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Perché scegliere di alloggiare in ostello

Se non siamo troppo legati all'idea di viaggiare con tutti i confort e se ciò che cerchiamo non è solo una vacanza ma una vera e propria esperienza di viaggio, allora l'ostello ci può dare delle bellissime occasioni per imparare qualcosa.

In primis il rispetto e la pazienza. In una camerata ci possono capitare Spagnoli, Francesi, Australiani, Canadesi, Giapponesi, Americani, Russi, Tedeschi, Coreani, Svedesi, Brasiliani e chi più ne ha più ne metta. Questo ci da la possibilità di aprirci verso altre culture, usi e costumi che non conosciamo e che sicuramente saranno molto diversi dai nostri. I nostri compagni di stanza diventeranno anch'essi parte integrante del nostro viaggio.

Un'altra bella opportunità dell'ostello è il confronto e lo scambio, che avviene al di là della lingua. Quando siamo pronti ad aprire il nostro cuore verso la vita e verso il mondo, possono succedere cose incredibili e straordinarie come appunto fare nuove amicizie e instaurare rapporti internazionali che superano anche le barriere linguistiche.

Io solitamente, se viaggio da sola o con chi ha i miei stessi interessi, sono propensa a pernottare in ostello e mi sono sempre trovata benissimo. In un solo giorno si incontra il mondo e ci si rende conto di quanto esso sia piccolo, se abbiamo la volontà di abbattere quelle barriere mentali che spesso innalziamo per paura del diverso o di ciò che non conosciamo.

La mia prima volta in ostello è stata tanti anni fa durante il mio primo viaggio in solitaria a Dublino, dove ho potuto mettermi in gioco e fare un'esperienza diversa e incredibilmente bella. In quell'occasione ricordo di aver dormito in una camerata femminile con altre tre ragazze di nazionalità diverse e di aver cucinato nella cucina dell'ostello con diversi ragazzi tra cui un italiano. Mi sono trovata bene e a mio agio nonostante fossero tutti molto più giovani di me. In un ostello di Madrid invece ho conosciuto la mia carissima amica messicana con cui tuttora ci sentiamo. Lungo il cammino di Santiago gli ostelli (chiamati albergues) sono invece tutti misti ma tra pellegrini è incredibilmente facile sentirsi a proprio agio, stringere amicizie splendide e accettare persino delle condizioni al dir poco estreme, come il russare del vicino o i rumori di chi si prepara all'alba. Qualche volta si può avere a che fare anche con qualche altro tipo di rumore, che a dire il vero avremmo preferito evitare, ma che fa parte del pacchetto prendere o lasciare.

Scelte estreme si, ma che ci abituano a vivere in ogni condizione possibile, che ci forgiano il carattere e che plasmano il nostro spirito di sopravvivenza. Scegliere di "viaggiare zaino in spalla" infondo è anche questo, un'avventura ai limiti delle nostre abitudini con lo scopo di superarli, quei limiti, e andare oltre. Non mi sarei mai aspettata, infatti, di poter dormire in un albergue senza corrente, né acqua calda, né copertura internet, eppure è stata una tra le esperienze più belle.

Insomma, scegliere di dormire in ostello può avere davvero tanti risvolti positivi, tra cui il lato economico, e non vuol dire necessariamente rinunciare ai confort (ormai ci sono tantissimi ostelli super organizzati con tantissimi servizi per i viaggiatori) ma si tratta piuttosto di scegliere di fare un tipo di esperienza diversa, che ci faccia provare l'ebrezza dell'avventura, che ci metta in gioco e che metta alla prova sopratutto il nostro spirito di adattamento.

Ogni viaggio è un'esperienza a se, bella e indimenticabile, e certamente non è la scelta di una stanza condivisa piuttosto che privata a fare la vera differenza. Non sempre le circostanze sono ideali per una scelta di questo tipo, la sicurezza prima di tutto e in certi Paesi la scelta di una stanza d'albergo si può rivelare la scelta più saggia. Non si è meno viaggiatori scegliendo un albergo.

Ma se farete un'esperienza come quella di alloggiare in ostello, credetemi, vedrete subito la differenza e vorrete rifarlo. Abbasserete tutte le barriere che hanno sempre trattenuto il vostro spirito avventuriero e vi sentirete felici come non mai. Perché spesso comodità non è affatto sinonimo di benessere.

Sylvié


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Viaggiare da sole almeno una volta, ecco perché è utile farlo

Viaggiare da sole è un’opportunità di crescita che non possiamo farci sfuggire. Vuol dire uscire dalla nostra tanto amata confort zone e affrontare quella condizione di responsabilità verso noi stesse che, solitamente, tendiamo invece a mettere in secondo piano. Ma cosa ancor più importante, viaggiare da sole è un bellissimo modo per imparare a conoscerci affondo.

Non essere il limite di te stesso

Chi più chi meno, noi donne abbiamo spesso il vizio di sobbarcarci i problemi del mondo e delegare invece agli altri ciò che riguarda noi stesse. Abbiamo il bisogno costante del parere altrui, sopratutto quando ci si trova a prendere decisioni personali anche banali, come ad esempio quell'abito da indossare che a dirla tutta ci piace un sacco ma che a parere degli altri è troppo appariscente. Figurarsi poi quando i nostri desideri sono ancor più grandi, come voler realizzare un sogno. Finiamo per sentirci addirittura moralmente obbligate a chiedere consensi, a genitori, mariti, figli o compagni, per poter placare quel nostro senso di colpa e di insicurezza. Così, anche una semplice uscita con le amiche o un viaggio con loro, diventa una grande conquista che pensiamo di dover "meritare".

Seguire questo schema sociale del "quieto vivere" ci farà solo ingigantire ogni ostacolo rendendoci vulnerabili e inclini ad un auto-boicottaggio alla nostra felicità. Perché lo facciamo? Un po' per la poca fiducia in noi stesse, un po' perché siamo ormai aggrovigliate da meccanismi malsani come appunto i sensi di colpa e la paura di essere giudicati. Ho sentito spesso frasi del tipo..

"sei una cattiva mamma se lasci tuo figlio con il padre per andartene con le amiche a fare un viaggio..."

"sei una cattiva moglie se lasci da solo tuo marito per partire da sola chissà dove, e poi perché.. che divertimento c'è viaggiare da soli..."

"sei una figlia irresponsabile e incosciente se di punto in bianco decidi di partire, senza pensare a quanta preoccupazione dai ai tuoi genitori..."

Potrei continuare all'infinito.

Insomma, tutto sembra remarci contro quando decidiamo di seguire il nostro cuore. Molte volte, proprio per questo, preferiamo rinunciare e fare un passo indietro, rimandando quell'attenzione che dovremmo avere verso noi stesse. Ma ricordiamoci che ogni tanto pensare anche a noi non guasta affatto, anzi. Un atteggiamento troppo remissivo e accondiscendente, con l'andar del tempo, può trasformarsi in una lama a doppio taglio. Se da una parte stare fermi nella propria confort zone ci fa vivere al sicuro, dall'altra parte questa bella gabbia dorata ci farà perdere fiducia e autostima. Non è raro infatti sentire donne che pensano che, infondo, da sole non ce la posano proprio fare.

"Sai, è un mio grande sogno ma ora non posso proprio... forse in un'altra vita"

"Come ti ammiro, vorrei tanto anch'io, ma non credo che ce la farei mai..e poi viaggiare da sola mi fa molta paura"

Il braccio di ferro inconscio tra sensi di colpe e scuse, che alimentano la nostra tendenza a giustificare certi atteggiamenti, col tempo purtroppo ci logorerà dentro. Questo è un dato di fatto. La nostra anima può soffrire in silenzio per anni prima che ci accorgiamo del malessere. Siamo troppo distratte per sentirla chiaramente, finché questa comincerà poi a parlare attraverso il corpo con malesseri fisici e psicosomatici che ci obbligheranno a fermarci, a rallentare, per poterci ascoltare nel profondo. Prima di arrivare a questo punto sarebbe meglio cominciare a fare qualcosa per noi subito, in questa vita.

Carpe diem... cogli l'attimo!

Il primo passo per sanare quel logorio che ci attanaglia è ricordarci che, oltre ad essere delle compagne, delle mogli, delle madri e delle figlie, siamo prima di tutto donne, persone con dei sogni e con dei desideri da realizzare. Prendere poi consapevolezza del fatto che noi possiamo, è il secondo passo. La felicità va alimentata, proprio come l'amore, se no rischia di spegnersi.

Tu sei il vero limite di te stesso

Come uscire dalla confort zone

Viaggiare in solitaria ci permette di raggiungere quel senso di gratificazione che va oltre il viaggio fine a se stesso. Viaggiare da sole ci costringe a metterci alla prova e superare quei limiti che spesso sono solo mentali e dettati dalla paura. Inoltre, affrontare un viaggio in solitaria, ci sprona ad aprirci al mondo, molto di più di quanto faremmo se fossimo in compagnia.

Ma come affrontare il nostro primo viaggio da sole se siamo piene di paure e ci sentiamo in colpa a lasciare i nostri cari, mentre noi ce ne andiamo in giro a fare le avventuriere?

Affrontare questo momento non è mai facile ma ti voglio svelare i miei piccoli segreti per realizzare il tuo primo viaggio da sola in modo gioioso e sereno affinché diventi un'esperienza indimenticabile.

5 punti per realizzare il nostro primo viaggio in solitaria

1) Affrontiamo le nostre paure

La paura è un grande ostacolo che non ci permette di realizzare i nostri sogni. Il viaggio, in quanto esperienza e metafora di vita, può essere un mezzo molto efficace per farci affrontare di petto queste paure. Come? Riappropriandoci dei nostri tempi, ascoltando maggiormente i nostri sensi e le nostre sensazioni, avendo maggior fiducia verso noi stessi e verso il mondo.

