Tra i pellegrini c’è una vera e propria disputa sul quesito “preparazione sipreparazione no”.

Da una parte c’è chi sostiene che una preparazione anche minima aiuterebbe il pellegrino ad affrontare meglio il cammino, dall’altra chi invece sostiene di averlo fatto senza alcuna preparazione ascoltando semplicemente il proprio corpo, poichè il cammino non è una gara a chi fa più km al giorno.

Personalmente penso che ogni cammino sia personale e che anche se è sicuramente una bella avventura tutta da scoprire, ognuno di noi dovrà fare i conti con i propri limiti che, in un modo o nell’altro, deve superare.

Sono però dell’avviso che comunque un minimo di preparazione ci possa aiutare a non stare troppo male, soprattutto se siamo persone sedentarie che raramente fanno trekking. Un fisico non allenato farà più fatica ad affrontare improvvisamente un carico di lavoro improvviso che non conosce, con tutte le possibili conseguenze che ne deriverebbero tipo affaticamento, tendiniti, slogature, infiammazioni ai muscolivesciche ai piedi.

Non essendo un’esperta in fatto di sport non è certo mia intenzione dare dei consigli tecnici ma voglio parlarvi invece della mia personale esperienza e rendervi partecipi del mio allenamento in vista del cammino verso Santiago de Compostela.

Ecco come mi sono allenata

Sono sempre stata una persona sedentaria, ho sempre fatto lavori che mi costringevano seduta o in piedi per tante ore ma tendenzialmente ferma. Non sono nemmeno una persona sportiva e ho inoltre dei piccoli problemi alle ginocchia e alla schiena quindi ho dovuto fare una scelta indiscutibile, ossia allenarmi.

Ho cercato di aumentare la mia resistenza muscolare e abituare progressivamente il corpo alla fatica che avrei dovuto sostenere. Ho cominciato ad allenarmi pian piano da un anno prima con delle “passeggiate” giornaliere ma ho cominciato l’allenamento più intenso due mesi prima della partenza.

I primi tempi facevo piccole passeggiate di 3 km fino ad un aumento progressivo di 5 e 8 km, il tutto senza pesi nelle spalle. In questo modo ho cominciato a sgranchire le gambe inchiodate senza provocare tensioni muscolari e ho cominciato anche a capire come il mio corpo reagisse in certe condizioni.

Il primo ostacolo da superare è stato il dover combattere la pigrizia ed essere costante. Oltretutto lo sforzo giornaliero è stato interpretato dal mio fegato come ad un sovraccarico di lavoro inatteso, per cui ho dovuto cominciare ad “ascoltare il mio corpo“ e dare un ritmo più lento ai miei passi, sentire quando era il momento di fermarmi, di bere, di rallentare oppure accelerare.

Nel periodo sucessivo ho cominciato a mettere sulle spalle un po’ di peso, usando inizialmente un piccolo zaino da 20lt riempito con 3 kg di oggetti vari. Pian piano ho cercato di aumentare leggermente il peso fino a quando mi sono sentita nelle condizioni giuste di portare lo zaino che avrei usato in cammino (un 30lt. air plus della Quechua).

Ho notato sin da subito la differenza. Il peso ha rallentato i miei passi e inizialmente non riuscivo a fare più i km a cui ormai ero abituata. Ricordiamoci però che il corpo è una macchina perfetta che va rodata pian piano e una volta che si abitua a un tipo di fatica gli si può chiedere un pochino di più. Ed è così che ho aumentato di volta in volta, senza troppi traumi, sia il peso che i km.

Ho abituato piedi, caviglie, gamberespirazioneschiena e muscoli ad un carico di 5 kg poi di 6kg arrivando a fare una media di 12/15km al giorno. Poi un giorno, con mio stupore, ho caricato 8kg di zaino e sono arrivata a fare ben 20km.

Per me un vero colpo di scena, un grande traguardo che non pensavo possibile. In quel momento mi sono resa conto di essere pronta e ho fatto i biglietti per partire.

Una cosa importante che mi ha aiutata tantissimo è stata quella di fare, oltre alla camminata, anche dei piccoli esercizi per fortificare le ginocchia: salire e scendere gradini, qualche esercizio con dei pesi, camminare in strade con pendenze maggiori. Tutti esercizi che mi sono stati molto utili sul cammino visto che il percorso della via Francese è davvero molto vario.

Alcuni consigli preziosi

Se si intende percorrere l’intero Cammino Francese, da San Jean Pied de Port a Santiago e magari oltre, a Muxia e Finisterre, è bene sapere che ci aspettano circa 800/900 km di percorso misto tra campagna, boschi, montagne, città, strade sterrate, asfalto, viuzze sconnesse, salite, discese anche ripide e percorsi pieni di pietre. Proprio per questo un minimo di allenamento potrebbe fare la differenza ma oltre questo ci sono dei preziosi consigli da pellegrino che vi voglio svelare.

– Una settimana prima della partenza sarebbe meglio interrompere l’allenamento per non partire già stanchi e affaticati.

– Durante la fase di allenamento, per evitare l’affaticamento muscolare e quindi strappi e stiramenti, bisogna smaltire l’acido lattico che si accumula nei muscoli durante la camminata quindi bisogna bere tanto. Dopo ogni allenamento sarebbe anche opportuno assumere degli integratori di sali minerali a base di magnesio e potassio oppure, se preferite, mangiate una banana.

– Per evitare strappi e stiramenti muscoli è utile anche fare sempre un pochino di stretching prima e dopo la camminata(esercizi di allungamento e stiramento dei muscoli);

– Se avete problemi alle ginocchia, caviglie o schiena, meglio sostenere i passi con dei bastoncini da Nordic Walking, poiché questi aiutano a scaricare il peso e alleggerire il passo. In questo caso però è bene allenarsi ad un uso corretto dei bastoncini in modo che non diventino  un ostacolo ma un valido aiuto.

– Un altro buon consiglio è quello di ascoltare sempre il proprio corpo, lui sa bene fin dove si può spingere.

Ricordate sempre che il cammino non è una gara di velocità, se siete troppo stanchi riposate, tagliate le tappe, fate una sosta. Non scoraggiatevi mai e siate pronti ad accettare anche il fatto che arriverete fino a dove il cammino vorrà condurvi.

Buon allenamento e buon cammino a tutti!!

Sylvié

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