaggiare zaino in spalla è anche questo, un'avventura ai limiti delle nostre abitudini con lo scopo di superare quei limiti e andare oltre.

Non mi sarei mai aspettata, per esempio, di poter dormire in un luogo senza corrente, né acqua calda, né copertura internet. Eppure, lungo il cammino di Santiago, è stata una delle esperienze più belle che ho vissuto.

Che siano ostelli o albergues per pellegrini, il fatto di poter stringere amicizie e accettare persino delle condizioni al dir poco estreme come il russare del vicino o i rumori di chi si alza all'alba, rende l'esperienza del viaggio ancora più intensa.

Certo può sembrare una scelta estrema ma queste esperienze ci abituano a vivere senza condizionamenti, ad adattarci alle situazioni e a vivere l'essenza del viaggio stesso. Insomma, fare un'esperienza del genere almeno una volta, forgia sicuramente il carattere anche delle più timorose.

Durante le mie esperienze ho imparato persino a non avere pudore, quando per esempio ho dovuto dormire in camerate miste tra pellegrini di ogni eta e nazione. Quando succede questo devi andare oltre anche ai modi di fare altrui non sempre consoni e rispettosi. Non sempre si mettevano il problema di russare come tromboni o di ruttare come i maiali. Ma anche questo fa parte del pacchetto e sicuramente ora io non ho più remore ad adattarmi alle situazioni di viaggio che possono capitare, anche quelle più estreme come il ritrovarmi in luoghi senza corrente e acqua calda.

Anche questa, per me, è stata una bella lezione di vita.

Le mie esperienze

Se viaggio da sola o con chi ha la mia stessa propensione all'adattamento, solitamente amo pernottare in ostello e devo dire che mi sono sempre trovata benissimo. In un solo giorno si incontra il mondo e ci si rende conto di quanto sia piccolo.

Se abbiamo la volontà di abbattere le barriere mentali che spesso innalziamo per paura di ciò che non conosciamo, possiamo vivere il viaggio in maniera molto più intensa ed emozionante, proprio grazie alle esperienze umane che si creano in questi ambienti. Spesso sono ambienti molto giovanili, ben organizzati, carichi di vitalità.

La prima volta che ho dormito in ostello è stata durante il mio primo viaggio in solitaria a Dublino. Ricordo il desiderio di mettermi in gioco, di fare un'esperienza diversa dal solito, da sola e con mille paure. Fu un'esperienza incredibilmente bella. In quell'occasione avevo dormito in una camerata femminile, con tre ragazze di nazionalità diverse. Avevo persino cucinato assieme a ragazzi e ragazze di nazionalità diverse, tra cui anche un italiano, e ricordo di essermi trovata subito a mio agio nonostante fossero tutti molto più giovani di me.

In un ostello di Madrid, invece, ho conosciuto la mia carissima amica messicana con cui tuttora siamo in ottimi rapporti. Ricordo con nostalgia le nostre risate durante la colazione comunitaria. Quanto bel caos e quanta solarità latina!

Durante il cammino di Santiago gli ostelli, chiamati albergues, sono stati un bel banco di prova per il mio carattere. Questi sono solitamente misti e diciamo che si deve imparare velocemente ad adattarsi allo stretto contatto umano tra pellegrini. Ma anche li, incredibilmente, mi sentivo a mio agio.

Viaggiare low-cost

Scegliere di dormire in un ostello può avere davvero tanti risvolti positivi, tra cui anche il lato economico. Alloggiare in ostello costa meno, si sa.

Ma viaggiare low-cost non vuol dire necessariamente rinunciare ai confort, pur di risparmiare. Ormai ci sono tantissimi ostelli super organizzati e con tantissimi servizi per i viaggiatori. Solitamente sono dotati di lavanderia, di cucina, di sale per il relax, quelli più trendy hanno persino la Spa.

Ogni ostello ha i suoi punti di forza, magari sono situati in punti strategici o hanno delle convenzioni per l'ingresso ai musei, altri invece puntano più sui loro servizi interni e hanno mega cucine attrezzate, lavanderie a gettoni e zone dedicate alle varie attività. In un ostello di Bruxelles ricordo che c'era persino il tavolo da biliardo e il bar dove poter ordinare l'aperitivo.

 

Prima di tutto la sicurezza

Ogni viaggio dev'essere un'esperienza indimenticabile e non è la scelta di una stanza a dover determinare che tipo di viaggiatori siamo. Infondo non sempre le circostanze sono ideali per vivere un'esperienza freedom e la sicurezza prima di tutto.

In certi Paesi, infatti, la scelta di una stanza d'albergo si può rivelare molto più saggia, sopratutto se facciamo un viaggio in solitaria. E di certo non si è meno viaggiatori per aver scelto un albergo piuttosto che un letto in ostello.

Quando capitano poi situazioni che ci mettono a disagio o in allarme, come la presenza di compagni di stanza troppo estroversi o con atteggiamenti balordi, meglio non pensarci due volte: cambiamo struttura ricettiva.

