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Percorsi ciclabili verdi a Copenaghen

Si chiama Grønne Cykelruter la rete di piste ciclabili e di sentieri che attraversano i parchi e le aree verdi di Copenaghen.

Si sa, la Danimarca è una tra i Paesi con il più alto numero di biciclette utilizzate quotidianamente dalla popolazione e, soprattutto nella capitale, se ne vedono sfrecciare a migliaia ogni giorno.

Per questo motivo il comune di Copenaghen ha realizzato una nuova rete di percorsi ciclabili che possano essere utili a chi volesse trascorrere in pieno relax un tour della città, immersi nel verde e nelle bellezze paesaggistiche.

 

Grønne Cykelruter 2018
La rete ciclabile Grønne Cykelruter a Copenaghen

La Grønne Cykelruter attraversa i parchi, passa difronte ai porticcioli, aggira le strade trafficate e permette di attraversare in lungo e in largo la città con più facilità e in piena sicurezza.

Oltre alla fitta rete di piste ciclabili cittadine già esistenti è stato ideato questo progetto green che prevede l'aggiunta di ben 24 percorsi ciclabili verdi, per un totale di circa 115 km di cui circa 58,5 km già realizzati.

Dare modo di scoprire le città in lentezza e favorire il turismo ecosostenibile è la sfida del secolo che i paesi nordici sono pronti ad attuare. Copenaghen in prima linea.

La volontà si è sempre vista anche nelle piccole cose, come ad esempio la presenza di pit stop per il gonfiaggio ruote ad ogni angolo della città o dell'organizzazione di taxi e mezzi pubblici nell'accogliere le biciclette.

Insomma un vero e proprio piano urbanistico e sociale a misura di bici e di uomo che da tempo permette ai danesi uno stile di vita proiettato ad un'attenzione sempre maggiore verso l'ambiente.

Ed è così che, ancora una volta, la Danimarca ci insegna come l'ecologia sia una realtà possibile e un modo molto bello di valorizzare il proprio territorio.

Visiona il volantino con la mappa del percorso ciclabile

FONTI: www.kk.dkwww.toppenafdanmark.dk

Sylvié


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Sankt Hans, la festa danese dedicata al solstizio d'estate

Il 23 Giugno, in Danimarca, si festeggia Sankt Hans (San Giovanni), la festa dedicata al solstizio d'estate. Ecco come i danesi festeggiano questa  bellissima tradizione e come noi abbiamo partecipato all'arrivo dell'estate.

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Festeggiamenti di Sankt Hans 

Una delle cose più emozionanti e caratteristiche del vivere in Danimarca è, per me, poter vedere come i danesi festeggiano le loro antiche feste pagane, ormai spesso legate ai culti cristiani che però non hanno perso nel tempo il loro fascino suggestivo e il loro significato primordiale.

Una tra queste festività è Sankt Hans, il nostro San Giovanni per intenderci, ovvero la festa dedicata al solstizio d'estate. Per questa occasione, la notte del 23 Giugno, in tutta la Danimarca e in ogni quartiere della capitale, si accendono grandi falò, si fanno grigliate all'aperto, si aspetta la notte e si esorcizzano gli spiriti maligni propiziando il nuovo ciclo di vita e di luce, tra balli, canti e risate da fare intorno al fuoco.

L'estate che arriva è qualcosa di prezioso per il popolo nordico e va festeggiata, non importa se durerà poco. I danesi amano e onorano la luce come fosse una divinità e non perdono occasione per stare all'aperto, con gli amici e la famiglia, a fare festa prima che il buio rapisca nuovamente le ore del giorno riportandoli nell'oscurità della nuova stagione.

Sankt Hans è la festa del sole, della luce, del raccolto, della prosperità. Retaggio della cultura vichinga, ha cercato di resistere nel tempo, contro la trasmutazione e l'assorbimento culturale della chiesa. Se pur di religione protestante i danesi non rinunciano quindi a festeggiare Sankt Hans ma lo fanno mantenendo le loro tradizioni millenarie.

Oggi Sankt Hans è una festa ancora intrisa di magia e un evento che consiglio di non perdere, se state programmando un viaggio in Danimarca.

Festeggiamenti secondo tradizione

IL TAGLIO DELLA SIEPE

Tradizione vuole che, non prima di 15 giorni dalla festa del solstizio e non dopo, tutti i giardini danesi devono essere sistemati e le siepi tagliate a regola d'arte. Questa tradizione, anticamente, aveva probabilmente la funzione di procurare la legna per i falò che veniva messa poi a essiccare nei giorni più caldi, prima del solstizio.

Oggigiorno è rimasta la tradizione del taglio della siepe e ci si prepara per Sankt Hans abbellendo il giardino per la festa, anche appendendo lanterne e piccole decorazioni naturali. Questi preparativi solitamente li si può scorgere fuori città, nelle zone residenziali dove si trovano le ville con immensi giardini. In città la maggior parte dei palazzi hanno invece il giardino all'interno di una corte, accessibile solo ai residenti e quindi non visibile agli occhi dei passanti. Io, avendo un marito giardiniere, ho potuto vedere spesso i giardini di Copenaghen e assistere al taglio della siepe, constatando di persona quanto i danesi ci tengano a questa tradizione.

FALO' E FESTEGGIAMENTI A COPENAGHEN

In tutta Copenaghen si accendono fuochi e, decidere dove andare ad assistere ai falò, diventa difficile. C'è davvero l'imbarazzo della scelta. Ci sono quelli sotto casa, organizzati dai rioni, solitamente più piccoli e tranquilli che però non rinuncia a mettere a disposizione un po' di musica, da bere e da mangiare per i propri condomini. Ci sono poi quelli più grandi e popolari, organizzati dai privati e dai comuni. Questi ultimi sono dei veri e propri eventi frequentati dalla popolazione e distribuiti nei vari parchi e angoli della città. I festeggiamenti si protraggono per tutta la notte, tra musica, birra e risate. Uno spettacolo e un'occasione da non perdere anche per i numerosi turisti che ogni anno visitano la capitale in questo periodo.

Si arriva nei parchi dal pomeriggio, rigorosamente in bicicletta e con copertina al seguito, da stendere a terra. Ci si organizza il proprio spazio. Ci si porta dietro da mangiare e da bere. Spesso si organizzano grigliate con gli amici, nelle tante aree apposite. Si passa un piacevole pomeriggio aspettando che arrivi la sera.

Ed è allora che si cominciano a scorgere i falò in lontananza, uno, poi un altro e un altro ancora. La città si illumina e si festeggia ufficialmente Sankt Hans dando il benvenuto all'estate.

La mia esperienza nel bosco di Klampenborg

FESTEGGIARE SANKT HANS A BAKKEN, DIFRONTE AL LAGO

Noi quest'anno abbiamo deciso di andare a Bakken, il parco divertimenti che si trova all'interno del bosco di Klampenborg, a nord di Copenaghen.

Decidiamo di arrivarci in bicicletta, l'aria è frizzante ma piacevole. Pochi minuti da casa e siamo nel bosco, tantissime le bici parcheggiate, la musica ci indica la strada e in poco tempo ci ritroviamo difronte al lago.

Sono appena le nove di sera ma la gente è già tanta, chi sdraiata sull'erba, con la copertina, chi sulle seggiole pieghevoli portate da casa, chi in piedi, mentre guarda in direzione del lago dov'è stato creato un palco provvisorio su una piattaforma galleggiante.

Un gruppo di musicisti suona revival anni 70', la gente canta, si dondola a ritmo, la musica entra dentro complice dell'alcool che abbonda. Il paesaggio è molto suggestivo, gli alberi intorno al lago sembrano abbracciarci e invitarci a danzare.

La notte arriva ma è ancora luce. La musica aleggia, qualcuno canta e altri ballano. L'atmosfera è bellissima, magica, surreale. Ma lo spettacolo più bello deve ancora arrivare.

Intorno alle 22.30 di notte si accende il falò preparato in mezzo al lago e si intona un canto tradizionale che la gente accompagna con la propria voce, grazie al testo che ci viene fornito poco prima.

Finito il canto cala il silenzio, mentre il fuoco continua a scoppiettare. All'improvviso un boato... pum! ..pum!! ...pum!!! e il cielo si colora di rosso e di luci.