Ciò che non conosciamo, ciò che non possiamo controllare o il non sapere come potremmo reagire in una determinata situazione, è quello che solitamente alimenta la nostra paura di viaggiare da soli. Un altro fattore importante da affrontare è il fatto che la paura cresce a dismisura quando non ci conosciamo abbastanza bene. Pensiamo di non essere in grado, di non essere forti, ma credetemi se vi dico che dentro di noi esiste una forza che non pensiamo di avere finché non siamo costrette a tirarla fuori. Il timore di non farcela può impedirci di realizzare anche i nostri sogni più grandi perché talmente ci convinciamo di non riuscire, che smettiamo anche di provarci. La paura ci mostra il lato peggiore delle cose, ha una lente distorta, ci mostra il nostro obiettivo come un qualcosa di irraggiungibile e impossibile per noi. Sogni che "in questa vita no" ma noi siamo qui ora e abbiamo il dovere verso noi stessi di provarci. Farlo, ci permette di crescere e sviluppare un maggior senso di fiducia verso la vita.

La rassegnazione è il primo passo verso una vita fatta di rimpianti.

2) Coinvolgiamo chi ci ama

Partiamo dal principio che una vita di rimpianti sarà una vita di sofferenza e che le persone amate, se ci amano davvero, saranno ben liete di comprendere le nostre necessità profonde e il nostro desiderio di voler affrontare le nostre paure.

Ma per correttezza nei loro confronti dobbiamo anche essere disposte a rendere partecipi i nostri cari e tranquillizzarli su dubbi leciti come l'organizzazione del viaggio e le condizioni di sicurezza. Questo non vuol dire chiedere il consenso ma coinvolgere chi ci ama e chi amiamo. Stiamo per andare a fare la nostra prima esperienza da sole, lontane da casa, ed è più che naturale che, chi ci ama, si preoccupi anche se crede ciecamente nelle nostre capacità.

Mi ricordo, durante i preparativi del mio viaggio, di aver stampato mappe, fatto liste, segnato tragitti e mostrato ai miei cari tutto con molto entusiasmo, sotto i loro occhi increduli e dubbiosi. Ma pian piano ho fatto capire loro che non scherzavo, che avevo un indirizzo dove andare, dei numeri di telefono per le emergenze e che li avrei ragguagliati durante il tragitto. Così, biglietti alla mano, visto che facevo seriamente, hanno cominciato a mostrare interesse, prestando anche più attenzione a ciò che raccontavo. E poi, naturalmente, una volta partita... messaggino all'arrivo, foto all'ostello, videochiamata in giro... insomma qualsiasi cosa per farli stare tranquilli.

3) Consideriamo gli imprevisti e viaggiamo in sicurezza

Il viaggio, come la vita stessa, non è mai sicuro e prevedibile al 100%. Anche se è un bene pianificare nel dettaglio e informarsi dei luoghi che stiamo per visitare, è comunque doveroso mettere in conto che potrebbero sempre sorgere degli imprevisti.

Non sempre gli imprevisti sono brutti o negativi. A volte questi possono essere anche delle opportunità che rendono il viaggio un'esperienza interessante.

Riuscire ad affrontare gli imprevisti ci da modo di capire fin dove possiamo spingerci per superare i nostri limiti ed è anche un modo per imparare a conoscerci meglio. Metterci in gioco senza avere certezze, come ad esempio il sostegno da parte di un compagno di viaggio, ci aiuta ad affinare il sesto senso e sviluppare virtù come il coraggio, l'indipendenza, la creatività e l'ingegno, per affrontare di petto situazioni anche difficili che in altri casi avremmo volentieri delegato ad altri. Non abbiate quindi paura perché tutto questo avverrà in modo spontaneo. C'è chi lo chiama spirito di sopravvivenza, sta di fatto che è un istinto innato, arcaico quanto naturale.

Ad ogni modo durante un viaggio potrebbero anche capitare situazioni molto più spiacevoli come ad esempio subire un furto o un'aggressione. Sicuramente saranno anche delle importanti lezioni di vita ma meglio non scoprirlo e quindi cerchiamo di prevenire al massimo le probabilità seguendo ceri utili accorgimenti:

- Scongiuriamo il più possibile situazioni pericolose evitando luoghi considerati "zone hot" ovvero quartieri degradati o malavitosi, locali notturni se siamo da sole, e luoghi isolati. Meglio evitare di fare il nostro primo viaggio in nazioni instabili o considerate a rischio quindi informiamoci sempre, sul sito della Farnesina, prima di decidere la meta. Evitiamo situazioni che potrebbero metterci in pericolo come farci trascinare da conoscenze appena fatte o accettare inviti da persone balorde.. anzi proprio non accettare a prescindere (lo so, ora vi sembro vostra mamma, però se ne sentono davvero troppe di cose brutte, successe spesso per negligenza e per aver dato troppa fiducia a sconosciuti, quindi meglio drizzare le antenne ed essere prevenuti più che trovarsi in situazioni davvero pericolose).

- Non giriamo mai con troppi contanti in tasca e teniamo sempre qualcosa di riserva in luoghi nascosti o in albergo/ostello (magari nelle cassette di sicurezza). Ad esempio possiamo portare una seconda carta di credito o un secondo documento di identità in modo che, in caso di furto, possiamo garantirci almeno l'espatrio con facilità, senza dover andare a fare trafile al consolato per avere documenti provvisori. Io solitamente porto sempre il doppio di tutto (passaporto e carta di identità, bancomat e carta di credito prepagata, contante da usare e soldi da lasciare nascosti), in questo modo mi assicuro di poter tornare a casa facilmente. Purtroppo mi è successo più volte di essere stata borseggiata quindi ho imparato a mie spese e sono diventata super previdente. Un modo utile per nascondere un po' di soldi, ad esempio, è quello di avere delle piccole tasche cucite dentro gli abiti.

- Altra cosa molto importante e che spesso si sottovaluta è quella di informarsi, prima di partire, del luogo in cui andremo: della sua cultura, degli usi e dei costumi. Sarà fondamentale seguire alla lettere le leggi e le usanze del posto, non solo per rispetto ma anche per la nostra incolumità. Purtroppo, infatti, in molti Paesi del mondo certi nostri comportamenti occidentali sono considerati addirittura punibili dalla legge.

4) Fidiamoci di noi

Spesso ignoriamo il fatto che siamo molto più di quel che pensiamo di essere. La forza che si cela dentro ognuna di noi è incalcolabile e sicuramente, anche se non lo crediamo possibile, questo spirito di sopravvivenza ci aiuterà a fronteggiare qualsiasi ostacolo.

Fidarci di noi stessi e affidarci alla nostra buona stella, sarà spesso la chiave del nostro successo. Quel coraggio, che tanto ammiriamo negli altri e che raramente scorgiamo in noi, verrà fuori improvvisamente nei momenti di reale bisogno e riusciremo così a fare anche ciò che non pensavamo possibile. In questi momenti ci ameremo tantissimo e la nostra autostima salirà vertiginosamente.

Quante volte ci è capitato di riuscire a realizzare qualcosa che solitamente lasciavamo fare a qualcuno di più capace e sentire poi dentro il cuore un pizzico di profondo orgoglio? Queste piccole e grandi vittorie personali fanno aumentare la fiducia nelle nostre capacità e il senso di gratificazione interiore. Viaggiare da soli, almeno una volta, ci permettere di acquisire gli strumenti per poter poi realizzare grandi e piccole vittorie personali. Constatare che anche noi possiamo arrivare là dove non avremmo mai immaginato fosse possibile, ci darà modo di riscattarci e ci permetterà di capire che tutto è possibile se siamo disposte a crederci davvero e a metterci in gioco.

Va poco lontano chi non crede in se stesso, chi non lotta per realizzare i propri sogni, chi non crede di poter fare ciò che il cuore gli suggerisce.

Il coraggio non è assenza di paura ma il profondo desiderio di superarla.

5) Pianifichiamo il viaggio

Tempo fa decisi di fare il mio primo viaggio in solitaria a Dublino con il desiderio di superare alcune paure tra cui quella della barriera linguistica. Partii infatti senza conoscere l'inglese ma con mio grande stupore questo viaggio si dimostrò un'esperienza bellissima e fuori da ogni aspettativa.

Per superare la paura del primo passo il mio consiglio è quello di pianificare l'itinerario cercando di avere un buon margine di sicurezza e tranquillità, ad esempio scegliendo luoghi non troppo lontani e che conosciamo almeno un po'. Fare la prima esperienza da sole in una città "friendly", che ci fa sentire serene, è un modo per affrontare quei limiti che ci hanno sempre bloccate senza troppi traumi. Noi donne a volte ci sentiamo ostacolate proprio dalla convinzione diffusa che il mondo là fuori sia una grande giungla pericolosa. Questa visione esasperata che trapela spesso dai media e dall'opinione pubblica si riesce a smorzare un pochino se conosciamo il posto e se seguiamo quelle regole di sicurezza di cui vi ho parlato. Con l'esperienza poi si affina l'intuito e il buon senso e saremo in grado di migliorare anche quei piccoli accorgimenti da adottare in viaggio.

Se viaggiare non ci farà più così paura mi raccomando, non abbassiamo mai la guardia.

Quando optai per l'Irlanda, scelsi proprio questa città perché, anni addietro, l'avevo visitata, amata e considerata bella e tranquilla. Ero giovane e inesperta e scegliere una città europea che conoscevo fu la miglior decisione per cominciare a capire che cosa volesse dire viaggiare da sola. A Dublino ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili e mi sono sentita come a casa nonostante la distanza. Non ero spalleggiata da amici e famigliari e potevo contare solo su me stessa ma l'ignoto non mi spaventava più. Fu una bella sfida e un trampolino di lancio per le avventure successive.

Alcuni accorgimenti da adottare per organizzare il nostro viaggio: dopo aver scelto la nostra "città friendly" decidiamo la data e cerchiamo, possibilmente, di scegliere una stagione in cui le ore di luce siano tante in modo da non ritrovarci in giro con il buio mentre visitiamo i siti di interesse; scegliamo poi attentamente il nostro alloggio, non tanto in base al prezzo ma in base alla zona (almeno per la prima volta) e che quindi sia in un quartiere tranquillo. Riguardo invece tutte le informazioni da reperire prima della partenza avete l'imbarazzo della scelta: guide turistiche, gruppi di viaggio su Facebook, blog di viaggi, amici che hanno già visitato il posto, siti web ufficiali della nazione che visiterete. Insomma, a voi la scelta, sbizzarritevi! Qualsiasi dubbio avrete, potete sempre chiedere consigli ai viaggiatori come me.