Regole per il quieto vivere

Ci sono dei piccoli accorgimenti che possiamo adottare per il quieto vivere:

  • portare sempre con noi gli oggetti di valore, anche quando andiamo in bagno o, se presente, riporli nelle cassette di sicurezza;
  • evitare di lasciare in giro la vostra roba, essere ordinate è il primo biglietto da visita per definire che siete persone riservate che amano la privacy oltretutto è anche un buon segno di rispetto verso i compagni di stanza, a prescindere dal loro atteggiamento;
  • evitate di girare in camera seminude, anche se si tratta di camerate femminili;
  • rispettate gli spazi altrui e il sonno altrui, evitate di ascoltare messaggi o video senza cuffie, sopratutto di notte ma è fastidioso a prescindere.

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Per concludere vi dico, se avete la possibilità, fate assolutamente questa esperienza, almeno una volta. Credetemi, noterete subito la differenza e molto probabilmente vorrete rifarla. Perché uscire dalla confort zone ci permette di accresce in nostro spirito avventuriero e questo ci renderà felici come non mai.

Infondo le comodità non sono mai sinonimo di benessere e felicità.

Sylvié


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Viaggiare da sole almeno una volta, ecco perché è utile farlo

Viaggiare da sole è un’opportunità di crescita che ci permette di affrontare molti dei nostri limiti legati sopratutto alla paura. Vuol dire non solo uscire e affrontare il mondo la fuori da sole, ma sopratutto le nostre paure più recondite. In certi casi può anche spingerci ad una responsabilità maggiore verso noi stesse, quando ad esempio tendiamo a metterci in secondo piano per il bene degli altri o deleghiamo ciò che non riusciamo a fare a chi ci sta affianco.

Facciamo qualcosa per noi stesse

Organizzare da sole il nostro viaggio in solitaria accrescerà l'autostima. Nonostante le tante paure saremo in grado di metterci in gioco e realizzare qualcosa per noi stesse. Quando partiremo non ci sarà nessuno a risolverci i problemi, a farci compagnia nei momenti vuoti. Saremo sole con noi stesse. Questo renderà il viaggio un bellissimo modo per imparare a conoscerci meglio.

Se il mondo la fuori ci fa tanta paura, sarà bello ricredersi e scoprire che la maggior parte delle paure che ci hanno trasmesso servivano solo a metterci la zavorra ai piedi e a tarparci le ali.

Ma se desideriamo intraprendere un'esperienza del genere cos'è che ci frena veramente?

Non essere il limite di te stessa

Chi più chi meno, sopratutto noi donne abbiamo spesso il vizio di sobbarcarci i problemi del mondo e delegare agli altri ciò che invece riguarda noi stesse. Abbiamo ad esempio bisogno del costante parere altrui, anche quando dobbiamo prendere decisioni banali come la scelta di un vestito. Figurarsi poi quando i nostri desideri sono ancor più grandi, come il voler realizzare un sogno.

Finiamo per sentirci addirittura moralmente obbligate a chiedere consensi a genitori, mariti, figli o compagni, per poter placare sensi di colpa e di insicurezza. Così anche una semplice uscita con le amiche o un viaggio in solitaria diventa una grande conquista che pensiamo di dover "meritare".

Non boicottiamo la nostra felicità

Seguire lo schema sociale del "quieto vivere" ci renderà solo più vulnerabili e inclini all'auto-boicottaggio verso la nostra felicità. Quindi perché lo facciamo?

Un po' per la poca fiducia in noi stesse, un po' perché siamo ormai aggrovigliate in meccanismi sociali malsani che alimentano in noi i sensi di colpa e la paura di essere giudicati.

Ho sentito spesso frasi del tipo "sei una cattiva mamma se lasci tuo figlio con il padre, per andartene con le amiche a fare un viaggio..." oppure "quella è una cattiva moglie se lasci da solo suo marito per partire da sola chissà dove, e poi perché, che divertimento c'è viaggiare da soli". Persino i genitori che bloccano i figli con frasi del tipo "sei una figlia irresponsabile e incosciente se decidi di partire senza pensare a quanta preoccupazione dai ai tuoi genitori".

E potrei continuare all'infinito, purtroppo.

Insomma, tutto sembra remarci contro quando decidiamo di seguire il nostro cuore e molte volte, proprio per questo, preferiamo rinunciare e fare un passo indietro. Ma rimandare quell'attenzione che dovremmo avere verso noi stesse non ci rende felici, ci fa morire dentro pian piano.

In balia dei propri limiti

Pensare ogni tanto anche a noi stessi non è egoismo ma volersi bene, e non guasta anzi.

Un atteggiamento troppo remissivo e accondiscendente, con l'andar del tempo, può trasformarsi in una lama a doppio taglio. Se da una parte stare fermi nella propria confort zone ci fa vivere al sicuro, dall'altra ci costruisce intorno una gabbia dorata che ci farà solo perdere fiducia in noi stesse abbassando la nostra autostima.