I fuochi d'artificio si susseguono a raffica, la gente è sgomenta e affascinata al contempo. Le suggestive coreografie pirotecniche lasciano tutti senza parole e col naso all'insù. Un grande applauso sancisce quello che tutti credono essere il finale ma è solo l'inizio. Un altro boato colora nuovamente il cielo, di rosso e di un bianco scintillio. Girandole di luci, razzi ed enormi mandala luminosi si alternano a suon di musica.

Restiamo mezzora così, assorbiti da tale meraviglia e stupore. Un'emozione incredibile e indescrivibile. Le ultime note chiudono in bellezza la serata mentre il fuoco del grande falò si sta ormai consumando. L'estate è finalmente arrivata. Ricchi di questa bellissima esperienza andiamo via tra la fiumana di gente, un po' come quando si va via da un bellissimo concerto e ancora si deve metabolizzare per bene l'emozione provata. Sicurante un'esperienza da fare almeno una volta nella vita.

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Fuochi d'artificio a Bakken

COME ARRIVARE A BAKKEN

Si arriva facilmente in treno anche dal centro città, con la linea C dell'S-Tog.

La fermata è quella di Klampenborg. Dalla stazione si percorrono circa 600 mt. a piedi verso la Dyrehaven. Li si trova un cancello in legno, di colore rosso mattone, che segna l'ingresso est del grande parco. L'ingresso al parco è gratuito.

Sylvié


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Copenaghen, l'Hermes di Købmagergade

I passanti della via Købmagergade a Copenaghen ne sono spesso ignari, ma basterebbe alzare lo sguardo al cielo per vederlo in tutto il suo splendore. Mercurio, o Hermes per i Greci, da oltre 100 anni è li, a suo agio, nel tetto del palazzo che fino al 1971 ospitava il Negozio-Fiera di Copenaghen, ora sede di una importante compagnia di business danese.

viaggiare-zaino-in-spalla-hermes-copenaghenCon i suoi piedi alati e il suo caduceo, bastone sacro con i due serpenti ritorti, simbolo di pace e prosperità, si affaccia pericolosamente ma con saldo equilibrio, e sprigiona la sua magia tra gli abitanti che passano per la via dello shopping danese, dando loro prosperità e l'augurio di far girare l'economia della capitale. Il bastone teso e la sacchetta piena di monete che stringe in mano ne rivelano l'intenzione.

Lo scultore Giulio Schultz, che nel 1896 ha realizzato questo bellissimo dio di bronzo, probabilmente pensava proprio a questo, dando vita al simbolo di buon auspicio per la città e per tutti coloro che, passando in quella via, si fanno rapire dalla magia di Hermes.

E voi lo avete mai visto? Non sempre ci si fa caso ma se vi ho incuriositi sarà una buona occasione per tornare tra le strade danesi in cerca di un po' di fortuna.

Sylvié


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La credenziale del pellegrino

Ormai, ovunque nel mondo, sempre più enti legati ai cammini adottano l'utilizzo della credenziale. Ma non è sempre stato così. La credenziale del pellegrino, sopratutto nel medioevo, era infatti riservata ai fedeli che andavano in pellegrinaggio verso luoghi di fede. Oggi questa viene usata anche dai camminatori e dai backpacker che intraprendono un cammino per motivi non religiosi.

Ma vediamo insieme cos'è la credenziale e a cosa serve. E sopratutto se è obbligatorio o meno averla per poter percorrere un cammino.

Cos'è la credenziale

La credenziale nasce come "passaporto del pellegrino" ossia una sorta di documento ecclesiastico che attesta il pellegrinaggio verso luoghi di fede e che permette al pellegrino di poter accedere facilmente alle strutture ricettive come ad esempio quelle legate alle parrocchie e quelle comunali. Nel tempo però questo sistema si è ampiamente diffuso ed ora viene utilizzato anche dalle strutture private che permettono ai pellegrini in suo possesso di dormire a prezzi modici.

Durante i secoli la chiesa, per garantire ai suoi fedeli un passaggio più facile e un riparo sicuro anche in terre straniere, ha sempre adoperato questo sistema ed essendo quindi ben collaudato è ormai diventato un metodo diffuso che le istituzioni e le associazioni, legate alla promozione dei territori, adoperano per dare la possibilità ai backpackers di accedere alle strutture convenzionate e dar loro la possibilità di riscoprire il territorio a passo lento senza dover spendere troppi soldi.

Oggi troverete quindi la credenziale un po' ovunque, sia su cammini storici come quello di Santiago de Compostela, sia su quelli ancora pochi conosciuti come quello Minerario di Santa Barbara in Sardegna o sul Carlo Magno, in Val Camonica, sui cammini Giapponesi, irlandesi, danesi ecc.

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Com'è fatta e come si usa la credenziale?

Ogni credenziale è sempre suddivisa in due parti: una parte in cui vengono inseriti i dati del pellegrino/camminatore; un'altra parte provvista di spazi bianchi dov'è possibile apportare il sello delle strutture dove ci si ferma a dormire.

Essendoci riportati i nostri dati, la credenziale diverrà quindi a tutti gli effetti il nostro documento personale e identificativo di pellegrino su quel cammino.

Il sello invece non è altro che un timbro con il logo e il nome della struttura che ci ospita. Assieme al timbro viene inserita anche la data di arrivo, per testimoniare il passaggio effettivo del pellegrino/camminatore in quel posto.

Gli spazi bianchi che prendono pian piano forma in un tripudio di colori e forme particolari diventeranno, alla fine del nostro cammino, una sorta di mappa indelebile e un ricordo bello da conservare.

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E' obbligatorio averla per poter percorrere un cammino?

Come già accennato, usare la credenziale ci da modo di accedere alle strutture a prezzi modici e spesso anche alle strutture comunali o a quelle ecclesiastiche che adottano la formula "a donativo", ossia ti offrono un letto in cambio di una semplice offerta libera. Senza credenziale in molte di queste strutture non si può accedere. Questo permette ai pellegrini e ai backpackers di  fare cammini anche lunghi senza dover spendere troppi soldi.

Senza credenziale questo potrebbe diventare un problema perché non sempre il territorio offre numerose strutture ricettive, sopratutto in luoghi isolati o nei piccoli borghi, quindi va da se che, se anche averla non è un obbligo per percorrere i sentieri, resta pur sempre una  necessità e utilità per non dover cercare soluzioni estreme come dormire all'aperto in tenda o pernottare a prezzi maggiorati.

Ma, al di là del fattore economico, la credenziale rimane comunque un attestato del nostro percorso e quindi un bel ricordo da conservare. Ogni credenziale infatti ha le sue particolarità e per un camminatore ogni sello apportato diventa come una conquista sudata e meritata. Avere la credenziale non è solo una questione di sconti, non è solo un modo per viaggiare low cost, è anche un modo di viaggiare avendo sempre presente la mappa del proprio cammino conquistata passo dopo passo. Inoltre molti cammini prevedono, a fine meta, la consegna di un testimonium come ad esempio la Compostela a Santiago. In questo caso la credenziale attesta l'avvenuto percorso ed è obbligatorio averla timbrata ogni giorno per poter ricevere l'attestato finale.

Ma vediamo ora, nello specifico, come ottenere le varie credenziali.

La credenziale per il Cammino di Santiago

Lungo il cammino di Santiago de Compostela, in Spagna, la credenziale vi darà modo di accedere a donativi, comunali e albergues privati senza la quale non avreste proprio modo di accedere. In ogni albergue troverete letti a castello, sorrisi e gentilezza, accoglienza e disponibilità da parte degli hospitaleros. La credenziale vi permetterà anche di vivere, forse con maggior intensità, l'essere un pellegrino in cammino verso Santiago e vi darà il diritto di ricevere, una volta arrivati alla meta, la famosa Compostela.

La Compostela non è altro che una pergamena con su scritto il proprio nome in latino. Viene rilasciata ai pellegrini che hanno fatto il cammino, sia per motivi religiosi che spirituali, anche in maniera non continuativa, attestando l'avvenuto cammino e l'arrivo alla Cattedrale di San Giacomo a Santiago de Compostela.