L'importante è non indietreggiare. Partite. Fatelo. Non ve ne pentirete. E poi non vedo l'ora di leggere, tra i commenti, le esperienze del vostro primo viaggio in solitaria!! Quindi che aspettate? Preparate la valigia è arrivato il vostro momento!

Sylvié


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Dublino, il mio primo viaggio in solitaria

Dublino, capitale della Repubblica d'Irlanda, è una città giovane, cosmopolita e multietnica. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lingua inglese qui è decisamente di casa. L'irlanda del Sud è infatti conosciuta per la sua ospitalità e Dublino non è certo da meno.

Se per caso però non parlate nemmeno una parola di inglese tranquilli, nessun problema, comunicare con i dublinesi sarà più semplice di quanto pensiate, il turista è sacro e in un modo o nell'altro la comunicazione infrange le barriere della diversità.

A Dublino ho fatto il mio primo viaggio in solitaria, tanti anni fa e senza conoscere la lingua.

Viaggiare da soli è un'opportunità che ci permette di arricchirci dentro, di metterci alla prova, di superare i nostri limiti e di crescere. Per questo motivo tempo fa presi coraggio e mi buttai nella mischia.

Ma sull'importanza di fare un viaggio in solitaria almeno una volta ne parlerò meglio in un altro articolo. Oggi invece voglio raccontarvi di Dublino e di come questa città sia stata una piacevole scoperta.

Perché ho scelto Dublino

Avevo visitato l'Irlanda anni addietro e l'avevo amata sin dal primo momento quindi per questo ho deciso di fare proprio qui la mia prima esperienza di viaggio da sola. Essendo giovane e inesperta, scegliere una città europea che conoscevo è stata la soluzione migliore.

Volevo mettermi in gioco e avevo bisogno di superare alcune paure tra cui appunto il limite della lingua. Dublino anche in questo è stata una ottima soluzione.  A Dublino ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili e in quel viaggio in solitaria ho percepito la sensazione di sentirmi come a casa nonostante la distanza e nonostante la barriera linguistica. Scegliere un luogo che sentivo "amico" mi ha aiutata a fare quel primo passo verso l'ignoto che tanto mi spaventava.

Dublino è, oltretutto, una città piccola e non caotica, ancora percorribile a piedi, con un centro urbano concentrato e percorribile in brevi distanze. A quei tempi c'era un tasso di delinquenza molto basso (non so ora) per cui fu possibile camminare serenamente per le strade a qualunque ora e senza paura di essere aggrediti. Questo, per chi viaggia da solo, è un fattore importantissimo! soprattutto, ahimè, se si è una donna.

Dove ho alloggiato

Appena atterrata a Dublino mi sono recata all'ostello Jacob's Inn prenotato su booking.com prima della partenza. Mi sono trovata benissimo e quindi mi sento di consigliarlo.

Sul mio blog trovate anche una mia recensione ben dettagliata sull'ostello.

Jacob's Inn si trova in una traversa di Talbot Street, vicino alla O’Connell Street Lower, una delle vie più strategiche a nord del Liffey, vicinissimo al O’Connell Bridge e quindi a due passi dal centro. La struttura è molto carina, moderna e giovanile. Il personale è molto disponibile. Le camerate sono luminose e pulite. Ci sono diversi spazi comuni dove poter passare del tempo libero e c'è una cucina a disposizione per chi vuole prepararsi qualcosa da mangiare. Nei dintorni avrete a disposizione diversi supermercati. Potrete quindi risparmiare su pranzi e cene e trasformare così, il vostro, in un viaggio low-cost.

Insomma, l'ostello può essere una valida soluzione se si vuole vivere appieno l'esperienza di un viaggio zaino in spalla. Inoltre, essendo frequentato da tantissimi giovani provenienti da tutto il mondo, questo vi darà anche l'opportunità di fare nuove amicizie e aprire i vostri orizzonti.

Vivere Dublino con gli occhi di un viaggiatore.

Avendo già visitato Dublino più volte in passato, con occhi da turista, ho deciso questo volta di vivere la città con una prospettiva differente, quella di viaggiatore, osservando e gustandomi le piccole cose che spesso sfuggono per fretta e voglia di vedere tutto in pochi giorni.

Mi sono subito concessa una lungo sosta alla caffetteria dietro l'angolo, tra Talbot e O'Connell Street, alla Kylemore, per rallentare e per riflettere su ciò che mi stava attorno.

Questa antica caffetteria si trova proprio là dove si erge la statua dello scrittore James Joyce, uno tra i miei autori preferiti assieme a H.C.Andersen.

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Qui decido di assaporare una gustosa fetta di torta e un te fumante ai frutti rossi e mentre lo faccio tiro fuori dalla borsa il mio bloc-notes e comincio ad annotare le mie riflessioni. In questo luogo ho cominciato a scrivere le mie prime memorie di viaggio e ad assaporare l'idea di aprire un blog per raccontare le mie avventure di viaggiatrice.

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Essendo il primo viaggio in solitaria in una grande città europea e senza conoscere la lingua del posto, rifletto anche sulla grande sfida che sto affrontando con me stessa. Le parole cariche di emozione escono dalla mia penna a fiumi sul piccolo quaderno. Assaporo la torta, guardo fuori dalla grande vetrata. La gente passa, assorta. Osservo i loro volti espressivi. Ogni sagoma e sguardo mi narra storie diverse. Inizialmente mi sento osservatrice e narratrice di un mondo che mi gira intorno, ricco di colore, di profumi, di rumori poi improvvisamente mi sento parte di quel mondo e immagino per un istante di essere una dublinese che sorseggia il suo te in pieno relax. Comincio a vivere Dublino.

Ricordo che lo stato d'animo euforico e sognante mi accompagnò per tutta la durata del viaggio e quel luogo di riflessione, con la sagoma di J.Joyce in bella vista, divenne l'icona del mio essere viaggiatrice e non più turista. Quella tappa fissa quotidiana, prima di ogni tour giornaliero alla scoperta della città, è ancora un ricordo vivido, il più bello che ho sul mio primo viaggio in solitaria.

Cosa vedere a Dublino

Durante la settimana di permanenza a Dublino, l'ostello mi ha messo a disposizione un free tour di qualche ora per i posti più caratteristici della città, da fare liberamente in uno dei giorni da loro indicati. Anche se non amo tanto le visite guidate decisi comunque di dedicare una mattina a questa escursione e, con mia sorpresa, quella che pensavo essere la solita visita in tour-bus si rivelò invece un bellissimo giro a piedi per gli angoli nascosti di Dublino.

La guida, rigorosamente in inglese, ci illustrò in modo molto pittoresco e appassionato la storia travagliata dell'Irlanda e della sua capitale. Il gesticolare del giovane ragazzo dai ricci color rame mi permise di ridere e capire qualcosina del discorso, nonostante la mia scarsa padronanza della lingua.

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Alla fine del tour abbiamo fatto tutti tappa al The Old Storehouse, un tipico pub irlandese molto carino dove poter gustare dell’ottimo cibo irlandese a prezzi modesti. Il piatto che vi consiglio é quello con il salmone affumicato, veramente ottimo, anzi direi divino. L'ambiente é gradevole, rigorosamente “Irish” e frequentato anche da molte donne e famiglie. Ogni pomeriggio fanno musica tradizionale live. Un'atmosfera che rapisce e coinvolge. Questo posto mi ha lasciata profondamente colpita.

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Dublino sa affascinare, ad ogni angolo e in ogni momento, inaspettatamente. Anche per questo motivo, forse, é considerata una delle capitali europee più amate dai giovani di tutto il mondo.

La domenica la maggior parte delle attività commerciali sono chiuse ma le vie dublinesi brulicano comunque di turisti di ogni nazionalità che non si arrendono al fatto di non poter fare shopping. Dalla mattina alla sera la fiumana di gente, imperterrita, non cessa di percorrere in lungo e in largo le piccole e grosse arterie della capitale.

Quel giorno ricordo di aver evitato i luoghi di interesse turistico, troppo affollati e comunque da me già noti, come il Trinity College, la cattedrale di San Patrizio, le distillerie e i musei. Mi riversai invece sulle vie pedonali per poi visitarei quartieri che avevo sempre visto di sfuggita.

Da O'Connell Bridge decisi di fiancheggiare la riva sud del fiume Liffey, fino al Ha'penny Bridge, un ponte in ferro bianco molto caratteristico dallo stile retrò e pieno di lucchetti appesi.

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Non molto distante da qui si trova il famoso Temple Bar, un'icona di Dublino che non puoi perderti. In quell'occasione mi inoltrai nelle viuzze respirando la musica, l’aria di festa e le risate che provenivano dai pub circostanti. Quando calò la notte vidi questi pub prendere vita, non più dai turisti ma dai dublinesi. Un incredibile incontro tra genti di ogni età, sesso e cetto sociale che ballavano e cantavano assieme, davanti a un pinta scura.

La mattina successiva decisi di andare a visitare il Phoenix Park. Bellissimo e immenso, da visitare assolutamente se amate immergervi nella natura. Qui si trova anche il noto zoo che dicono sia molto grande e bello ma che io ho evitato. Non amo gli zoo ed entrarci va contro i miei principi. Ricordo che riuscii a vedere solo una parte del parco, era troppo grande da fare a piedi. Decisi quindi di tornare in centro, verso le rive del Liffey, nella parte che ancora non avevo visto, a nord-est del O'Connell Bridge.

Qui continuai per la via pedonale fino alla Hawthorn Terrace e mi imbattei sulle impressionanti sculture in bronzo di Rowan Gillespie, The Famine Memorial, che rappresentano le vittime della grande carestia che colpì l’Irlanda nel 1845. Un colpo al cuore! è straziante vedere i volti struggenti, affossati, e i corpi mal nutriti che camminano come zombie.