Non è raro infatti sentire donne che pensano che, infondo, da sole non ce la posano proprio fare. Frasi come "è il mio più grande sogno ma ora non posso... forse in un'altra vita" non sono affatto rare e spesso mi è stato detto "Come ti ammiro, vorrei tanto farlo anch'io, ma non credo che ce la farei..e poi viaggiare da sola mi fa troppa paura".

Il braccio di ferro inconscio tra sensi di colpe e scuse, che alimentano la nostra tendenza a giustificare certi nostri atteggiamenti, purtroppo col tempo ci logora dentro. Questo è un dato di fatto.

La nostra anima può soffrire in silenzio per anni prima che ci accorgiamo del malessere. Siamo troppo distratte per sentirla, finché questa comincerà a parlare attraverso il corpo con malesseri fisici e psicosomatici. A questo punto saremo obbligate a fermarci, a rallentare e prenderci del tempo per ascoltarci nel profondo.

Fare il primo passo

Prima di arrivare a questo punto estremo sarebbe meglio cominciare a fare qualcosa per noi subito, in questa vita.

Il primo passo, per sanare quel logorio che ci attanaglia, è ricordarci che oltre ad essere delle compagne, delle mogli, delle madri e delle figlie siamo prima di tutto donne, delle persone, con dei sogni e con dei desideri da realizzare.

Prendere consapevolezza del fatto che noi possiamo, è il primo passo. La felicità va alimentata, proprio come l'amore, se no rischia di spegnersi. Quindi non aspettare a domani, carpe diem... cogli l'attimo!

Uscire dalla propria Confort Zone

Viaggiare in solitaria ci permette di raggiungere quel senso di gratificazione che va oltre il viaggio fine a se stesso. Viaggiare da sole ci costringe a metterci alla prova e superare quei limiti che, come abbiamo detto, sono spesso solo mentali e dettati dalla paura.

Affrontare un viaggio in solitaria, inoltre, ci sprona ad aprirci al mondo molto più di quanto faremmo se fossimo in compagnia. Per lo meno siamo costrette a reagire anche alla nostra eventuale tendenza ad isolarci, se vogliamo che il viaggio sia piacevole.

Ma come affrontare il nostro primo viaggio da sole se siamo piene di paure e ci sentiamo in colpa ad aver lasciato i nostri cari a casa, mentre noi ce ne andiamo in giro a fare le avventuriere?

Tu sei il vero limite di te stesso

Affrontare il momento della partenza, in un viaggio in solitaria, non è mai facile sopratutto se si decide di andare in un luogo mai visto. Ecco perché credo sia importante condividere con voi questi piccoli consigli su come realizzare il vostro primo viaggio da sole.

Sono giusto dei 6 consigli base per rendere il vostro viaggio un momento gioioso e sereno.

1) Affrontiamo le nostre paure

La paura è un grande ostacolo che non ci permette di realizzare i nostri sogni. Il viaggio, in quanto esperienza e metafora di vita, può essere un mezzo molto efficace per farci affrontare di petto le nostre paure. Come?

Riappropriandoci dei nostri tempi, ascoltando maggiormente le nostre sensazioni avendo maggior fiducia verso noi stessi e verso il mondo. Solitamente la paura di viaggiare da soli è data da che non si conosce, da ciò che non si può controllare ma anche dal fatto di non sapere come potremmo reagire in una determinata situazione da sole proprio perché non ci conosciamo profondamente.

Un altro fattore importante da affrontare è anche il fatto che la paura cresce a dismisura quando pensiamo di non essere in grado di fare qualcosa, di non essere abbastanza forti, ma credetemi se vi dico che dentro di noi esiste una forza che non pensiamo di avere finché non siamo costrette a tirarla fuori.

Il timore di non farcela può impedirci di realizzare anche i nostri sogni più grandi perché talmente ci convinciamo di non riuscire che smettiamo anche di provarci. La paura ci mostra il lato peggiore di noi e delle cose, ha una lente distorta che mostra i sogni come un qualcosa di irraggiungibile e impossibile per noi. Quelli che "in questa vita no". Ma noi siamo qui ora e abbiamo il dovere verso noi stessi di provarci. Farlo, ci permette di crescere e di sviluppare un maggior senso di fiducia verso la vita.

La rassegnazione è il primo passo verso una vita fatta di rimpianti.

2) Coinvolgiamo nei preparativi chi ci ama

Partiamo dal principio che una vita di rimpianti sarà una vita di sofferenza e che le persone amate, se ci amano davvero, saranno ben liete di comprendere le nostre necessità profonde e il nostro desiderio di voler affrontare le nostre paure. Il nostro obiettivo non è "solo" andarci a divertire. Dietro il nostro viaggio c'è ben altro e condividerlo con chi amiamo può rassicurarli.