Per ricevere la Credenziale del cammino di Santiago ci sono due modi:

  • Richiederla tramite la chiesa, in Italia stesso, domandando alla propria diocesi che si informerà a sua volta e ve la farà avere più o meno facilmente;
  • In modo più semplice e veloce, ordinarla online direttamente da Santiago sul loro sito ufficiale. In questo caso, nel giro di una settimana e con un contributo minimo, vi arriverà comodamente a casa (attualmente la spesa per ordinare online la credenziale è di 2 euro più spese di spedizione); Ecco il sito per ordinare la credenziale
  • Altro modo è quella di prenderla direttamente all'ufficio del pellegrino nel luogo di partenza (solitamente nelle tappe principali come Saint Jean Pied de Port, Leon, Sarria per quanto riguarda il cammino Francese).

Importante

Se uno vuole, può fare il cammino anche spezzandolo in più riprese e riprendendolo poi in diversi periodi, usando sempre la stessa Credenziale. Io stessa, quando feci il mio cammino, per via di una tendente dovetti fermarmi e ripresi il cammino l'anno dopo utilizzando la stessa Credenziale. In questo caso basta riprendere dal punto di interruzione e continuare a far timbrare in modo progressivo.

Se per caso si comincia il cammino da Sarria bisognerà apportare, alla credenziale, due selli al giorno ossia uno lungo il cammino (ad esempio nei bar o nelle chiesette lungo la via) e uno nell'albergue dove si dorme. Questo solo ai fini di poter avere la Compostela.

La credenziale per il Cammino Minerario di Santa Barbara

Anche la Sardegna ha il suo cammino ben segnalato e strutturato, progetto regionale di valorizzazione del territorio e del turismo in una delle zone più belle della Sardegna, il Sulcis Iglesiente e Guspinese.

Un percorso ad anello, di 24 tappe su 386 km che parte da Iglesias e torna alla stessa città, passando per luoghi spettacolari come Montevecchio, Villacidro, Santadi,  Sant'Antioco. Un lavoro di segnalatura impeccabile, grazie al duro impegno della fondazione, per garantire ai pellegrini un'esperienza indimenticabile.

Il Cammino Minerario di Santa Barbara è nato da pochi anni ma ha già una sua cospicua folla di camminatori e, naturalmente, una sua credenziale per poter accedere alle strutture affiliate e ottenere a fine cammino il testimonium che attesta l'avvenuto cammino.

La credenziale viene rilasciata dalla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e si può avere in più modi:

La credenziale per il Cammino di Carlo Magno

Essendo un cammino molto giovane, nato da circa un anno, la credenziale è stata creata solo recentemente ma è già disponibile contattando direttamente gli ideatori del cammino, due giovani bergamaschi che hanno fatto un lavoro impeccabile per segnalare a dovere tutto il percorso e creare una guida ben dettagliata.  Molte strutture ricettive hanno già aderito al progetto quindi la credenziale ci servirà per poter accedere a prezzi di favore. Inoltre gli ideatori del cammino hanno avuto definitivamente l'appoggi delle istituzioni e ora il cammino di Carlo Magno è diventato un cammino ufficiale con tanto di testimonium finale.

Non essendoci ancora una sede definita o un ufficio del pellegrino, per richiedere la credenziale dovete scrivere una mail a: amiciviavaleriana@libero.it e indicare il numero di quanti partiranno, con il luogo di provenienza per poter creare un archivio statistico dei camminatori. Riceverete quindi il file in formato PDF pronto per la stampa fronte/retro.

Per qualsiasi informazione potete contattare Andrea Grava e Antonio Votino sul Gruppo Facebook Amici della Via Valeriana dal Lago d'Iseo alla Valle Camonica

La credenziale per la Via Francigena

Uno dei cammini più famosi e percorsi d'Italia è la Via Francigena, un'antica via pellegrina che collegava il resto d'Europa con l'Italia per raggiungere, in pellegrinaggio, la sede del Vaticano a Roma.

Su questo cammino ormai ci passano migliaia di backpackers, l'organizzazione del percorso è ben strutturata e, si vocifera, ha poco da invidiare al più noto Cammino di Santiago.

La credenziale emessa dall'Associazione Europea delle Vie Francigene, oltre ad avere la funzione già descritta nell'introduzione, dà anche un'altra serie di vantaggi aggiuntivi:

  • Mostrando la credenziale si potranno avere sconti presso i numerosi ristoranti e bar affiliati che si trovano lungo il cammino.
  • Grazie agli accordi presi con Trenitalia e Trenord si potrà usufruire di una tariffa agevolata sui biglietti per gli eventuali spostamenti.

Richiedere la Credenziale è molto semplice:

Può essere acquistata direttamente lungo il percorso (vedi la lista dei punti di distribuzione sul sito ufficiale) oppure direttamente online e poi spedita direttamente a casa assieme all'elenco delle strutture ricettive.

La credenziale per il Cammino della Magna Via Francigena

La via Magna Via Francigena è un antico cammino siciliano che collega Agrigento a Palermo. Sin da tempi immemorabili è sempre stato un importante collegamento che ha fatto da ponte tra le terre del Mediterraneo e quelle del Tirreno, permettendo al Sud di incontrare il Nord e creare scambi di tipo sia culturale che commerciale. Oggi percorrere questo cammino vi darà la possibilità di scoprire i bellissimi borghi e conoscere la cultura sicula.

Tutte le informazioni necessarie per richiedere la credenziale le potete prendere direttamente sul sito ufficiale dell'associazione "Amici delle Vie Francigene di Sicilia". Se visitate la loro pagina dedicata vi verrà spiegato come fare per ordinarla. La credenziale non è a pagamento ma si chiede un contributo libero per le spese di spedizione.

La credenziale per La Via degli Dei

La via degli Dei è un cammino che collega le città di Bologna e Firenze. Sono 130 km attraverso l'Appennino Tosco Emiliano, antica via percorsa da etruschi e romani che oggi rivela un affascinante sentiero escursionistico battuto da tantissimi camminatori ogni anno.

Potete richiedere la credenziale online direttamente sul sito ufficiale. Questa ha un costo di 3 euro+spese di spedizione.

Se non volete richiederla online potete prenderla direttamente sul posto, trovate l'elenco dei punti vendita sul loro sito web.

La credenziale per il "The Ireland Way"

La The Ireland Way è un percorso lungo circa 1.000 km che attraversa tutta l'isola d'Irlanda. I primi 500 km del percorso seguono l'epica marcia dell'irlandese Chieftan O'Sullivan Beare e dei suoi 1000 seguaci. Inutile dire che questo sarà un cammino immerso nella natura più incontaminata e anche un modo per riconnettersi con la parte più spirituale di se stessi. Ma percorrere l'Irlanda a piedi è anche un modo per fare un tuffo nel passato, alla scoperta degli antichi segreti custoditi in ogni sua pietra,  accompagnati da leggende e tradizioni affascinanti. Pensate che alcuni siti megalitici che troverete sulla via sono più antichi delle piramidi egizie.

Se vi ho incuriosito visitate il sito ufficiale, e per richiedere la credenziale andate sulla sezione shop.

La credenziale per il Kumano Kodo in Giappone

Il Kumano Kodo è uno tra i più affascinanti cammini che ho potuto conoscere di persona. Esso è gemellato con il cammino di Santiago de Compostela e se si è in possesso della compostela si può richiedere l'attestato di doppio pellegrinaggio, una volta concluso il percorso giapponese.

Per tutte le informazioni sul cammino di Kumano Kodo vi rimando al mio articolo specifico dove vi spiego tutto nei dettagli. Ora invece vi do i riferimenti per poter richiedere la credenziale e vi consiglio di fare questo cammino solo dopo aver percorso quello di Santiago.

La Credenziale del Kumano Kodo ha la particolarità di avere due lati appositi per i timbri, uno per quelli emessi sul Kumano Kodo e uno sul Cammino di Santiago. Ad ogni modo anche se usate la Credenziale ufficiale del Cammino di Santiago e la portate in Giappone li vi riconosceranno il cammino percorso e, quando finirete il Kumano Kodo, avrete comunque e gratuitamente la vostra Dual Pilgrim.

In Giappone le credenziali sono disponibili presso:

● Centro informazioni turistiche Tanabe (accanto alla stazione JR Kii-Tanabe)
● Centro di supporto KUMANO TRAVEL (vicino alla stazione JR Kii-Tanabe)
● Kumano Hongu Heritage Centre (vicino al Kumano Hongu Taisha)
● Kumano Kodo Kan Pilgrimage Center (accanto a Takijiri-oji)

In Spagna troverete le credenziali con doppio pellegrinaggio presso:

● Centro di informazione Turismo de Santiago (vicino alla Cattedrale di Santiago)

OnLine

Volendo potete ordinare la credenziale anche online dal sito ufficiale KUMANO TRAVEL.