Lasciai quel posto, un poco angosciata, per dirigermi verso il EPIC (l’Irish Emigration Museum) dalle inconfondibili vetrate. Arrivai fino alla banchina, dove di trova ormeggiato il veliero della Jeanie Johnston Tall Ship, per ammirare il panorama che da qui è spettacolare. Mi spinsi poi fino al Samuel Beckett Bridge, uno dei ponti più moderni di Dublino.

Non so quanti km ho percorso in tutto il giorno ma la soddisfazione è stata tanta. Quando decisi di tornare in ostello era già sera e dopo un po' di meritato riposo conclusi la mia giornata in un pub vicino, dove cenai e ascoltai buona musica.

L'ultimo giorno a Dublino ricordo di averlo vissuto in lentezza, in pieno relax, dedicandomi a fare shopping e passeggiando per le vie pedonali dalle tipiche pianelle rosse. Entrai anche nei numerosi Dunnes Stores per comprare qualche souvenir e camminai lungo la mia strada preferita, la Graftonstreet. Percorrere questa via mi mette sempre di buon umore, con i suoi tanti artisti di strada e le sue vetrine colorate.

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Giunsi fino al famoso St. Stephen's Green e, nonostante lo avessi visitato più volte in passato, non riuscii a resistere... è uno dei miei posti preferiti in assoluto. Valicai l'arco di ingresso e mi riversai tra i sentieri sterrati pieni di alberi ed aiuole fiorite. Nei prati la gente prendeva il sole. Arrivai fino a quello che considero il mio rifugio dublinese, il gazebo bianco, in legno stile vittoriano immerso nel verde che si affaccia su un laghetto artificiale pieno di vita: papere, cigni e tanti altri animali acquatici.

Una cartolina. Un sogno da cui non avrei voluto risvegliarmi.

Appena fuori dal parco, nella King Street, c’è il famoso Stephen's Green Shopping Centre, da visitare assolutamente. È un centro commerciale in stile liberty, su tre livelli, con un grande orologio centrale appeso sui colonnati, molto caratteristico nel suo genere.

Quel giorno lo visitai con lentezza, pranzai e feci un giro per i negozi. Prima di andar via mi ricordo che feci un'ultima tappa golosa, nello stand invitante di Johnnie Cupcakes, ricco di coloratissimi cupcake che erano la fine del mondo.

Tornai alla base carica di sacchetti, sperando di farceli stare in valigia. Mi riposai un pochino e aggiornai i miei appunti. Sentii la mia famiglia e mi accorsi che si era già fatta sera. Decisi di andare a cenare al Saburritos, nella Tabol Street, proprio difronte alla statua di J.Joice. Un posto che vi consiglio, dove mangiare un ottimo Burritos o un piatto veloce della tipica cucina messicana. È un take-away ma ci si può anche fermare. L'ambiente è confortevole, anche se piccolo. Lo stile è moderno, con tavoli quadrati bianchi e sedie a righe nere. Si può stare all’aperto e anche all'interno.

Tra un morso piccante e un sorso di birra per alleviare il bruciore, mi accorsi che la maggior parte dei clienti erano donne di una certa età e giovani. Mi sentii a mio agio, felice, e nonostante la bocca infuocata divorai letteralmente quel buonissimo pasto .

Mi sono goduta quegli ultimi istanti passeggiando un’ultima volta per le strade piene di musica, salutando così la mia Dublino.

Lei non riesce mai a deludermi ed è per questo che, ogni volta che riparto, il mio è sempre un arrivederci e mai un addio.

Sylvié


Ecco cosa ti aspetta se deciderai di fare il Cammino di Santiago

Che se ne dica, tra sostenitori del "è la moda del momento" o "il vero pellegrinaggio è quello di tipo religioso" il Cammino di Santiago è e resterà sempre un'esperienza meravigliosa che io consiglio a tutti, una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita, che non si scordano e che ti restano dentro il cuore per sempre.

L'emozione che si prova nel percorrere questa lunga via, zaino in spalla, è grandissima.

Ecco cosa ti aspetta se deciderai di percorrere la via Francese, da Sain Jean Pied de Port a León, da León a Santiago de Compostela per poi giungere a Finisterre al km 0, difronte all'oceano dove tutto finisce e tutto ha inizio.

Buona visione!

Sylvié


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Guardiagrele, incantevole terrazza d'Abruzzo

Guardiagrele è un paesino in provincia di Chieti che si affaccia su uno splendido paesaggio abruzzese e, grazie ai sui belvedere, viene chiamato "La Terrazza d'Abruzzo".

Il suo incantevole borgo medievale si arrampica sulla montagna ed è annoverato tra "i borghi più belli d'Italia".

Grazie alle sue numerose terrazze si possono scorgere non solo le linee sinuose del Parco Nazionale della Majella, ma anche gli spigolosi costoni del massiccio montuoso Gran Sasso che sta in lontananza.  Se il tempo lo permette sarà possibile scorgere persino la costa adriatica che rende ancora più suggestiva la visione di questo meraviglioso paesaggio .

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Guardiagrele, fuori le mura e dentro le mura, così gli abitanti definiscono il loro paesino, costituito da circa 9mila abitanti.

Sicuramente la parte più suggestiva è quella all'interno del centro storico, circondato ormai da case e palazzi che hanno preso il posto dell'antica struttura medievale. Continuano però a resistere al tempo le Torri, le antiche Porte che segnano l'ingresso a Guardiagrele dentro le mura e alcuni pezzi di mura cinte.

Le stradine che salgono dalla circonvallazione delle antiche mura verso il centro si snodano tra pendenze lastricate che conducono alla Piazza Duomo e da suggestivi vicoli stretti che si intersecano con le vie principali permettendoti di arrivare in poco tempo da una parte all'altra del paese.

Tutto intorno si affacciano terrazze e belvedere che rendono anche una semplice passeggiata  un momento di piacevole incanto.

Tra le architetture più caratteristiche che possiamo visitare in centro c'è la collegiata di Santa Maria Maggiore, dalla facciata in pietra e con un possente campanile. Il suo portico laterale, con volta arcata e sostenuta da vari pilastri, custodisce un'interessante affresco del '400 che ritrae la Madonna del Latte incorniciata da una decorazione in stile barocco.

Vicino al Municipio vi sta il Santuario di San Nicola Greco, patrono di Guardiagrele, in cui vi è conservata la reliquia del santo. Proprio a due passi vi sta anche l'ufficio del turismo con annesso shop center e qui è possibile chiedere informazioni e orari per poter visitare il Museo archeologico e il Museo del Costume e della Tradizione.

Tradizioni Artigianali

Tra le tradizioni artigianali più caratteristiche di Guardiagrele c'è quella della lavorazione dei metalli, sia orafa che del ferro battuto. Passeggiando per le viuzze non potrete non scorgere panchine e insegne tipiche in ferro ritorto e plasmato dai grandi maestri e se passate per qualche gioielleria o nel Shop Center dell'ufficio turistico troverete La Presentosa, il prezioso gioiello tipico di Guardiagrele. La cosa che mi ha molto stupita di questo gioiello è che ha una grande somiglianza con il Sole di Dorgaligioiello in filigrana tipico del Centro Sardegna.

Tradizioni culinarie

Tra le tradizioni da non perdere a Guardiagrele ve ne sono diverse di tipo culinario.

Ad esempio non potete non assaggiare le famose "Sise delle Monache" un dolce tipico di Guardiagrele avvolto da numerose leggende.

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Si racconta infatti che la sua forma a tre punte prendesse ispirazione dal modo di fare delle suore che fasciavano il loro petto per rendere meno evidenti i seni. Altra teoria è che il dolce rappresenti invece i tre promontori abruzzesi più importanti ovvero il Gran Sasso, la Majella e il Sirente-Velino.

Leggenda metropolitana vuole che questa antica ricetta segreta fu data in dono dalle monache ad una famiglia di Guardiagrele che ne avviò la produzione e che tuttora, nonostante in molti ne imitino la produzione, tale ricetta sia ancora segreta.

Se volete assaggiare le Sise originali andate quindi all'antica bottega Pasticceria Lullo. E' qui che il nonno Emo Lollo avviò la sua produzione, portata avanti ora dal nipote.

Qui potete leggere la storia di questo buonissimo dolce.

Continuando il nostro percorso culinario (amo i dolci e si vede!!) non possiamo perderci una visitina alla caffetteria/pasticceria Patabom dove ci attendono pasticcini, dolcetti e torte tutti rigorosamente fatti a mano. Qui potremo sorseggiare degli ottimi tè e infusi, con una vasta scelta di gusti, oppure degli ottimi cappuccini e cioccolate calde in un ambiente moderno ma accogliente. In estate, mi è stato detto, fanno degli ottimi gelati artigianali.

La mia esperienza a Guardiagrele è stata molto positiva, nonostante il freddo e la neve che comunque, devo dire, hanno reso il paesaggio ancora più bello e affascinante.

Arrivare a Guardiagrele da Roma

Arrivando in aereo a Roma Fiumicino ho deciso di arrivare a Guardiagrele comodamente in bus.

-Il primo Autobus l'ho preso con la compagnia Prontobus, un'azienda a prezzi modici che permette di viaggiare comodamente e arrivare a Chieti in poco tempo. Si può acquistare il biglietto anche online QUI.

La tratta che ho scelto ha la partenza da Roma (Termini, Fiumicino e Ciampino) e in circa due ore e mezzo arriva fino a Chieti Scalo. Naturalmente potrete scegliere anche di proseguire se la vostra fermata è ad esempio Pescara.

Sul Prontobus vi verranno serviti persino caffè, cioccolatini, caramelle e biscotti. Una coccola che rende il viaggio ancora più piacevole.

-Il secondo autobus che ho dovuto prendere è stato quello dal Bus Terminal di Chieti per Guardiagrele con Tua Trasporti.

Il biglietto lo potete acquistare all'edicola di Chieti Scalo. QUI puoi guardare gli orari dei bus.