Per correttezza nei confronti dei nostri cari è bene quindi renderli partecipi e tranquillizzarli su dubbi leciti come l'organizzazione del viaggio e ciò che concerne la nostra sicurezza. Questo non vuol dire chiedere il consenso, ne' farsi condizionare da loro, ma coinvolgerli in qualcosa di importante della nostra vita.

Stiamo per andare a fare la nostra prima esperienza da sole, lontane da casa, ed è più che naturale che, chi ci ama, si preoccupi anche se crede ciecamente nelle nostre capacità.

Mi ricordo, durante i preparativi del mio primo viaggio in solitaria, di aver stampato mappe, fatto liste, segnato tragitti e mostrato tutto ai miei genitori e a mio marito, il tutto con molto entusiasmo e sotto i loro occhi increduli e dubbiosi. Ma pian piano loro hanno capito che facevo sul serio. Avevo un indirizzo dove andare, dei numeri di telefono per le emergenze, li avrei ragguagliati durante il tragitto e così, biglietti alla mano e visto che non scherzavo, hanno cominciato a mostrare interesse e a prestare maggior attenzione a ciò che raccontavo.

E poi naturalmente, una volta partita, messaggino all'arrivo, foto all'ostello, videochiamata in giro. Insomma qualsiasi cosa per farli stare tranquilli. Del resto era la prima volta anche per loro.

3) Teniamo conto degli imprevisti

Il viaggio, come la vita stessa, non è mai sicuro e prevedibile al 100%.

Anche se è un bene pianificare nel dettaglio un viaggio e informarsi bene dei luoghi che stiamo andando a visitare, è comunque doveroso mettere in conto sempre un piano B perché potrebbero sempre sorgere degli imprevisti.

A mio avviso non sempre gli imprevisti sono brutti o negativi. Qualche volta possono rivelarsi persino delle opportunità che rendono il viaggio stesso un'esperienza interessante come nel caso della mia disavventura a Bruxelles di cui vi ho raccontato nel blog.

Ma si suppone che, se state leggendo l'articolo, voi siate alle prese con la vostra prima esperienza in solitaria per cui ogni disavventura potrà apparirvi terribile. Riuscire ad affrontare al meglio gli imprevisti se riuscirete a mantenere sangue freddo e lucidità, questo è davvero molto importante. Sicuramente da questa infausta esperienza impareremo anche qualcosa di buono. Io per esempio ogni volta che ho dovuto affrontare un imprevisto ho avuto modo di capire fin dove potevo spingermi per superare i miei limiti, anche questo è un modo per imparare a conoscersi meglio.

Metterci in gioco quindi senza troppe paure perché non c'è nulla di certo nella vita ma possiamo comunque contare sempre su noi stessi. Il più delle volte poi l'universo ha sempre in serbo qualcosa per esempio il sostegno da parte di nuovi compagni di viaggio che ci possono aiutare o meglio ancora la forza di tirar fuori le unghia, affinare il proprio sesto senso e sviluppare virtù come il coraggio, l'indipendenza, la creatività e l'ingegno, per affrontare di petto ogni situazione, anche le più difficili. E rimarrete sorprese di constatare che tutta questa forza arriverà improvvisamente e in un modo del tutto naturale. C'è chi lo chiama spirito di sopravvivenza, sta di fatto che è un istinto innato, arcaico e spontaneo.

4) viaggiamo in sicurezza

Durante un viaggio potrebbero anche capitare situazioni molto più spiacevoli come ad esempio subire un furto o un'aggressione. Saranno anche delle importanti lezioni di vita ma meglio non scoprirlo e quindi cerchiamo di prevenire al massimo le probabilità seguendo alcuni utili accorgimenti:

- Scongiuriamo il più possibile situazioni pericolose

evitando destinazioni e zone considerate "zone hot" ovvero Paesi in guerra o con alto tasso di criminalità, quartieri degradati e malavitosi, locali notturni periferici se siamo da sole e luoghi troppo isolati.

Meglio quindi evitare di fare il nostro primo viaggio in nazioni considerate a rischio quindi informiamoci sempre, sul sito della Farnesina, prima di decidere la meta.

Evitiamo anche situazioni che potrebbero metterci in pericolo come farci trascinare da conoscenze appena fatte o accettare inviti da persone balorde. Anzi non accettate proprio a prescindere perché siete sole e disarmate  e chiunque potrebbe essere un pericolo sopratutto se non avete tanta esperienza. Lo so, ora vi sembro vostra mamma, però se ne sentono davvero troppe di cose brutte e non vogliamo certo aumentare le probabilità per via della nostra negligenza o per aver dato troppa fiducia a chi abbiamo appena conosciuto, quindi meglio drizzare le antenne ed essere prevenute che trovarsi in situazioni davvero pericolose.

- Non giriamo mai con troppi contanti in tasca

e teniamo sempre qualcosa di riserva in luoghi nascosti o in albergo/ostello (magari nelle cassette di sicurezza). Ad esempio possiamo portare una seconda carta di credito e un secondo documento di identità in modo che, in caso di furto, possiamo garantirci almeno l'espatrio con facilità, senza dover andare a fare trafile al consolato per avere documenti provvisori.