Le credenziali possono essere ritirate anche negli alloggi a Tanabe in base alla disponibilità.

Ci sono poi tanti altri cammini da scoprire, tanti passi da fare, avventure da vivere, questo è solo un piccolo assaggio quindi cominciamo a preparare il nostro zaino, il mondo là fuori ci aspetta!!

Sylvié


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Perché scegliere di alloggiare in ostello

Se non siamo troppo legati all'idea di viaggiare con tutti i confort e se ciò che cerchiamo non è solo una vacanza ma una vera e propria esperienza di viaggio, allora l'ostello ci può dare delle bellissime occasioni per imparare qualcosa.

In primis il rispetto e la pazienza. In una camerata ci possono capitare Spagnoli, Francesi, Australiani, Canadesi, Giapponesi, Americani, Russi, Tedeschi, Coreani, Svedesi, Brasiliani e chi più ne ha più ne metta. Questo ci da la possibilità di aprirci verso altre culture, usi e costumi che non conosciamo e che sicuramente saranno molto diversi dai nostri. I nostri compagni di stanza diventeranno anch'essi parte integrante del nostro viaggio.

Un'altra bella opportunità dell'ostello è il confronto e lo scambio, che avviene al di là della lingua. Quando siamo pronti ad aprire il nostro cuore verso la vita e verso il mondo, possono succedere cose incredibili e straordinarie come appunto fare nuove amicizie e instaurare rapporti internazionali che superano anche le barriere linguistiche.

Io solitamente, se viaggio da sola o con chi ha i miei stessi interessi, sono propensa a pernottare in ostello e mi sono sempre trovata benissimo. In un solo giorno si incontra il mondo e ci si rende conto di quanto esso sia piccolo, se abbiamo la volontà di abbattere quelle barriere mentali che spesso innalziamo per paura del diverso o di ciò che non conosciamo.

La mia prima volta in ostello è stata tanti anni fa durante il mio primo viaggio in solitaria a Dublino, dove ho potuto mettermi in gioco e fare un'esperienza diversa e incredibilmente bella. In quell'occasione ricordo di aver dormito in una camerata femminile con altre tre ragazze di nazionalità diverse e di aver cucinato nella cucina dell'ostello con diversi ragazzi tra cui un italiano. Mi sono trovata bene e a mio agio nonostante fossero tutti molto più giovani di me. In un ostello di Madrid invece ho conosciuto la mia carissima amica messicana con cui tuttora ci sentiamo. Lungo il cammino di Santiago gli ostelli (chiamati albergues) sono invece tutti misti ma tra pellegrini è incredibilmente facile sentirsi a proprio agio, stringere amicizie splendide e accettare persino delle condizioni al dir poco estreme, come il russare del vicino o i rumori di chi si prepara all'alba. Qualche volta si può avere a che fare anche con qualche altro tipo di rumore, che a dire il vero avremmo preferito evitare, ma che fa parte del pacchetto prendere o lasciare.

Scelte estreme si, ma che ci abituano a vivere in ogni condizione possibile, che ci forgiano il carattere e che plasmano il nostro spirito di sopravvivenza. Scegliere di "viaggiare zaino in spalla" infondo è anche questo, un'avventura ai limiti delle nostre abitudini con lo scopo di superarli, quei limiti, e andare oltre. Non mi sarei mai aspettata, infatti, di poter dormire in un albergue senza corrente, né acqua calda, né copertura internet, eppure è stata una tra le esperienze più belle.

Insomma, scegliere di dormire in ostello può avere davvero tanti risvolti positivi, tra cui il lato economico, e non vuol dire necessariamente rinunciare ai confort (ormai ci sono tantissimi ostelli super organizzati con tantissimi servizi per i viaggiatori) ma si tratta piuttosto di scegliere di fare un tipo di esperienza diversa, che ci faccia provare l'ebrezza dell'avventura, che ci metta in gioco e che metta alla prova sopratutto il nostro spirito di adattamento.

Ogni viaggio è un'esperienza a se, bella e indimenticabile, e certamente non è la scelta di una stanza condivisa piuttosto che privata a fare la vera differenza. Non sempre le circostanze sono ideali per una scelta di questo tipo, la sicurezza prima di tutto e in certi Paesi la scelta di una stanza d'albergo si può rivelare la scelta più saggia. Non si è meno viaggiatori scegliendo un albergo.

Ma se farete un'esperienza come quella di alloggiare in ostello, credetemi, vedrete subito la differenza e vorrete rifarlo. Abbasserete tutte le barriere che hanno sempre trattenuto il vostro spirito avventuriero e vi sentirete felici come non mai. Perché spesso comodità non è affatto sinonimo di benessere.

Sylvié


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Viaggiare da sole almeno una volta, ecco perché è utile farlo

Viaggiare da sole è un’opportunità di crescita che non possiamo farci sfuggire. Vuol dire uscire dalla nostra tanto amata confort zone e affrontare quella condizione di responsabilità verso noi stesse che, solitamente, tendiamo invece a mettere in secondo piano. Ma cosa ancor più importante, viaggiare da sole è un bellissimo modo per imparare a conoscerci affondo.

Non essere il limite di te stesso

Chi più chi meno, noi donne abbiamo spesso il vizio di sobbarcarci i problemi del mondo e delegare invece agli altri ciò che riguarda noi stesse. Abbiamo il bisogno costante del parere altrui, sopratutto quando ci si trova a prendere decisioni personali anche banali, come ad esempio quell'abito da indossare che a dirla tutta ci piace un sacco ma che a parere degli altri è troppo appariscente. Figurarsi poi quando i nostri desideri sono ancor più grandi, come voler realizzare un sogno. Finiamo per sentirci addirittura moralmente obbligate a chiedere consensi, a genitori, mariti, figli o compagni, per poter placare quel nostro senso di colpa e di insicurezza. Così, anche una semplice uscita con le amiche o un viaggio con loro, diventa una grande conquista che pensiamo di dover "meritare".

Seguire questo schema sociale del "quieto vivere" ci farà solo ingigantire ogni ostacolo rendendoci vulnerabili e inclini ad un auto-boicottaggio alla nostra felicità. Perché lo facciamo? Un po' per la poca fiducia in noi stesse, un po' perché siamo ormai aggrovigliate da meccanismi malsani come appunto i sensi di colpa e la paura di essere giudicati. Ho sentito spesso frasi del tipo..

"sei una cattiva mamma se lasci tuo figlio con il padre per andartene con le amiche a fare un viaggio..."

"sei una cattiva moglie se lasci da solo tuo marito per partire da sola chissà dove, e poi perché.. che divertimento c'è viaggiare da soli..."

"sei una figlia irresponsabile e incosciente se di punto in bianco decidi di partire, senza pensare a quanta preoccupazione dai ai tuoi genitori..."

Potrei continuare all'infinito.

Insomma, tutto sembra remarci contro quando decidiamo di seguire il nostro cuore. Molte volte, proprio per questo, preferiamo rinunciare e fare un passo indietro, rimandando quell'attenzione che dovremmo avere verso noi stesse. Ma ricordiamoci che ogni tanto pensare anche a noi non guasta affatto, anzi. Un atteggiamento troppo remissivo e accondiscendente, con l'andar del tempo, può trasformarsi in una lama a doppio taglio. Se da una parte stare fermi nella propria confort zone ci fa vivere al sicuro, dall'altra parte questa bella gabbia dorata ci farà perdere fiducia e autostima. Non è raro infatti sentire donne che pensano che, infondo, da sole non ce la posano proprio fare.

"Sai, è un mio grande sogno ma ora non posso proprio... forse in un'altra vita"

"Come ti ammiro, vorrei tanto anch'io, ma non credo che ce la farei mai..e poi viaggiare da sola mi fa molta paura"

Il braccio di ferro inconscio tra sensi di colpe e scuse, che alimentano la nostra tendenza a giustificare certi atteggiamenti, col tempo purtroppo ci logorerà dentro. Questo è un dato di fatto. La nostra anima può soffrire in silenzio per anni prima che ci accorgiamo del malessere. Siamo troppo distratte per sentirla chiaramente, finché questa comincerà poi a parlare attraverso il corpo con malesseri fisici e psicosomatici che ci obbligheranno a fermarci, a rallentare, per poterci ascoltare nel profondo. Prima di arrivare a questo punto sarebbe meglio cominciare a fare qualcosa per noi subito, in questa vita.