Attenzione! Per arrivare al Bus terminal da Chieti Scalo io ho preferito spendere 10 euro di taxi invece di prendere un altro bus di linea, sia per il poco tempo a disposizione sia per la poca voglia di andare in giro con valige al seguito. Ma se preferite risparmiare potete anche prendere il pullman che vi porta a Chieti Alta e che si ferma al terminal da dove prendere poi la linea per Guardiagrele.

Questo è tutto. Se avete in mente un viaggio in Abruzzo non perdetevi quindi una visita a Guardiagrele, ne varrà sicuramente la pena.

Sylvié


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Visitare la Danimarca in inverno, ecco cosa mettere in valigia

La Danimarca è, tra i Paesi Scandinavi, la nazione più mite ma si sa che andare in Nord Europa comporta sempre dover fare i conti con un clima più rigido di quello a cui siamo abituati in Italia, soprattutto in inverno. Quindi che fare?

Ogni stagione ha le sue peculiarità e se stiamo organizzando un viaggio in Danimarca in inverno è bene premunirsi.

La prima cosa che non dovrete mai sottovalutare è in qualsiasi stagione c'è la possibilità di beccare improvvisi acquazzoni.

Vi capiterà per esempio di uscire la mattina con il sole e rientrare magari il pomeriggio con la pioggia e il freddo. Niente paura, bastano piccoli accorgimenti per stare bene in ogni occasione e trascorrere una vacanza piacevole nonostante il clima altalenante.

Ecco alcuni preziosi consigli per preparare al meglio la vostra valigia se state pensando di andare in Danimarca proprio in questo periodo invernale.

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L'abbigliamento giusto

Se siete diretti a Copenaghen sappiate che l'isola dello Sjælland, in cui è situata la capitale danese, è solitamente molto più mite della penisola dello Jutland o dell'isola di Fyn.

Lo Jutland è conosciuto per il forte vento e le grosse nevicate e persino nelle stagioni temperate il clima è particolarmente fresco e piovoso quindi munitevi sempre di un abbigliamento adatto, possibilmente “waterproof” senza scordarvi di indossare un buon impermeabile e delle scarpe calde, comode e in gorotex.

L'inverno Danese si protrae solitamente fino a Marzo ma non sarà affatto raro imbattersi nelle ultime nevicate della stagione durante le prime settimane di aprile, sopratutto nelle zone più a nord.

Il segreto per poter stare bene nonostante il freddo è avere un buon giubbotto che tenga la temperatura corporea anche per temperature che scendono sotto i -15° e che vi darà in questo caso la possibilità di visitare tranquillamente il Paese sia con la neve che con il ghiaccio.

Sarà molto utile avere, oltre ad un buon giubbotto, anche delle maglie termiche e delle calze in lana che tengano caldi i piedi. Optate delle calze che contengano un'alta percentuale di lana.

La sciarpa o uno scalda collo sono accessori indispensabili contro il forte vento, così come cuffie e guanti.

Per quanto riguarda queste ultime due non scegliete trame larghe da cui possa passare l'aria. I guanti soprattutto se c'è neve sarà utile averli di un tessuto impermeabile.

Vestirsi a strati

Se fuori può fare molto freddo ricordate che però all'interno dei luoghi pubblici c'è sempre il riscaldamento acceso e se sarete troppo vestiti rischiate di sudare quindi ricordatevi sempre che la miglior soluzione è vestirsi a strati.

Un abbigliamento a cipolla vi permette di togliere giacche e maglioni se per caso vi dovete trattenere all'interno di ristoranti, caffetterie, centri commerciali o se dovete salire sui mezzi pubblici.

Io per esempio in inverno indosso solitamente delle maglie termiche e sopra una maglietta fine, poi sopra un bel giubbotto caldo che tiene fino a -20°.

Consigli utili sul clima

Anche se negli ultimi anni le temperature in Danimarca non stanno più scendendo sotto i -10° è bene viaggiare caldi e senza rischiare di congelarsi mentre andiamo in giro.

Uno dei metodi che usiamo noi residenti per poter passeggiare anche in inverno è quello di alternare in continuazione la camminata con l'ingresso in un negozio per riprendere temperatura.

Controllate sempre le previsioni meteo ma non fidatevi mai di uscire senza un poncho o un ombrello o meglio ancora una giacca impermeabile. Se siete stati sbadati e vi trovate improvvisamente sotto l'acquazzone troverete, soprattutto in città, dei negozi come Tiger dove poter acquistare a con pochi soldi una mantella per la pioggia.

Lasciate perdere la moda, in inverno la Danimarca va visitata con abbigliamento comodo e caldo. No ai tacchi (potreste scivolare sul ghiaccio) e no alla gonna a meno che non usiate collant in lana, stivali alti e un giubbotto lungo.

Cos'altro mettere in valigia

Oltre all'abbigliamento adatto per ogni stagione ciò che non deve mancare in valigia per il vostro viaggio in Danimarca è sicuramente la macchina fotografica, un piccolo quaderno dove annotare i vostri appunti di viaggio e, cosa molto utile se non “vitale”, una presa/adattatore con uscita a due spine. Le prese a tre spine ancora in uso in Italia non saranno infatti utilizzabili in Danimarca.

Vi consiglio di portare anche una borsetta o zaino in materiale impermeabile tipo incerato o plastificato per le vostre escursioni giornaliere, in modo che non si inzuppi in caso di forti piogge.

Se la vostra meta è Copenaghen troverete le mappe della città in aeroporto e in moltissimi luoghi come caffetterie, luoghi turistici, uffici informazioni. Non c’è da perdersi e troverete tantissima disponibilità e gentilezza nelle persone a cui poter chiederete informazioni o aiuto.

Può essere utile sapere anche...

Riguardo a come muoversi in città o nell'intera Danimarca vi consiglio di scaricare sul vostro smartphone l’App danese Rejseplanen che vi permetterà di organizzare gli spostamenti con tutti i mezzi pubblici (bus, metro, S-Tog e treni regionali). Basterà scrivere l'indirizzo di partenza e quello di destinazione e il sistema calcolerà orari e mezzi con cui sarà possibile spostarsi.

Un'altra cosa utile da sapere è che in Danimarca troverete bagni pubblici puliti, change-poin un po' ovunque nelle città, negozi in cui accettano spesso anche l'euro (ma danno il resto in corone) e naturalmente tutte le carte di credito con circuito europeo.

In moltissime caffetterie si può richiedere il caffè espresso ma non aspettatevi mai un buon caffè.

Gli alcolici sono carissimi. La pizza è cara e spesso non è buona. Evitate di cercare cibo italiano perché ne sarete delusi.

Ci sono moltissimi italiani a cui poter chiedere aiuto all'occorrenza, se vi trovate in difficoltà e non conoscete la lingua.

Ora, biglietti alla mano, non vi resta che partire e godervi questa bellissima meta tutta da scoprire. E a me invece non mi resta che augurarvi un buon viaggio!!

Sylvié

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Copenaghen, 3 luoghi fuori città da visitare assolutamente

La Danimarca è un Paese che sembra essere uscito dalle fiabe di H.C. Andersen o da un villaggio di Legoland fatto di mattoncini colorati e finestrelle bianche.

Una terra frizzante, semplice e accogliente, “hygge”, come direbbero qui.

Tra i Paesi Scandinavi la Danimarca è la nazione più mite e anche per questo può essere una meta molto interessante per chi ama i viaggi di non solo mare.

La città di Copenaghen, capitale di questa nazione meravigliosa, offre moltissime attrazioni e scorci suggestivi da visitare. Per chi ha un po' di tempo in più a disposizione e vuole andare fuori rotta dal solito itinerario turistico, pur restando a pochi chilometri dalla città, l'hinterland offre molti luoghi che vale davvero la pena vedere e che sono raggiungibili con i mezzi pubblici.

Ho scelto per voi 3 luoghi degni di nota: uno adatto ai bambini, uno da fare zaino in spalla e un'altro più turistico.

Mettetevi comodi e sognate la vostra prossima meta prima di prenotare il volo verso la terra che ispirò le fiabe più belle di tutti i tempi.

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IL PARCO DI BAKKEN

13 km dal centro - 20 min di treno dal centro

A pochi chilometri da Copenaghen, nella zona di klampenborg e immerso nei boschi del Dyrehaven,  vi è il parco divertimenti più antico al mondo. Risale al 1583 ed è considerata la residenza estiva di Babbo Natale.

Questo parco è comunemente noto come Bakken (la collina).

Oltre ad essere un luogo di divertimento immerso nel verde, Bakken è anche una sorta di macchina del tempo che vi permetterà di fare un tuffo nel passato poiché conserva quell’atmosfera retrò di una Danimarca d’altri tempi.

Al suo interno, oltre alle numerose attrazioni, ai ristoranti e ai tanti giochi, vi è un piccolo villaggio museo in cui poter veramente fare shopping e bere il te dentro l’antica bottega ricreata ad arte o ancora tagliare i capelli dal vecchio barbiere che vi farà accomodare in un'antica poltrona e che conserva in bella vista gli arnesi di un tempo.

Inoltre il bosco in cui è collocato il parco divertimenti è ricco di passeggiate e viuzze sterrate, alberi secolari e calessi con i cavalli che rendono l’intero contesto affascinante e fiabesco, adatto a grandi e piccini.

L’ingresso a Bakken è gratuito ma il parco divertimenti è aperto solo in estate, mentre il bosco è visitabile comunque tutto l’anno.

L'intero complesso è raggiungibile facilmente con il treno S-Tog, linea C direzione Klampenborg. Dal centro di Copenaghen arriverete a Klampenborg in 15 min. Da qui proseguirete a piedi per 900 mt  passando tra l’altro in uno dei tratti più suggestivi del bosco.

Per informazioni su Bakken visitate il sito ufficiale https://www.bakken.dk

LA VIA DEL PELLEGRINO

20 km dal centro - 30 min di treno dal centro

Per gli amanti del Walking, del Trekking o del viaggio “zaino in spalla”, anche la Danimarca offre parecchi percorsi interessanti tra cui il cammino europeo E.V.3 chiamato in danese Hærvejen. Esso attraversa l’intera Danimarca, la Germania e la Francia, per poi ricollegarsi alla principale via Jacobea che porta a Santiago di Compostela, chiamata via Francese.