Io solitamente porto sempre il doppio di tutto (passaporto e carta di identità, bancomat e carta di credito prepagata, contante di piccolo taglio da usare in giornata e banconote più grandi da lasciare nascosti), in questo modo mi assicuro di poter tornare a casa facilmente. Purtroppo mi è successo più volte di essere stata borseggiata quindi ho imparato a mie spese a diventare previdente.

Un modo utile per nascondere i soldi è, ad esempio, quello di avere delle piccole tasche cucite dentro gli abiti.

- informarci, prima di partire, del luogo in cui andremo

è un'altra cosa molto importante che spesso si sottovaluta. Conoscere la cultura, gli usi e i costumi è fondamentale per seguire alla lettere le leggi e le usanze del posto. Non solo per rispetto, ma sopratutto per la nostra incolumità. Purtroppo, infatti, in molti Paesi del mondo i nostri comportamenti occidentali sono considerati addirittura punibili dalla legge.

5) Fidiamoci di noi

Ricorda: siamo molto più di quel che pensiamo di essere. La forza che si cela dentro ognuna di noi è incalcolabile. Anche quando non lo crediamo possibile possiamo uscire da qualsiasi situazione difficile e il nostro spirito di sopravvivenza ci aiuterà a fronteggiare qualsiasi ostacolo.

Fidarci di noi stessi e affidarci alla nostra buona stella sarà la chiave del nostro successo e, in questo caso, del nostro viaggio.

Il coraggio che tanto ammiriamo negli altri e che raramente scorgiamo in noi verrà fuori improvvisamente, nei momenti di reale bisogno. Riusciremo a fare anche ciò che non pensavamo possibile. Io pensai la stessa cosa quando decisi di fare il Cammino di Santiago e ogni giorno credevo di non riuscire ad arrivare. Ma sono arrivata a Santiago e oltre, ed è proprio in questi momenti che la nostra autostima salirà vertiginosamente e ci ameremo tantissimo.

Se ci pensate, quante volte ci è capitato di riuscire a realizzare qualcosa che solitamente lasciavamo fare a qualcuno di più capace e sentire nel cuore un pizzico di profondo orgoglio? Queste sono grandi vittorie personali e fanno aumentare la fiducia nelle nostre capacità.

Viaggiare da soli almeno una volta ci permettere di acquisire gli strumenti per poter realizzare nella vita grandi obiettivi e sogni. 

Constatare che anche noi possiamo farcela, arrivando dove non avremmo mai immaginato fosse possibile, ci darà modo di riscattarci e ci permetterà di capire che tutto è possibile se siamo disposte a crederci davvero.

Va poco lontano chi non crede in se stesso, chi non lotta per realizzare i propri sogni, chi non crede di poter fare ciò che il cuore gli suggerisce.

Il coraggio non è assenza di paura ma il profondo desiderio di superarla.

6) Pianifichiamo il viaggio

Tempo fa decisi di fare il mio primo viaggio in solitaria a Dublino con il desiderio di superare alcune paure tra cui quella della barriera linguistica. Partii infatti senza conoscere l'inglese ma, con mio grande stupore, questo viaggio si dimostrò un'esperienza bellissima e fuori da ogni aspettativa.

Abbiamo detto che per superare le paure dobbiamo affrontarle ma se non riusciamo a fare nemmeno il fatidico primo passo allora possiamo pianificare l'itinerario cercando di trovare delle soluzioni che ci diano un minimo di serenità in più ad esempio scegliendo luoghi non troppo lontani da casa oppure posti che conosciamo almeno un po'.

Fare la prima esperienza da sole in una città "friendly" che ci fa sentire serene è un modo per affrontare questa avventura a piccoli passetti e senza troppi traumi.

Noi donne a volte ci sabotiamo proprio per la convinzione diffusa che il mondo là fuori sia una grande giungla pericolosa. Questa visione esasperata che trapela spesso dai media e dall'opinione pubblica la riusciremo a smorzare un poco per volta. Conoscendo il posto in cui andremo e seguendo quelle regole di sicurezza di cui vi ho parlato sopra, la nostra prima esperienza non ci farà più così paura.

Con il tempo poi si affinerà l'intuito, il buon senso e saremo in grado di migliorare anche quei piccoli accorgimenti da adottare in viaggio.

Mi raccomando, mai abbassare la guardia.

Finalmente si parte

Quando partii per il mio primo viaggio in solitaria scelsi l'Irlanda proprio perché, anni addietro, l'avevo visitata con mio marito durante il nostro viaggio di nozze e poi successivamente con mia madre e mia sorella in un bellissimo viaggio fra donne. L'ho amata sin da subito e la consideravo bella e tranquilla, ideale per la mia prima volta da sola. Ero molto giovane, inesperta, non parlavo inglese e quindi scegliere una città europea che conoscevo si rivelò la miglior soluzione.