Carpe diem... cogli l'attimo!

Il primo passo per sanare quel logorio che ci attanaglia è ricordarci che, oltre ad essere delle compagne, delle mogli, delle madri e delle figlie, siamo prima di tutto donne, persone con dei sogni e con dei desideri da realizzare. Prendere poi consapevolezza del fatto che noi possiamo, è il secondo passo. La felicità va alimentata, proprio come l'amore, se no rischia di spegnersi.

Tu sei il vero limite di te stesso

Come uscire dalla confort zone

Viaggiare in solitaria ci permette di raggiungere quel senso di gratificazione che va oltre il viaggio fine a se stesso. Viaggiare da sole ci costringe a metterci alla prova e superare quei limiti che spesso sono solo mentali e dettati dalla paura. Inoltre, affrontare un viaggio in solitaria, ci sprona ad aprirci al mondo, molto di più di quanto faremmo se fossimo in compagnia.

Ma come affrontare il nostro primo viaggio da sole se siamo piene di paure e ci sentiamo in colpa a lasciare i nostri cari, mentre noi ce ne andiamo in giro a fare le avventuriere?

Affrontare questo momento non è mai facile ma ti voglio svelare i miei piccoli segreti per realizzare il tuo primo viaggio da sola in modo gioioso e sereno affinché diventi un'esperienza indimenticabile.

5 punti per realizzare il nostro primo viaggio in solitaria

1) Affrontiamo le nostre paure

La paura è un grande ostacolo che non ci permette di realizzare i nostri sogni. Il viaggio, in quanto esperienza e metafora di vita, può essere un mezzo molto efficace per farci affrontare di petto queste paure. Come? Riappropriandoci dei nostri tempi, ascoltando maggiormente i nostri sensi e le nostre sensazioni, avendo maggior fiducia verso noi stessi e verso il mondo.

Ciò che non conosciamo, ciò che non possiamo controllare o il non sapere come potremmo reagire in una determinata situazione, è quello che solitamente alimenta la nostra paura di viaggiare da soli. Un altro fattore importante da affrontare è il fatto che la paura cresce a dismisura quando non ci conosciamo abbastanza bene. Pensiamo di non essere in grado, di non essere forti, ma credetemi se vi dico che dentro di noi esiste una forza che non pensiamo di avere finché non siamo costrette a tirarla fuori. Il timore di non farcela può impedirci di realizzare anche i nostri sogni più grandi perché talmente ci convinciamo di non riuscire, che smettiamo anche di provarci. La paura ci mostra il lato peggiore delle cose, ha una lente distorta, ci mostra il nostro obiettivo come un qualcosa di irraggiungibile e impossibile per noi. Sogni che "in questa vita no" ma noi siamo qui ora e abbiamo il dovere verso noi stessi di provarci. Farlo, ci permette di crescere e sviluppare un maggior senso di fiducia verso la vita.

La rassegnazione è il primo passo verso una vita fatta di rimpianti.

2) Coinvolgiamo chi ci ama

Partiamo dal principio che una vita di rimpianti sarà una vita di sofferenza e che le persone amate, se ci amano davvero, saranno ben liete di comprendere le nostre necessità profonde e il nostro desiderio di voler affrontare le nostre paure.

Ma per correttezza nei loro confronti dobbiamo anche essere disposte a rendere partecipi i nostri cari e tranquillizzarli su dubbi leciti come l'organizzazione del viaggio e le condizioni di sicurezza. Questo non vuol dire chiedere il consenso ma coinvolgere chi ci ama e chi amiamo. Stiamo per andare a fare la nostra prima esperienza da sole, lontane da casa, ed è più che naturale che, chi ci ama, si preoccupi anche se crede ciecamente nelle nostre capacità.

Mi ricordo, durante i preparativi del mio viaggio, di aver stampato mappe, fatto liste, segnato tragitti e mostrato ai miei cari tutto con molto entusiasmo, sotto i loro occhi increduli e dubbiosi. Ma pian piano ho fatto capire loro che non scherzavo, che avevo un indirizzo dove andare, dei numeri di telefono per le emergenze e che li avrei ragguagliati durante il tragitto. Così, biglietti alla mano, visto che facevo seriamente, hanno cominciato a mostrare interesse, prestando anche più attenzione a ciò che raccontavo. E poi, naturalmente, una volta partita... messaggino all'arrivo, foto all'ostello, videochiamata in giro... insomma qualsiasi cosa per farli stare tranquilli.

3) Consideriamo gli imprevisti e viaggiamo in sicurezza

Il viaggio, come la vita stessa, non è mai sicuro e prevedibile al 100%. Anche se è un bene pianificare nel dettaglio e informarsi dei luoghi che stiamo per visitare, è comunque doveroso mettere in conto che potrebbero sempre sorgere degli imprevisti.

Non sempre gli imprevisti sono brutti o negativi. A volte questi possono essere anche delle opportunità che rendono il viaggio un'esperienza interessante.

Riuscire ad affrontare gli imprevisti ci da modo di capire fin dove possiamo spingerci per superare i nostri limiti ed è anche un modo per imparare a conoscerci meglio. Metterci in gioco senza avere certezze, come ad esempio il sostegno da parte di un compagno di viaggio, ci aiuta ad affinare il sesto senso e sviluppare virtù come il coraggio, l'indipendenza, la creatività e l'ingegno, per affrontare di petto situazioni anche difficili che in altri casi avremmo volentieri delegato ad altri. Non abbiate quindi paura perché tutto questo avverrà in modo spontaneo. C'è chi lo chiama spirito di sopravvivenza, sta di fatto che è un istinto innato, arcaico quanto naturale.

Ad ogni modo durante un viaggio potrebbero anche capitare situazioni molto più spiacevoli come ad esempio subire un furto o un'aggressione. Sicuramente saranno anche delle importanti lezioni di vita ma meglio non scoprirlo e quindi cerchiamo di prevenire al massimo le probabilità seguendo ceri utili accorgimenti:

- Scongiuriamo il più possibile situazioni pericolose evitando luoghi considerati "zone hot" ovvero quartieri degradati o malavitosi, locali notturni se siamo da sole, e luoghi isolati. Meglio evitare di fare il nostro primo viaggio in nazioni instabili o considerate a rischio quindi informiamoci sempre, sul sito della Farnesina, prima di decidere la meta. Evitiamo situazioni che potrebbero metterci in pericolo come farci trascinare da conoscenze appena fatte o accettare inviti da persone balorde.. anzi proprio non accettare a prescindere (lo so, ora vi sembro vostra mamma, però se ne sentono davvero troppe di cose brutte, successe spesso per negligenza e per aver dato troppa fiducia a sconosciuti, quindi meglio drizzare le antenne ed essere prevenuti più che trovarsi in situazioni davvero pericolose).

- Non giriamo mai con troppi contanti in tasca e teniamo sempre qualcosa di riserva in luoghi nascosti o in albergo/ostello (magari nelle cassette di sicurezza). Ad esempio possiamo portare una seconda carta di credito o un secondo documento di identità in modo che, in caso di furto, possiamo garantirci almeno l'espatrio con facilità, senza dover andare a fare trafile al consolato per avere documenti provvisori. Io solitamente porto sempre il doppio di tutto (passaporto e carta di identità, bancomat e carta di credito prepagata, contante da usare e soldi da lasciare nascosti), in questo modo mi assicuro di poter tornare a casa facilmente. Purtroppo mi è successo più volte di essere stata borseggiata quindi ho imparato a mie spese e sono diventata super previdente. Un modo utile per nascondere un po' di soldi, ad esempio, è quello di avere delle piccole tasche cucite dentro gli abiti.

- Altra cosa molto importante e che spesso si sottovaluta è quella di informarsi, prima di partire, del luogo in cui andremo: della sua cultura, degli usi e dei costumi. Sarà fondamentale seguire alla lettere le leggi e le usanze del posto, non solo per rispetto ma anche per la nostra incolumità. Purtroppo, infatti, in molti Paesi del mondo certi nostri comportamenti occidentali sono considerati addirittura punibili dalla legge.