Attraversando i Pirenei e l’intera Spagna il Cammino di Santiago raggiunge i piedi della cattedrale di San Giacomo e si conclude a Finisterra, al Km. 0, dove anticamente si credeva finisse il mondo conosciuto.

viaggiare-zaino-in-spalla-trekking-copenaghen-mappaNei dintorni di Copenaghen passa una via secondaria di collegamento alla Hærvejen, chiamata “pilgrimsrute” ovvero la via del pellegrino. Se volete percorrere un pezzetto di questo bellissimo cammino potete farlo per esempio partendo da Værløse.

Si tratta di un cammino suggestivo tra le campagne e i boschi danesi, da fare in piena libertà seguendo le famose indicazioni di Santiago, la “concha” (conchiglia) e la freccia gialla su sfondo blu.

Anche se non siete propensi a fare tanti km potrete decidere di farne anche solo un pezzetto, giusto per godervi la natura e le bellezze del posto. Per esempio potreste organizzare una bella scampagnata, visto che il luogo è ben attrezzato con aree di sosta per il picnic.

Io personalmente ho fatto spesso questo tratto da Værløse, fiancheggiando il lago Søndersø e attraversando il bosco di Ballerup. Ve lo consiglio assolutamente, è davvero bellissimo. Il lago poi è abitato da tante specie protette e non sarà raro incontrare anche scoiattoli, cervi o volpi. Le viuzze sterrate sono ben curate e poco scoscese, il bosco è incantevole.

Per arrivarci basterà prendere l’Stog da Copenaghen, linea A, direzione Farum, scendere a Værløse e proseguire a piedi nella Ballerupvej per circa 1 km. Troverete nella via le prime indicazioni con la concha che vi condurranno al lago. Da li proseguite in cerca dei segnali, affissi sui pali o sui puntelli, tenete gli occhi ben aperti e godetevi il cammino.

Mal che vada, se non trovate la via del pellegrino, potrete fare il giro del lago con i suoi circa 6 km di percorso immerso nella natura, sarà comunque una bellissima esperienza.

Per informazioni sulla pilgrimsrute potete visitare il sito https://santiagopilgrimme.dk

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DRAGØR, IL VILLAGGIO DEI PESCATORI

15 km dal centro - 35 min di bus dal centro

Situato a pochi chilometri dall’aeroporto di Copenhagen, Dragør è un pittoresco villaggio che nel medioevo era conosciuto per la pesca alle aringhe. Era uno tra i centri principali per l’esportazione di pesce. Ora questo antico villaggio di pescatori ha trasformato le sue vie in attrazioni per visitatori e turisti che ogni anno si riversano nel suo borgo, nei suoi musei e partecipano alle sue tante manifestazioni.

Dragør ti rapisce e ti catapulta in un contesto fiabesco, con le sue casette gialle dai tetti in paglia o dalle tegole rosse e con le sue stradine ciottolate tipiche medievali. Il centro del villaggio e il suo porticciolo fanno di Dragør una meta turistica molto visitata. Inoltre, per chi ama lo stile vintage, una volta l’anno viene organizzata una grande fiera mercato che si tiene appena fuori dal paese e vede arrivare migliaia di persone da ogni parte della Scandinavia. Le date si aggirano sempre intorno alla prima settimana di Giugno e l’ingresso è gratuito. Sono previsti sempre più di 500 espositori oltre alle tante attrazioni e punti di ristoro. Naturalmente c'è tanta buona musica dal vivo e sano divertimento.

Come si può perdere un’occasione del genere?

Da Copenaghen ci sono diverse soluzioni per arrivare a Dragør ma quella più comoda senza troppi cambi è il Bus 350S che parte proprio difronte alla stazione di Norreport, direzione Dragor Stationsplads. Vi porterà direttamente al villaggio. Da qui, per arrivare eventualmente alla fiera mercato, si continua con il Bus 350S direzione Herlev e si scende in Fasanvænget (Møllevej) dopo appena 7 fermate dal centro di Dragor. Dopodiché si prosegue a piedi per 900 mt. Il Dragør Marked, è in Fælledvej 45-61.

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Questo è tutto per ora. Vi auguro buon viaggio alla scoperta degli angoli nascosti della capitale danese.

Sylvié


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Natale a New York, come dentro un film

E' trascorso un anno esatto dal mio viaggio a New York e finora non avevo ancora avuto modo di raccontare e descrivere l'incanto che ho provato ad andare dall'altra parte del mondo, nella città protagonista di tutti i miei film preferiti.

Tanti anni fa vidi un bellissimo film ambientato a New York la cui scena romantica fu girata a San Valentino proprio sopra l'Empire State Building. Si trattava di Insonnia D'amore con Meg Ryan e Tom Hanks (qui puoi leggere la mia recensione) e quello divenne in assoluto uno dei miei film preferiti ambientati nella grande mela.

Da allora cominciai a sognare Manhattan e i suoi immensi grattacieli.

Adoro moltissimo il Natale e mi innamorai sopratutto dei film natalizi e di quell'atmosfera magica e fiabesca. Anche per questo il mio sogno di vedere New York a Natale cominciò a prendere forma sempre di più.

Natale a New York è una di quelle esperienze che bisogna assolutamente fare almeno una volta nella vita.

Negli anni il desiderio di salire sull'Empire State Building si è fatto sempre più forte. Solitamente il mio modo di viaggiare è ben distante da mete caotiche, infatti prediligo sopratutto luoghi immersi nella natura, ma credo che una cosa non precluda l'altra ed è così che, per il Natale 2017, decisi di realizzare il mio sogno e regalare a me e a mio marito questo viaggio tanto ambito.

Avevo trovato un'interessante offerta di volo low-cost diretto da Copenaghen, con la compagnia Norwegian, proprio durante il periodo natalizio e non mi lasciai sfuggire questa occasione.

Ma come affrontare un viaggio così importante senza spendere troppi soldi?

Come viaggiare risparmiando

Si sa, New York è cara.

Un viaggio del genere, sopratutto sotto le feste natalizie, è sicuramente dispendioso ma ci sono alcuni accorgimenti che si possono eseguire per risparmiare senza rinunciare alle cose più importanti. Anche per questo motivo abbiamo deciso di adottare il metodo del fai da te per economizzare il più possibile. Mi sono infatti occupata personalmente di tutto l'iter burocratico e organizzativo e devo dire la verità non è stato poi così difficile.

Essendo il nostro primo viaggio intercontinentale l'emozione era grande e con essa anche la paura di sbagliare. Negli anni ho però imparato che, se si prendono le dovute precauzioni e si fa attenzione ai dettagli, organizzare un viaggio da se' può essere una piacevole esperienza e può farvi risparmiare davvero tanti soldi.

Sul come organizzare dettagliatamente il viaggio vi rimando all'articolo che ho scritto tempo fa ( come organizzare in 7 mosse il tuo viaggio a NYC) e vi consiglio anche di dare un'occhiata alla soluzione che abbiamo adottato riguardo l'alloggio (perché' scegliere di alloggiare nei due punti estremi di Manhattan). Le cose che possono fare la differenza sul prezzo sono comunque essenzialmente queste:

  • scegliere un volo diretto o che non abbia troppi scali
  • richiedere personalmente l'ESTA sul portale ufficiale senza usare intermediari a pagamento
  • scegliere hotel con solo pernottamento, più economici purché abbiano buone recensioni
  • usare la metrocard per spostarvi con i mezzi pubblici (potete leggere qui il mio articolo su come usare la Subway Newyorkese)
  • usare il NYC PASS per esplorare le attrazioni della città risparmiando sul costo degli ingressi
  • scegliere di mangiare nei Diners o Street Food invece che nei ristoranti.

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Cosa devi sapere, in pillole

New York City è divisa in 5 distretti: Manhattan, il suo cuore pulsante; Queens, la parte orientale in cui si trova anche l'aeroporto internazionale JFK; Brooklyn, collegata dal famoso ponte omonimo; il Bronx, con una cattiva fama proveniente dal passato; infine Staten Island che si trova oltre la baia.

Arrivati a New York si avranno 6 ore indietro di fuso orario dall'Italia.

Le prese americane per la corrente sono diverse da quelle italiane, bisogna quindi comprare un adattatore universale che io ho trovato tranquillamente in un negozio in aeroporto prima della partenza.

Se volate con Norwegian portatevi appresso una copertina o qualcosa che vi tenga caldi perché, personalmente, ho constatato temperature freddine in diverse occasioni. Altro consiglio su Norwegian, il cibo comprato a bordo faceva davvero schifo quindi meglio portarsi appresso qualcosa da mangiare. Per il bere invece c'è a disposizione gratuitamente tutto ciò che volete tra acqua, succhi, te e varie bibite.

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L'atmosfera Natalizia a Manhattan

Il nostro arrivo a New York è stato molto emozionante, nonostante la stanchezza del lungo viaggio, di ben 8 ore e mezza di volo, e il fuso orario di 6 ore.

Lo Shuttle Taxi, che dall'aeroporto ci ha portati all'albergo, ha percorso viali ricchi di luci e colori dandoci un piccolo assaggio di quello che avremmo visto nei giorni successivi.

Dopo una notte di meritato riposo abbiamo così cominciato la nostra avventura e il nostro full immersion nella Big Apple, la città che non dorme mai.

New York a Natale è davvero magica.

Non è un modo di dire, New York è davvero una metropoli di incredibile fascino. Una città dove tutto è possibile, piena di opportunità e di incanto. Lo vedi ad ogni angolo e in ogni scorcio, lo sguardo spesso non riesce a contenere tutta la meraviglia e lo stupore. Più volte mi sono ritrovata a bocca aperta ad ammirare senza parole ciò che mi circondava. Naturalmente non parlo della sua vita reale, di come vivono i newyorkesi ma di ciò che gli States sanno regalare al viaggiatore che si approccia per la prima volta nel suo "mondo dei balocchi". Il fascino americano conquista anche i più scettici.