A Dublino ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili. Mi sono sentita come a casa, nonostante la distanza. Non ero spalleggiata da amici e famigliari e potevo contare solo su me stessa ma l'ignoto non mi spaventava più. Fu una bella sfida e un trampolino di lancio per le avventure successive.

Consigli utili per organizzare il viaggio

Scegliete la destinazione, decidete la data e cercate possibilmente di scegliere una stagione in cui le ore di luce sono tante, in modo da non ritrovarvi in giro con il buio mentre visitate i siti di interesse.

Scegliete attentamente il vostro alloggio, non tanto in base al prezzo ma in base alla zona evitando quindi quartieri troppo periferici o poco tranquilli.

Riguardo le informazioni da reperire prima della partenza avete l'imbarazzo della scelta: guide turistiche, gruppi di viaggio su Facebook, blog di viaggi, amici che hanno già visitato il posto, siti web ufficiali della nazione che visiterete. A voi la scelta, sbizzarritevi!

Scaricatevi sul cellulare le app utili, come quella sui mezzi pubblici del posto e quella per il cambio. Ci sono anche app per la sicurezza collegate ai numeri di emergenza, come HereWeGo e quelle più futili come TheFork per sapere dove andare a mangiare. Inoltre vi consiglio Booking.com per i vostri pernottamenti e per gestire le prenotazioni fatte, se poi volete usufruire del mio sconto potete farlo inserendo il codice coupon 012f91e4

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Partite. Fatelo. L'importante è non indietreggiare. Non ve ne pentirete. E poi non vedo l'ora di leggere, tra i commenti, le vostre esperienze in merito al primo viaggio in solitaria!! Quindi che aspettate?

Questo è il vostro momento!

Sylvié


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Dublino, il mio primo viaggio in solitaria

Dublino, capitale della Repubblica d'Irlanda, è una città giovane, cosmopolita e multietnica. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lingua inglese qui è decisamente di casa. L'irlanda del Sud è infatti conosciuta per la sua ospitalità e Dublino non è certo da meno.

Se per caso però non parlate nemmeno una parola di inglese tranquilli, nessun problema, comunicare con i dublinesi sarà più semplice di quanto pensiate, il turista è sacro e in un modo o nell'altro la comunicazione infrange le barriere della diversità.

A Dublino ho fatto il mio primo viaggio in solitaria, tanti anni fa e senza conoscere la lingua.

Viaggiare da soli è un'opportunità che ci permette di arricchirci dentro, di metterci alla prova, di superare i nostri limiti e di crescere. Per questo motivo tempo fa presi coraggio e mi buttai nella mischia.

Ma sull'importanza di fare un viaggio in solitaria almeno una volta ne parlerò meglio in un altro articolo. Oggi invece voglio raccontarvi di Dublino e di come questa città sia stata una piacevole scoperta.

Perché ho scelto Dublino

Avevo visitato l'Irlanda anni addietro e l'avevo amata sin dal primo momento quindi per questo ho deciso di fare proprio qui la mia prima esperienza di viaggio da sola. Essendo giovane e inesperta, scegliere una città europea che conoscevo è stata la soluzione migliore.

Volevo mettermi in gioco e avevo bisogno di superare alcune paure tra cui appunto il limite della lingua. Dublino anche in questo è stata una ottima soluzione.  A Dublino ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili e in quel viaggio in solitaria ho percepito la sensazione di sentirmi come a casa nonostante la distanza e nonostante la barriera linguistica. Scegliere un luogo che sentivo "amico" mi ha aiutata a fare quel primo passo verso l'ignoto che tanto mi spaventava.

Dublino è, oltretutto, una città piccola e non caotica, ancora percorribile a piedi, con un centro urbano concentrato e percorribile in brevi distanze. A quei tempi c'era un tasso di delinquenza molto basso (non so ora) per cui fu possibile camminare serenamente per le strade a qualunque ora e senza paura di essere aggrediti. Questo, per chi viaggia da solo, è un fattore importantissimo! soprattutto, ahimè, se si è una donna.

Dove ho alloggiato

Appena atterrata a Dublino mi sono recata all'ostello Jacob's Inn prenotato su booking.com prima della partenza. Mi sono trovata benissimo e quindi mi sento di consigliarlo.

Sul mio blog trovate anche una mia recensione ben dettagliata sull'ostello.

Jacob's Inn si trova in una traversa di Talbot Street, vicino alla O’Connell Street Lower, una delle vie più strategiche a nord del Liffey, vicinissimo al O’Connell Bridge e quindi a due passi dal centro. La struttura è molto carina, moderna e giovanile. Il personale è molto disponibile. Le camerate sono luminose e pulite. Ci sono diversi spazi comuni dove poter passare del tempo libero e c'è una cucina a disposizione per chi vuole prepararsi qualcosa da mangiare. Nei dintorni avrete a disposizione diversi supermercati. Potrete quindi risparmiare su pranzi e cene e trasformare così, il vostro, in un viaggio low-cost.