4) Fidiamoci di noi

Spesso ignoriamo il fatto che siamo molto più di quel che pensiamo di essere. La forza che si cela dentro ognuna di noi è incalcolabile e sicuramente, anche se non lo crediamo possibile, questo spirito di sopravvivenza ci aiuterà a fronteggiare qualsiasi ostacolo.

Fidarci di noi stessi e affidarci alla nostra buona stella, sarà spesso la chiave del nostro successo. Quel coraggio, che tanto ammiriamo negli altri e che raramente scorgiamo in noi, verrà fuori improvvisamente nei momenti di reale bisogno e riusciremo così a fare anche ciò che non pensavamo possibile. In questi momenti ci ameremo tantissimo e la nostra autostima salirà vertiginosamente.

Quante volte ci è capitato di riuscire a realizzare qualcosa che solitamente lasciavamo fare a qualcuno di più capace e sentire poi dentro il cuore un pizzico di profondo orgoglio? Queste piccole e grandi vittorie personali fanno aumentare la fiducia nelle nostre capacità e il senso di gratificazione interiore. Viaggiare da soli, almeno una volta, ci permettere di acquisire gli strumenti per poter poi realizzare grandi e piccole vittorie personali. Constatare che anche noi possiamo arrivare là dove non avremmo mai immaginato fosse possibile, ci darà modo di riscattarci e ci permetterà di capire che tutto è possibile se siamo disposte a crederci davvero e a metterci in gioco.

Va poco lontano chi non crede in se stesso, chi non lotta per realizzare i propri sogni, chi non crede di poter fare ciò che il cuore gli suggerisce.

Il coraggio non è assenza di paura ma il profondo desiderio di superarla.

5) Pianifichiamo il viaggio

Tempo fa decisi di fare il mio primo viaggio in solitaria a Dublino con il desiderio di superare alcune paure tra cui quella della barriera linguistica. Partii infatti senza conoscere l'inglese ma con mio grande stupore questo viaggio si dimostrò un'esperienza bellissima e fuori da ogni aspettativa.

Per superare la paura del primo passo il mio consiglio è quello di pianificare l'itinerario cercando di avere un buon margine di sicurezza e tranquillità, ad esempio scegliendo luoghi non troppo lontani e che conosciamo almeno un po'. Fare la prima esperienza da sole in una città "friendly", che ci fa sentire serene, è un modo per affrontare quei limiti che ci hanno sempre bloccate senza troppi traumi. Noi donne a volte ci sentiamo ostacolate proprio dalla convinzione diffusa che il mondo là fuori sia una grande giungla pericolosa. Questa visione esasperata che trapela spesso dai media e dall'opinione pubblica si riesce a smorzare un pochino se conosciamo il posto e se seguiamo quelle regole di sicurezza di cui vi ho parlato. Con l'esperienza poi si affina l'intuito e il buon senso e saremo in grado di migliorare anche quei piccoli accorgimenti da adottare in viaggio.

Se viaggiare non ci farà più così paura mi raccomando, non abbassiamo mai la guardia.

Quando optai per l'Irlanda, scelsi proprio questa città perché, anni addietro, l'avevo visitata, amata e considerata bella e tranquilla. Ero giovane e inesperta e scegliere una città europea che conoscevo fu la miglior decisione per cominciare a capire che cosa volesse dire viaggiare da sola. A Dublino ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili e mi sono sentita come a casa nonostante la distanza. Non ero spalleggiata da amici e famigliari e potevo contare solo su me stessa ma l'ignoto non mi spaventava più. Fu una bella sfida e un trampolino di lancio per le avventure successive.

Alcuni accorgimenti da adottare per organizzare il nostro viaggio: dopo aver scelto la nostra "città friendly" decidiamo la data e cerchiamo, possibilmente, di scegliere una stagione in cui le ore di luce siano tante in modo da non ritrovarci in giro con il buio mentre visitiamo i siti di interesse; scegliamo poi attentamente il nostro alloggio, non tanto in base al prezzo ma in base alla zona (almeno per la prima volta) e che quindi sia in un quartiere tranquillo. Riguardo invece tutte le informazioni da reperire prima della partenza avete l'imbarazzo della scelta: guide turistiche, gruppi di viaggio su Facebook, blog di viaggi, amici che hanno già visitato il posto, siti web ufficiali della nazione che visiterete. Insomma, a voi la scelta, sbizzarritevi! Qualsiasi dubbio avrete, potete sempre chiedere consigli ai viaggiatori come me.

L'importante è non indietreggiare. Partite. Fatelo. Non ve ne pentirete. E poi non vedo l'ora di leggere, tra i commenti, le esperienze del vostro primo viaggio in solitaria!! Quindi che aspettate? Preparate la valigia è arrivato il vostro momento!

Sylvié


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Dublino, il mio primo viaggio in solitaria

Dublino, capitale della Repubblica d'Irlanda, è una città giovane, cosmopolita e multietnica. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lingua inglese qui è decisamente di casa. L'irlanda del Sud è infatti conosciuta per la sua ospitalità e Dublino non è certo da meno.

Se per caso però non parlate nemmeno una parola di inglese tranquilli, nessun problema, comunicare con i dublinesi sarà più semplice di quanto pensiate, il turista è sacro e in un modo o nell'altro la comunicazione infrange le barriere della diversità.

A Dublino ho fatto il mio primo viaggio in solitaria, tanti anni fa e senza conoscere la lingua.

Viaggiare da soli è un'opportunità che ci permette di arricchirci dentro, di metterci alla prova, di superare i nostri limiti e di crescere. Per questo motivo tempo fa presi coraggio e mi buttai nella mischia.

Ma sull'importanza di fare un viaggio in solitaria almeno una volta ne parlerò meglio in un altro articolo. Oggi invece voglio raccontarvi di Dublino e di come questa città sia stata una piacevole scoperta.

Perché ho scelto Dublino

Avevo visitato l'Irlanda anni addietro e l'avevo amata sin dal primo momento quindi per questo ho deciso di fare proprio qui la mia prima esperienza di viaggio da sola. Essendo giovane e inesperta, scegliere una città europea che conoscevo è stata la soluzione migliore.

Volevo mettermi in gioco e avevo bisogno di superare alcune paure tra cui appunto il limite della lingua. Dublino anche in questo è stata una ottima soluzione.  A Dublino ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili e in quel viaggio in solitaria ho percepito la sensazione di sentirmi come a casa nonostante la distanza e nonostante la barriera linguistica. Scegliere un luogo che sentivo "amico" mi ha aiutata a fare quel primo passo verso l'ignoto che tanto mi spaventava.

Dublino è, oltretutto, una città piccola e non caotica, ancora percorribile a piedi, con un centro urbano concentrato e percorribile in brevi distanze. A quei tempi c'era un tasso di delinquenza molto basso (non so ora) per cui fu possibile camminare serenamente per le strade a qualunque ora e senza paura di essere aggrediti. Questo, per chi viaggia da solo, è un fattore importantissimo! soprattutto, ahimè, se si è una donna.

Dove ho alloggiato

Appena atterrata a Dublino mi sono recata all'ostello Jacob's Inn prenotato su booking.com prima della partenza. Mi sono trovata benissimo e quindi mi sento di consigliarlo.

Sul mio blog trovate anche una mia recensione ben dettagliata sull'ostello.

Jacob's Inn si trova in una traversa di Talbot Street, vicino alla O’Connell Street Lower, una delle vie più strategiche a nord del Liffey, vicinissimo al O’Connell Bridge e quindi a due passi dal centro. La struttura è molto carina, moderna e giovanile. Il personale è molto disponibile. Le camerate sono luminose e pulite. Ci sono diversi spazi comuni dove poter passare del tempo libero e c'è una cucina a disposizione per chi vuole prepararsi qualcosa da mangiare. Nei dintorni avrete a disposizione diversi supermercati. Potrete quindi risparmiare su pranzi e cene e trasformare così, il vostro, in un viaggio low-cost.

Insomma, l'ostello può essere una valida soluzione se si vuole vivere appieno l'esperienza di un viaggio zaino in spalla. Inoltre, essendo frequentato da tantissimi giovani provenienti da tutto il mondo, questo vi darà anche l'opportunità di fare nuove amicizie e aprire i vostri orizzonti.

Vivere Dublino con gli occhi di un viaggiatore.