Insomma, sembrava proprio di essere entrati dentro un film, uno di quelli che ho sempre visto allo schermo con aria sognante. Non mi sembrava vero di essere proprio li. Ci è voluto un po' per capacitarmi che fosse tutto reale e più volte ho avuto gli occhi lucidi dalla gioia, tanto non riuscivo a contenere l'emozione.

Cosa vedere

Devo ammetterlo, una sola settimana per visitare New York non basta. Sopratutto nel periodo natalizio visto che, oltre alle solite attrazioni, vi sono anche tantissime altre cose da vedere. Ad esempio i mercatini di natale o le istallazioni, così suggestive che sarebbe proprio un peccato perdersele. Tra le più famose c'è sicuramente l'albero e la pista di pattinaggio al Rockefeller Center o ancora le sfere rosse giganti, che si trovano poco distanti e che sono diventate ormai un simbolo del Natale Newyorkese.

Noi, come vi ho già accennato, abbiamo pianificato il viaggio in modo da alloggiare sia nella parte alta di Manhattan (Uptown) sia in quella bassa (Downtown) ed avere così la possibilità di raggiungere facilmente ogni punto dalla città anche con la metro, compresa la parte centrale (Midtown) cuore pulsante di Manhattan.

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I primi 4 giorni di esplorazione della Uptown e Midtown sono stati molto intensi, ci siamo ritrovati a fare una media di 17 km di camminata al giorno e il mio contapassi stava letteralmente impazzendo di gioia. Ecco una piccola idea di ciò che abbiamo visto:

CENTRAL PARK

Sicuramente la cosa più bella in assoluto è stata vedere il Central Park che solo quello valeva l'intero viaggio. Talmente immenso che ci ha "rubato" praticamente una giornata intera. Ma non c'è giorno che non pensiamo a quel polmone verde, incredibilmente affascinante, che ha resistito al cemento e all'irrefrenabile edificazione di palazzi e grattacieli intorno a lui. Entrare nel Central Park, un fazzoletto di terra lungo 3 km e mezzo, è stato come entrare in una bolla di protezione da tutto il caos, il traffico, i rumori e il movimento cittadino. Naturalmente è stato meraviglioso riconoscere i molti angoli visti nei film holliwoodiani: il noto ponte Bow Bridge di "Autunno a New York"; il Greywacke Arch di "mamma ho perso l'aereo", il Wollman Skating Rink, famoso lago ghiacciato di "Love Story" o ancora la Literary Walk dalle tante panchine dove molti attori hanno girato le loro scene più belle.

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MUSEO DI SCIENZE NATURALI

Una volta esplorato il Central Park abbiamo deciso di dedicare un po' del nostro tempo alla visita del vicino Museo di Storia Naturale, l'American Museum of Natural History, famoso anche per il film una notte al museo con Ben Stiller.

Entrare in quell'immenso tempio della conoscenza, ricco di storia e reperti, ci ha "rubato" ben 5 ore del nostro tempo ma se non fosse per l'imminente chiusura del museo saremmo rimasti là dentro per almeno altre due ora. E' una incredibile macchina del tempo che ci ha letteralmente rapiti. Davvero affascinante. Naturalmente non potevamo andar via senza vedere la statua di Roosevelt, che nel film è interpretato da Robin Williams, e sopratutto del mitico personaggio in pietra dell'Isola di Pasqua, che nel film sfotte il protagonista dicendogli “Ehi tu scemo scemo, dare a me gomma gomma". La foto di rito in questo caso è d'obbligo.

I 2 giorni successivi li abbiamo trascorsi visitando la Midtown in lungo e in largo, tra le luci, i suoni e i colori delle più importanti strade dello shopping e della vita newyorkese. Time Square, la Broadway, la 5th Avenue, gli Store, i grattacieli, i musei. Uno tra i più belli in assoluto, da non perdere, è il MoMa.

IL MOMA

Entrare al MoMa (Museum of Modern Art) è stata un'esperienza incredibile. Tutti i più famosi artisti, che ho avuto modo di studiare al liceo, erano li con le loro opere più conosciute. Indescrivibile l'emozione di vedere dal vivo le pennellate di un Van Gogh, i colori di un Matisse o le forme surrealiste di un Magritte. E come scrollarsi di dosso la sensazione di scorgere tra la folla il famoso Woody Allen, protagonista di "Provaci ancora Sam" mentre cerca di rimorchiare la giovane donna davanti ad un quadro di Pollock. Le ore sono scivolate senza accorgerci e lo scintillio delle luci di natale ci ha poi accompagnati per tutto il tragitto di rientro, lungo le Street e le Avenue, rendendo tutto ancora più magico.

ROCKEFELLER CENTER

A pochi isolati dal MoMa, sempre tra la 6th e la 5th Avenue ma scendendo verso la 50 esima Street, si trova uno dei luoghi più famosi di Manhattan: il Rockefeller Center. Sopratutto a Natale questo posto si trasforma in una scenografia incredibile con l'accensione dell'albero di Natale più grande e la famosa pista di pattinaggio ai suoi piedi, in cui sono stati girati tanti film e dove si può anche ammirare la nota statua dorata di Prometeo. Molto suggestive anche le statue con gli angeli che annunciano il nostro arrivo sulla Rockefeller Plaza dalla 5th Av. lungo le fontane decorata a festa.

In questo complesso di edifici circostanti vi è anche il famoso grattacielo Top of the Rock alto ben 253 metri e che gode di una delle più belle viste su Manhattan. Salire qui è d'obbligo. Dal suo 70esino piano si può ammirare anche il Central Park e il bellissimo Empire State Building.

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5th AVENUE e TIMES SQUARE

Se non volete perdervi l'atmosfera sfrenata dello shopping natalizio newyorkese allora dovete assolutamente visitare la grande arteria 5th Avenue e il quartiere di Times Square. In questi due luoghi sono concentrati tutti i grandi marchi e gli store center che, soprattutto a natale, vengono letteralmente presi d'assalto.

Lungo la 5th Avenue trovate anche la famosissima gioielleria Tiffany & Co. nota per il celeberrimo film Colazione da Tiffany con Audrey Hepburn. Ma attenzione, la nota vetrina in cui Holly, la protagonista, ammirava ogni mattina i gioielli mentre consumava la sua colazione, si trova nello stabile affianco alla Trump Tower e non nel nuovo negozio al Rockefeller Center.

Times Square si trova l'Hard Rock Cafe, uno tra i più grandi che ho mai visto. Entrarci fa un certo effetto. Qui vi sono conservati tantissimi cimeli, delle più grandi star della musica mondiale.

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"Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany, comprerei i mobili e darei al gatto un nome!"

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BRYANT PARK e GRAND CENTRAL TERMINAL

Scendendo verso la 42 esima Street siamo arrivati finalmente al noto Bryant Park in cui si trova la New York Public Library e dove abbiamo potuto visitare, secondo me, i mercatini di natale più belli di Manhattan. Anche qui una pista di pattinaggio su ghiaccio accompagnava l'atmosfera già magica, ricca di luminarie suggestive e casette che esponevano addobbi e prodotti di ogni tipo.

Bryant Park si trova non poco distante dal noto Grand Central Terminal, la stazione centrale di Manhattan sede di moltissime riprese cinematografiche tra cui il mio preferito, Before we go con Chris Evans e Alice Eve. Anche qui dentro potrete respirare la magia holliwoodiana e vedere anche dei mercatini di natale che però, ma secondo me, non sono così suggestivi come i primi.

EMPIRE STATE BUILDING

Finalmente ho realizzato il mio sogno: salire sull'Empire. Sono 86 piani di spettacolo, con una vista mozzafiato e un'emozione indescrivibile. Vedere lo Skyline dall'Empire State Building è qualcosa di magico e unico, sopratutto se si fa con la persona amata. Ho Ripensato a quando da ragazzina guardavo le scene del mio film preferito e sognavo ad occhi aperti. Ora quel sogno era reale. In quel film c'ero io, con l'amore della mia vita. Cosa c'è di più romantico? Questo è stato il mio vero regalo di Natale a New York.

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I 4 giorni successivi al Natale abbiamo cambiato alloggio, sulla parte bassa di Manhattan. Abbiamo così visitato il resto della Midtown e tutta la Downtown, comprese tutte le attrazioni degne di nota che non avevamo ancora visto come il ponte di Brooklyn e la Statua della Libertà. Abbiamo lasciato per ultima Lady Liberty  perché speravamo che dopo Natale ci fosse meno coda ma non è cambiato molto, vedere questi luoghi necessita sempre una grande pazienza.

BROOKLYN BRIDGE

Sfidando il freddo, con circa -14° e un cielo azzurro ricco di nuvolette bianche, ci siamo diretti verso Brooklyn attraversando a piedi il Brooklyn Bridge nella sua interezza. Il ponte è lungo circa 2 km ed è sospeso grazie ad un incredibile intreccio di cavi d'acciaio che lo rendono unico e affascinante. Inutile dire che su questo ponte sono state girate un numero sorprendente di riprese cinematografiche e che lasciarsi alle spalle Manhattan per addentrarsi in un'altro distretto di New York ha il suo perché. Avete mai visto il film Brooklyn diretto da John Crowley e basato sull'omonimo romanzo di Colm Tóibín? Fatelo. Vi darà un piccolo assaggio di quel profumo vintage newyorkese che si respira oltre l'East River. Brooklyn ha infatti conservato quell'aria un po' retrò che fa tanto sogno americano anni 50' e che ricorda numerose pellicole cinematografiche.

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LOWER MANHATTAN

viaggiare-zaino-in-spalla-natale-a-new-york-lower-manhattanRitornati a Manhattan abbiamo dedicato un giorno intero per visitare l'intera parte meridionale chiamata Lower Manhattan che è suddivisa in tantissimi micro quartieri, ognuno dei quali offre un'atmosfera unica, viste le tante culture etniche che ci abitano. La Downtown è Little Italy, Chinatown, Tribeca, East Village, Noho e Soho, fino a salire nell'East Village e nel Greenwich Village. Ma non solo. Qui c'è anche il centro finanziario e giudiziario di Manhattan, con Wall Street e la Federal Hall, e prima dell'11 settembre ospitava anche le famose torri gemelle. Oggi di quel ricordo rimangono solo due enormi voragini e tanta amarezza nel cuore.