Insomma, l'ostello può essere una valida soluzione se si vuole vivere appieno l'esperienza di un viaggio zaino in spalla. Inoltre, essendo frequentato da tantissimi giovani provenienti da tutto il mondo, questo vi darà anche l'opportunità di fare nuove amicizie e aprire i vostri orizzonti.

Vivere Dublino con gli occhi di un viaggiatore.

Avendo già visitato Dublino più volte in passato, con occhi da turista, ho deciso questo volta di vivere la città con una prospettiva differente, quella di viaggiatore, osservando e gustandomi le piccole cose che spesso sfuggono per fretta e voglia di vedere tutto in pochi giorni.

Mi sono subito concessa una lungo sosta alla caffetteria dietro l'angolo, tra Talbot e O'Connell Street, alla Kylemore, per rallentare e per riflettere su ciò che mi stava attorno.

Questa antica caffetteria si trova proprio là dove si erge la statua dello scrittore James Joyce, uno tra i miei autori preferiti assieme a H.C.Andersen.

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Qui decido di assaporare una gustosa fetta di torta e un te fumante ai frutti rossi e mentre lo faccio tiro fuori dalla borsa il mio bloc-notes e comincio ad annotare le mie riflessioni. In questo luogo ho cominciato a scrivere le mie prime memorie di viaggio e ad assaporare l'idea di aprire un blog per raccontare le mie avventure di viaggiatrice.

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Essendo il primo viaggio in solitaria in una grande città europea e senza conoscere la lingua del posto, rifletto anche sulla grande sfida che sto affrontando con me stessa. Le parole cariche di emozione escono dalla mia penna a fiumi sul piccolo quaderno. Assaporo la torta, guardo fuori dalla grande vetrata. La gente passa, assorta. Osservo i loro volti espressivi. Ogni sagoma e sguardo mi narra storie diverse. Inizialmente mi sento osservatrice e narratrice di un mondo che mi gira intorno, ricco di colore, di profumi, di rumori poi improvvisamente mi sento parte di quel mondo e immagino per un istante di essere una dublinese che sorseggia il suo te in pieno relax. Comincio a vivere Dublino.

Ricordo che lo stato d'animo euforico e sognante mi accompagnò per tutta la durata del viaggio e quel luogo di riflessione, con la sagoma di J.Joyce in bella vista, divenne l'icona del mio essere viaggiatrice e non più turista. Quella tappa fissa quotidiana, prima di ogni tour giornaliero alla scoperta della città, è ancora un ricordo vivido, il più bello che ho sul mio primo viaggio in solitaria.

Cosa vedere a Dublino

Durante la settimana di permanenza a Dublino, l'ostello mi ha messo a disposizione un free tour di qualche ora per i posti più caratteristici della città, da fare liberamente in uno dei giorni da loro indicati. Anche se non amo tanto le visite guidate decisi comunque di dedicare una mattina a questa escursione e, con mia sorpresa, quella che pensavo essere la solita visita in tour-bus si rivelò invece un bellissimo giro a piedi per gli angoli nascosti di Dublino.

La guida, rigorosamente in inglese, ci illustrò in modo molto pittoresco e appassionato la storia travagliata dell'Irlanda e della sua capitale. Il gesticolare del giovane ragazzo dai ricci color rame mi permise di ridere e capire qualcosina del discorso, nonostante la mia scarsa padronanza della lingua.

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Alla fine del tour abbiamo fatto tutti tappa al The Old Storehouse, un tipico pub irlandese molto carino dove poter gustare dell’ottimo cibo irlandese a prezzi modesti. Il piatto che vi consiglio é quello con il salmone affumicato, veramente ottimo, anzi direi divino. L'ambiente é gradevole, rigorosamente “Irish” e frequentato anche da molte donne e famiglie. Ogni pomeriggio fanno musica tradizionale live. Un'atmosfera che rapisce e coinvolge. Questo posto mi ha lasciata profondamente colpita.

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Dublino sa affascinare, ad ogni angolo e in ogni momento, inaspettatamente. Anche per questo motivo, forse, é considerata una delle capitali europee più amate dai giovani di tutto il mondo.

La domenica la maggior parte delle attività commerciali sono chiuse ma le vie dublinesi brulicano comunque di turisti di ogni nazionalità che non si arrendono al fatto di non poter fare shopping. Dalla mattina alla sera la fiumana di gente, imperterrita, non cessa di percorrere in lungo e in largo le piccole e grosse arterie della capitale.

Quel giorno ricordo di aver evitato i luoghi di interesse turistico, troppo affollati e comunque da me già noti, come il Trinity College, la cattedrale di San Patrizio, le distillerie e i musei. Mi riversai invece sulle vie pedonali per poi visitarei quartieri che avevo sempre visto di sfuggita.

Da O'Connell Bridge decisi di fiancheggiare la riva sud del fiume Liffey, fino al Ha'penny Bridge, un ponte in ferro bianco molto caratteristico dallo stile retrò e pieno di lucchetti appesi.