Avendo già visitato Dublino più volte in passato, con occhi da turista, ho deciso questo volta di vivere la città con una prospettiva differente, quella di viaggiatore, osservando e gustandomi le piccole cose che spesso sfuggono per fretta e voglia di vedere tutto in pochi giorni.

Mi sono subito concessa una lungo sosta alla caffetteria dietro l'angolo, tra Talbot e O'Connell Street, alla Kylemore, per rallentare e per riflettere su ciò che mi stava attorno.

Questa antica caffetteria si trova proprio là dove si erge la statua dello scrittore James Joyce, uno tra i miei autori preferiti assieme a H.C.Andersen.

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Qui decido di assaporare una gustosa fetta di torta e un te fumante ai frutti rossi e mentre lo faccio tiro fuori dalla borsa il mio bloc-notes e comincio ad annotare le mie riflessioni. In questo luogo ho cominciato a scrivere le mie prime memorie di viaggio e ad assaporare l'idea di aprire un blog per raccontare le mie avventure di viaggiatrice.

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Essendo il primo viaggio in solitaria in una grande città europea e senza conoscere la lingua del posto, rifletto anche sulla grande sfida che sto affrontando con me stessa. Le parole cariche di emozione escono dalla mia penna a fiumi sul piccolo quaderno. Assaporo la torta, guardo fuori dalla grande vetrata. La gente passa, assorta. Osservo i loro volti espressivi. Ogni sagoma e sguardo mi narra storie diverse. Inizialmente mi sento osservatrice e narratrice di un mondo che mi gira intorno, ricco di colore, di profumi, di rumori poi improvvisamente mi sento parte di quel mondo e immagino per un istante di essere una dublinese che sorseggia il suo te in pieno relax. Comincio a vivere Dublino.

Ricordo che lo stato d'animo euforico e sognante mi accompagnò per tutta la durata del viaggio e quel luogo di riflessione, con la sagoma di J.Joyce in bella vista, divenne l'icona del mio essere viaggiatrice e non più turista. Quella tappa fissa quotidiana, prima di ogni tour giornaliero alla scoperta della città, è ancora un ricordo vivido, il più bello che ho sul mio primo viaggio in solitaria.

Cosa vedere a Dublino

Durante la settimana di permanenza a Dublino, l'ostello mi ha messo a disposizione un free tour di qualche ora per i posti più caratteristici della città, da fare liberamente in uno dei giorni da loro indicati. Anche se non amo tanto le visite guidate decisi comunque di dedicare una mattina a questa escursione e, con mia sorpresa, quella che pensavo essere la solita visita in tour-bus si rivelò invece un bellissimo giro a piedi per gli angoli nascosti di Dublino.

La guida, rigorosamente in inglese, ci illustrò in modo molto pittoresco e appassionato la storia travagliata dell'Irlanda e della sua capitale. Il gesticolare del giovane ragazzo dai ricci color rame mi permise di ridere e capire qualcosina del discorso, nonostante la mia scarsa padronanza della lingua.

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Alla fine del tour abbiamo fatto tutti tappa al The Old Storehouse, un tipico pub irlandese molto carino dove poter gustare dell’ottimo cibo irlandese a prezzi modesti. Il piatto che vi consiglio é quello con il salmone affumicato, veramente ottimo, anzi direi divino. L'ambiente é gradevole, rigorosamente “Irish” e frequentato anche da molte donne e famiglie. Ogni pomeriggio fanno musica tradizionale live. Un'atmosfera che rapisce e coinvolge. Questo posto mi ha lasciata profondamente colpita.

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Dublino sa affascinare, ad ogni angolo e in ogni momento, inaspettatamente. Anche per questo motivo, forse, é considerata una delle capitali europee più amate dai giovani di tutto il mondo.

La domenica la maggior parte delle attività commerciali sono chiuse ma le vie dublinesi brulicano comunque di turisti di ogni nazionalità che non si arrendono al fatto di non poter fare shopping. Dalla mattina alla sera la fiumana di gente, imperterrita, non cessa di percorrere in lungo e in largo le piccole e grosse arterie della capitale.

Quel giorno ricordo di aver evitato i luoghi di interesse turistico, troppo affollati e comunque da me già noti, come il Trinity College, la cattedrale di San Patrizio, le distillerie e i musei. Mi riversai invece sulle vie pedonali per poi visitarei quartieri che avevo sempre visto di sfuggita.

Da O'Connell Bridge decisi di fiancheggiare la riva sud del fiume Liffey, fino al Ha'penny Bridge, un ponte in ferro bianco molto caratteristico dallo stile retrò e pieno di lucchetti appesi.

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Non molto distante da qui si trova il famoso Temple Bar, un'icona di Dublino che non puoi perderti. In quell'occasione mi inoltrai nelle viuzze respirando la musica, l’aria di festa e le risate che provenivano dai pub circostanti. Quando calò la notte vidi questi pub prendere vita, non più dai turisti ma dai dublinesi. Un incredibile incontro tra genti di ogni età, sesso e cetto sociale che ballavano e cantavano assieme, davanti a un pinta scura.

La mattina successiva decisi di andare a visitare il Phoenix Park. Bellissimo e immenso, da visitare assolutamente se amate immergervi nella natura. Qui si trova anche il noto zoo che dicono sia molto grande e bello ma che io ho evitato. Non amo gli zoo ed entrarci va contro i miei principi. Ricordo che riuscii a vedere solo una parte del parco, era troppo grande da fare a piedi. Decisi quindi di tornare in centro, verso le rive del Liffey, nella parte che ancora non avevo visto, a nord-est del O'Connell Bridge.

Qui continuai per la via pedonale fino alla Hawthorn Terrace e mi imbattei sulle impressionanti sculture in bronzo di Rowan Gillespie, The Famine Memorial, che rappresentano le vittime della grande carestia che colpì l’Irlanda nel 1845. Un colpo al cuore! è straziante vedere i volti struggenti, affossati, e i corpi mal nutriti che camminano come zombie.

Lasciai quel posto, un poco angosciata, per dirigermi verso il EPIC (l’Irish Emigration Museum) dalle inconfondibili vetrate. Arrivai fino alla banchina, dove di trova ormeggiato il veliero della Jeanie Johnston Tall Ship, per ammirare il panorama che da qui è spettacolare. Mi spinsi poi fino al Samuel Beckett Bridge, uno dei ponti più moderni di Dublino.

Non so quanti km ho percorso in tutto il giorno ma la soddisfazione è stata tanta. Quando decisi di tornare in ostello era già sera e dopo un po' di meritato riposo conclusi la mia giornata in un pub vicino, dove cenai e ascoltai buona musica.

L'ultimo giorno a Dublino ricordo di averlo vissuto in lentezza, in pieno relax, dedicandomi a fare shopping e passeggiando per le vie pedonali dalle tipiche pianelle rosse. Entrai anche nei numerosi Dunnes Stores per comprare qualche souvenir e camminai lungo la mia strada preferita, la Graftonstreet. Percorrere questa via mi mette sempre di buon umore, con i suoi tanti artisti di strada e le sue vetrine colorate.

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Giunsi fino al famoso St. Stephen's Green e, nonostante lo avessi visitato più volte in passato, non riuscii a resistere... è uno dei miei posti preferiti in assoluto. Valicai l'arco di ingresso e mi riversai tra i sentieri sterrati pieni di alberi ed aiuole fiorite. Nei prati la gente prendeva il sole. Arrivai fino a quello che considero il mio rifugio dublinese, il gazebo bianco, in legno stile vittoriano immerso nel verde che si affaccia su un laghetto artificiale pieno di vita: papere, cigni e tanti altri animali acquatici.

Una cartolina. Un sogno da cui non avrei voluto risvegliarmi.

Appena fuori dal parco, nella King Street, c’è il famoso Stephen's Green Shopping Centre, da visitare assolutamente. È un centro commerciale in stile liberty, su tre livelli, con un grande orologio centrale appeso sui colonnati, molto caratteristico nel suo genere.

Quel giorno lo visitai con lentezza, pranzai e feci un giro per i negozi. Prima di andar via mi ricordo che feci un'ultima tappa golosa, nello stand invitante di Johnnie Cupcakes, ricco di coloratissimi cupcake che erano la fine del mondo.