Little Italy non potete proprio perdervela, è un pezzetto di ciò che resta del nostro Bel Paese e dei suoi tanti emigrati che in passato seguirono il grande sogno americano. Peccato però che qualcuno portò con se' anche la cultura malavitosa legata alla mafia. Nelle strade di Little Italy furono girate tantissime scene cinematografiche che raccontavano proprio le storie di questi gangsters tra cui i famosi film interpretati da De Niro come Il Padrino e Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese.

Chinatown è un tripudio di colori orientali e per quanto ho potuto vedere sta invadendo anche gran parte del quartiere della Little Italy.

Tribeca, Soho e Noho sono note per essere i quartieri degli artisti. In questa parte di Manhattan ci sono molti murales interessanti e la street art è ad ogni angolo. Qui troverete anche i famosi palazzi tipici dei film newyorkesi, vecchi edifici industriali con le scalette antincendio esterne che fanno tanto "hollywoodiano". Non per niente la TriBeCa Productions è una casa di produzione cinematografica, fondata negli anni 90' proprio dall'attore Robert De Niro.

Greenwich Village, come anche East Village, è uno dei quartieri più ricchi di Manhattan. Palazzi lussuosi e viali alberati fanno di Greenwich l'epicentro della cultura post anni 60' con i suoi locali di jazz e i suoi teatri post broadway. Qui nascono le nuove tendenze, le nuove star e il quartiere è spesso sede di riprese cinematografiche, come nel caso della famosa serie tv Sex in the city dove la protagonista Carrie Bradshaw vive proprio in una di queste bellissime case.

Vi state domandando se poi, nella realtà, la casa di Carrie esiste davvero? Beh noi siamo andati a scoprirlo per voi ed eccola, al numero 64 di Perry Street.

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BATTERY PARK CITY e il WORLD TRADE CENTER

Il World Trade Center è un piccolo rione che si trova difronte al Battery Park City, un lussuosissimo quartiere residenziale ricco di bei grattacieli. Qui un tempo si trovavano anche le famose Twin Towers di cui restano solo due angoscianti fossati come ricordo dell'accaduto. Credo che una visita al memorial sia d'obbligo. Per noi è stato un colpo al cuore e una tristezza infinita ma siamo felici di esserci stati, per onorare a modo nostro le migliaia di vittime innocenti dell'attentato dell'11 settembre. Tutti i loro nomi sono scritti ai bordi del fossato. A ridosso di questo ormai cimitero si trova la nuova mega costruzione del One World Trade Center nota anche come Freedom Tower e costruita tra il 2006 e il 2013 in reazione all'accaduto. La sua altezza infatti non è casuale, 1776 piedi proprio in ricordo dell'anno dell'indipendenza americana. A oggi questo osservatorio risulta essere il settimo grattacielo più alto al mondo. Noi non siamo saliti ma se vorrete potete farlo.

ELLIS ISLAND e STATUA DELLA LIBERTÀ

Da Battery Park parte anche il traghetto che porta a Ellis Island e alla Statua della Libertà, monumento emblema degli Stati Uniti d'America. La fila per il battello, nel periodo natalizio, è qualcosa di davvero massacrante ma noi non ci scoraggiamo e, pur di vedere da vicino il simbolo degli States, siamo pronti a fare chilometri di coda al freddo pungente. Lady Liberty non è solo una statua ma un'icona alta ben 93 metri. E' stata la porta di benvenuto per tutti quegli emigrati che arrivarono a New York da fine 800' in poi, con tante speranze nel cuore e poche monete in tasca. Vedere il museo dell'immigrazione a Ellis Island è un'esperienza davvero toccante, da fare assolutamente.

Qualche film che ricordi questo luogo? Senza dubbio Titanic con un ancora giovanissimo Leonardo di Caprio oppure il recentissimo C'era una volta a New York di James Gray le cui scene sono state girate proprio a Ellis Island.

Finisce così il nostro tour sulla bella Manhattan, con un nodo alla gola per dover andar via ma con la speranza nel cuore di ritornarci presto. Ci sono ancora tantissime cose da vedere e questo è solo l'inizio.

Naturalmente vi aspetto qui per un'altra finestra sulla grande mela, per raccontarvi i retroscena di questo viaggio: dove mangiare, dove fare shopping, quali parchi visitare e tutte le curiosità di una incredibile città cosmopolita.

Buon Natale a tutti!!

Sylvié


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Il cammino danese che conduce a Santiago

Esistono dei cammini europei che, tra vie principali e collegamenti secondari, riconducono ai più noti cammini jacobei. Anche l'estremo Nord Europa ha il suo cammino che porta a Santiago.

E' una via lunga, molto lunga, ma esiste.

Il Cammino in Danimarca

Si chiama Hærvejen ed è un'antica via scandinava che conduce a Santiago de Compostela partendo dalla Danimarca.

Il cammino ufficiale della Hærvejen parte da Viborg, un paese a nord dello Jytland e raggiunge Padborg, il paese più a sud della nazione, confinante con la Germania.

Da qui la via si ricongiunge con quella tedesca sul cammino europeo che i pellegrini percorrevano per arrivare a Santiago.

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Nel 2010 il "Hærvejen"  è stato designato Percorso Culturale Europeo ed è diventato ufficialmente una rotta di pellegrinaggio che collega la Danimarca ai più importanti cammini Jacobei:

- al cammino scandinavo St. Olav Way che conduce a Trondheim, in Norvegia, nell'antica Cattedrale di  Nidaros;

- al cammino del nord che conduce a Santiago de Compostela;

- alla via Francigena che porta verso sud, a Roma, e che si riallaccia al cammino che conduce a Gerusalemme.

per maggiori informazioni sulla Hærvejen visita il SITO UFFICIALE  dove puoi consultare LE MAPPE e la guida  o SCARICARE l'App sul tuo smartphone.
Per informazioni sugli ostelli del cammino guarda il sito HERBERGER LANGS.
per maggiori informazioni sulla St. Olav Way visita il SITO UFFICIALE
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foto di Roger Jensen

The Danish Pilgrimsrute

A completare la grande rete danese di vie percorribili a piedi che si ricollegano alla Hærvejen, ci sono poi dei sentieri secondari considerati comunque a tutti gli effetti vie di pellegrinaggio per Santiago de Compostela. Sono chiamate "The Danish Pilgrimsrute" e sono contrassegnate con la famosa concha e freccia gialla.

Queste Pilgrims Rute collegano l'isola di Sjælland e di Fyn con la penisola dello Jytland dove si trova appunto la via Hærvejen:  da Helsingor, passando per Copenaghen, Roskilde, Korsor, Nyborg fino a raggiungere infine il cammino principale di cui vi ho parlato.

per maggiori informazioni sulla The Danish Pilgrimsrute visita il sito ufficiale

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Fare trekking sulla Danish Pilgrimsrute

Per gli amanti del trekking e dei cammini, queste vie sono l'ideale per poter visitare la Danimarca al contatto con la natura e lontani del solito itinerario turistico.

Se non ve la sentite di fare l'intero cammino, piuttosto lungo, potrete godervi anche solo alcune tappe o addirittura scegliere di fare un solo percorso breve. L'escursione di un giorno potrà comunque immergervi nelle bellezze paesaggistiche e nella quiete che questi luoghi sanno regalare.

Le tappe sono ben segnalate, l'itinerario ben curato e i percorsi veramente ben tenuti.

Una cosa veramente importante da considerare sarà la stagione in cui intraprendere il cammino. La Danimarca è una nazione fredda e quindi il periodo ideale per intraprendere questo tipo di viaggio zaino in spalla è l'estate. Ad ogni modo, se ci si organizza con la giusta attrezzatura, la Danimarca offre bellissime esperienze escursionistiche anche a fine primavera quando la neve si è ormai sciolta e a inizio autunno quando le foglie non sono ancora del tutto cadute.

Camminare lungo questi sentieri verdeggianti o ambrati, a secondo della stagione, è qualcosa di veramente affascinate. Un'esperienza unica, che vi auguro di poter provare almeno una volta nella vita.

Personalmente mi sono ritrovata spesso a percorrere la Danish Pilgrimsrute e ho scoperto questo cammino in un modo del tutto casuale che però ha un non so che di mistico. Mi accingevo a prepararmi per affrontare il Cammino di Santiago, dovevo partire in primavera e avevo qualche mese per allenarmi così, vivendo nei pressi di Copenaghen, ho cominciato a fare lunghe camminate nei boschi vicini. Ho cominciato a percorrere i sentieri del lago Søndersø e ad un certo punto, improvvisamente, mi si è palesato davanti lo stemma ufficiale del cammino attaccato sul palo di un cartello che non avevo mai notato prima. Era il simbolo della concha e della freccia gialla come se mi volessero chiamare, dicendomi chiaramente di non arrendermi. Ormai mancava poco alla partenza. Vedere quei simboli fu come una grande spinta e fu anche un'occasione per conoscere meglio le zone di Copenaghen che non conoscevo. Da quel momento, infatti, ho cominciato a seguire le frecce spingendomi sempre un pochino oltre, sempre più avanti. Ed è così che ho perlustrato l'intera zona e ho potuto constatare quanto il percorso fosse ben percorribile, segnalato e curato.

Se volete scoprire questa terra meravigliosa vi consiglio di percorrere la Danimarca a piedi, sono certa che non ve ne pentirete. Sarà un bellissimo viaggio zaino in spalla. Inoltre questo Paese è ben servito con i mezzi pubblici quindi per gli spostamenti troppo lunghi potrete optare per treni e bus.

Ad ogni modo per tutte le indicazioni e mappe consultate i siti ufficiali che vi ho messo a disposizione qui in alto e organizzate al meglio le tappe perché non sempre sarà possibile trovare ostelli o b&b a prezzi economici.

Se avete bisogno di qualche consiglio lasciate pure un commento qui sotto, cercherò di rispondervi nei limiti del possibile.

Buon Cammino!!

Sylvié