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Non molto distante da qui si trova il famoso Temple Bar, un'icona di Dublino che non puoi perderti. In quell'occasione mi inoltrai nelle viuzze respirando la musica, l’aria di festa e le risate che provenivano dai pub circostanti. Quando calò la notte vidi questi pub prendere vita, non più dai turisti ma dai dublinesi. Un incredibile incontro tra genti di ogni età, sesso e cetto sociale che ballavano e cantavano assieme, davanti a un pinta scura.

La mattina successiva decisi di andare a visitare il Phoenix Park. Bellissimo e immenso, da visitare assolutamente se amate immergervi nella natura. Qui si trova anche il noto zoo che dicono sia molto grande e bello ma che io ho evitato. Non amo gli zoo ed entrarci va contro i miei principi. Ricordo che riuscii a vedere solo una parte del parco, era troppo grande da fare a piedi. Decisi quindi di tornare in centro, verso le rive del Liffey, nella parte che ancora non avevo visto, a nord-est del O'Connell Bridge.

Qui continuai per la via pedonale fino alla Hawthorn Terrace e mi imbattei sulle impressionanti sculture in bronzo di Rowan Gillespie, The Famine Memorial, che rappresentano le vittime della grande carestia che colpì l’Irlanda nel 1845. Un colpo al cuore! è straziante vedere i volti struggenti, affossati, e i corpi mal nutriti che camminano come zombie.

Lasciai quel posto, un poco angosciata, per dirigermi verso il EPIC (l’Irish Emigration Museum) dalle inconfondibili vetrate. Arrivai fino alla banchina, dove di trova ormeggiato il veliero della Jeanie Johnston Tall Ship, per ammirare il panorama che da qui è spettacolare. Mi spinsi poi fino al Samuel Beckett Bridge, uno dei ponti più moderni di Dublino.

Non so quanti km ho percorso in tutto il giorno ma la soddisfazione è stata tanta. Quando decisi di tornare in ostello era già sera e dopo un po' di meritato riposo conclusi la mia giornata in un pub vicino, dove cenai e ascoltai buona musica.

L'ultimo giorno a Dublino ricordo di averlo vissuto in lentezza, in pieno relax, dedicandomi a fare shopping e passeggiando per le vie pedonali dalle tipiche pianelle rosse. Entrai anche nei numerosi Dunnes Stores per comprare qualche souvenir e camminai lungo la mia strada preferita, la Graftonstreet. Percorrere questa via mi mette sempre di buon umore, con i suoi tanti artisti di strada e le sue vetrine colorate.

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Giunsi fino al famoso St. Stephen's Green e, nonostante lo avessi visitato più volte in passato, non riuscii a resistere... è uno dei miei posti preferiti in assoluto. Valicai l'arco di ingresso e mi riversai tra i sentieri sterrati pieni di alberi ed aiuole fiorite. Nei prati la gente prendeva il sole. Arrivai fino a quello che considero il mio rifugio dublinese, il gazebo bianco, in legno stile vittoriano immerso nel verde che si affaccia su un laghetto artificiale pieno di vita: papere, cigni e tanti altri animali acquatici.

Una cartolina. Un sogno da cui non avrei voluto risvegliarmi.

Appena fuori dal parco, nella King Street, c’è il famoso Stephen's Green Shopping Centre, da visitare assolutamente. È un centro commerciale in stile liberty, su tre livelli, con un grande orologio centrale appeso sui colonnati, molto caratteristico nel suo genere.

Quel giorno lo visitai con lentezza, pranzai e feci un giro per i negozi. Prima di andar via mi ricordo che feci un'ultima tappa golosa, nello stand invitante di Johnnie Cupcakes, ricco di coloratissimi cupcake che erano la fine del mondo.

Tornai alla base carica di sacchetti, sperando di farceli stare in valigia. Mi riposai un pochino e aggiornai i miei appunti. Sentii la mia famiglia e mi accorsi che si era già fatta sera. Decisi di andare a cenare al Saburritos, nella Tabol Street, proprio difronte alla statua di J.Joice. Un posto che vi consiglio, dove mangiare un ottimo Burritos o un piatto veloce della tipica cucina messicana. È un take-away ma ci si può anche fermare. L'ambiente è confortevole, anche se piccolo. Lo stile è moderno, con tavoli quadrati bianchi e sedie a righe nere. Si può stare all’aperto e anche all'interno.

Tra un morso piccante e un sorso di birra per alleviare il bruciore, mi accorsi che la maggior parte dei clienti erano donne di una certa età e giovani. Mi sentii a mio agio, felice, e nonostante la bocca infuocata divorai letteralmente quel buonissimo pasto .

Mi sono goduta quegli ultimi istanti passeggiando un’ultima volta per le strade piene di musica, salutando così la mia Dublino.

Lei non riesce mai a deludermi ed è per questo che, ogni volta che riparto, il mio è sempre un arrivederci e mai un addio.

Sylvié