Tornai alla base carica di sacchetti, sperando di farceli stare in valigia. Mi riposai un pochino e aggiornai i miei appunti. Sentii la mia famiglia e mi accorsi che si era già fatta sera. Decisi di andare a cenare al Saburritos, nella Tabol Street, proprio difronte alla statua di J.Joice. Un posto che vi consiglio, dove mangiare un ottimo Burritos o un piatto veloce della tipica cucina messicana. È un take-away ma ci si può anche fermare. L'ambiente è confortevole, anche se piccolo. Lo stile è moderno, con tavoli quadrati bianchi e sedie a righe nere. Si può stare all’aperto e anche all'interno.

Tra un morso piccante e un sorso di birra per alleviare il bruciore, mi accorsi che la maggior parte dei clienti erano donne di una certa età e giovani. Mi sentii a mio agio, felice, e nonostante la bocca infuocata divorai letteralmente quel buonissimo pasto .

Mi sono goduta quegli ultimi istanti passeggiando un’ultima volta per le strade piene di musica, salutando così la mia Dublino.

Lei non riesce mai a deludermi ed è per questo che, ogni volta che riparto, il mio è sempre un arrivederci e mai un addio.

Sylvié


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Ecco cosa ti aspetta se deciderai di fare il Cammino di Santiago

Che se ne dica, tra sostenitori del "è la moda del momento" o "il vero pellegrinaggio è quello di tipo religioso" il Cammino di Santiago è e resterà sempre un'esperienza meravigliosa che io consiglio a tutti, credenti e non, una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita, che non si scordano e che ti restano dentro il cuore per sempre.

L'emozione che si prova nel percorrere questa lunga via, zaino in spalla, è immensa. Non solo è un viaggio che ti da modo di guardarti dentro ma ti riappropria del tuo tempo e di quella libertà primordiale scandita dai ritmi naturali.

In questo video racconto il mio cammino. Ecco cosa ti aspetta se deciderai di percorrere la via francese, da Sain Jean Pied de Port a León e da León a Santiago de Compostela per poi giungere a Finisterre, al famoso km zero, difronte all'oceano... dove tutto finisce e tutto ha inizio.

Buona visione!

Sylvié


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Guardiagrele, incantevole terrazza d'Abruzzo

Guardiagrele è un paesino in provincia di Chieti che si affaccia su uno splendido paesaggio abruzzese e, grazie ai sui belvedere, viene chiamato "La Terrazza d'Abruzzo".

Il suo incantevole borgo medievale si arrampica sulla montagna ed è annoverato tra "i borghi più belli d'Italia".

Grazie alle sue numerose terrazze si possono scorgere non solo le linee sinuose del Parco Nazionale della Majella, ma anche gli spigolosi costoni del massiccio montuoso Gran Sasso che sta in lontananza.  Se il tempo lo permette sarà possibile scorgere persino la costa adriatica che rende ancora più suggestiva la visione di questo meraviglioso paesaggio .

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Guardiagrele, fuori le mura e dentro le mura, così gli abitanti definiscono il loro paesino, costituito da circa 9mila abitanti.

Sicuramente la parte più suggestiva è quella all'interno del centro storico, circondato ormai da case e palazzi che hanno preso il posto dell'antica struttura medievale. Continuano però a resistere al tempo le Torri, le antiche Porte che segnano l'ingresso a Guardiagrele dentro le mura e alcuni pezzi di mura cinte.

Le stradine che salgono dalla circonvallazione delle antiche mura verso il centro si snodano tra pendenze lastricate che conducono alla Piazza Duomo e da suggestivi vicoli stretti che si intersecano con le vie principali permettendoti di arrivare in poco tempo da una parte all'altra del paese.

Tutto intorno si affacciano terrazze e belvedere che rendono anche una semplice passeggiata  un momento di piacevole incanto.

Tra le architetture più caratteristiche che possiamo visitare in centro c'è la collegiata di Santa Maria Maggiore, dalla facciata in pietra e con un possente campanile. Il suo portico laterale, con volta arcata e sostenuta da vari pilastri, custodisce un'interessante affresco del '400 che ritrae la Madonna del Latte incorniciata da una decorazione in stile barocco.

Vicino al Municipio vi sta il Santuario di San Nicola Greco, patrono di Guardiagrele, in cui vi è conservata la reliquia del santo. Proprio a due passi vi sta anche l'ufficio del turismo con annesso shop center e qui è possibile chiedere informazioni e orari per poter visitare il Museo archeologico e il Museo del Costume e della Tradizione.

Tradizioni Artigianali

Tra le tradizioni artigianali più caratteristiche di Guardiagrele c'è quella della lavorazione dei metalli, sia orafa che del ferro battuto. Passeggiando per le viuzze non potrete non scorgere panchine e insegne tipiche in ferro ritorto e plasmato dai grandi maestri e se passate per qualche gioielleria o nel Shop Center dell'ufficio turistico troverete La Presentosa, il prezioso gioiello tipico di Guardiagrele. La cosa che mi ha molto stupita di questo gioiello è che ha una grande somiglianza con il Sole di Dorgaligioiello in filigrana tipico del Centro Sardegna.

Tradizioni culinarie

Tra le tradizioni da non perdere a Guardiagrele ve ne sono diverse di tipo culinario.

Ad esempio non potete non assaggiare le famose "Sise delle Monache" un dolce tipico di Guardiagrele avvolto da numerose leggende.

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Si racconta infatti che la sua forma a tre punte prendesse ispirazione dal modo di fare delle suore che fasciavano il loro petto per rendere meno evidenti i seni. Altra teoria è che il dolce rappresenti invece i tre promontori abruzzesi più importanti ovvero il Gran Sasso, la Majella e il Sirente-Velino.

Leggenda metropolitana vuole che questa antica ricetta segreta fu data in dono dalle monache ad una famiglia di Guardiagrele che ne avviò la produzione e che tuttora, nonostante in molti ne imitino la produzione, tale ricetta sia ancora segreta.

Se volete assaggiare le Sise originali andate quindi all'antica bottega Pasticceria Lullo. E' qui che il nonno Emo Lollo avviò la sua produzione, portata avanti ora dal nipote.

Qui potete leggere la storia di questo buonissimo dolce.

Continuando il nostro percorso culinario (amo i dolci e si vede!!) non possiamo perderci una visitina alla caffetteria/pasticceria Patabom dove ci attendono pasticcini, dolcetti e torte tutti rigorosamente fatti a mano. Qui potremo sorseggiare degli ottimi tè e infusi, con una vasta scelta di gusti, oppure degli ottimi cappuccini e cioccolate calde in un ambiente moderno ma accogliente. In estate, mi è stato detto, fanno degli ottimi gelati artigianali.

La mia esperienza a Guardiagrele è stata molto positiva, nonostante il freddo e la neve che comunque, devo dire, hanno reso il paesaggio ancora più bello e affascinante.

Arrivare a Guardiagrele da Roma

Arrivando in aereo a Roma Fiumicino ho deciso di arrivare a Guardiagrele comodamente in bus.

-Il primo Autobus l'ho preso con la compagnia Prontobus, un'azienda a prezzi modici che permette di viaggiare comodamente e arrivare a Chieti in poco tempo. Si può acquistare il biglietto anche online QUI.

La tratta che ho scelto ha la partenza da Roma (Termini, Fiumicino e Ciampino) e in circa due ore e mezzo arriva fino a Chieti Scalo. Naturalmente potrete scegliere anche di proseguire se la vostra fermata è ad esempio Pescara.

Sul Prontobus vi verranno serviti persino caffè, cioccolatini, caramelle e biscotti. Una coccola che rende il viaggio ancora più piacevole.

-Il secondo autobus che ho dovuto prendere è stato quello dal Bus Terminal di Chieti per Guardiagrele con Tua Trasporti.

Il biglietto lo potete acquistare all'edicola di Chieti Scalo. QUI puoi guardare gli orari dei bus.

Attenzione! Per arrivare al Bus terminal da Chieti Scalo io ho preferito spendere 10 euro di taxi invece di prendere un altro bus di linea, sia per il poco tempo a disposizione sia per la poca voglia di andare in giro con valige al seguito. Ma se preferite risparmiare potete anche prendere il pullman che vi porta a Chieti Alta e che si ferma al terminal da dove prendere poi la linea per Guardiagrele.

Questo è tutto. Se avete in mente un viaggio in Abruzzo non perdetevi quindi una visita a Guardiagrele, ne varrà sicuramente la pena.

Sylvié