Se non siamo troppo legati all’idea di viaggiare con tutti i confort e se ciò che cerchiamo non è solo una vacanza ma una vera e propria esperienza di viaggio, allora l’ostello ci può dare delle bellissime occasioni per imparare qualcosa.

In primis il rispetto e la pazienza. In una camerata ci possono capitare Spagnoli, Francesi, Australiani, Canadesi, Giapponesi, Americani, Russi, Tedeschi, Coreani, Svedesi, Brasiliani e chi più ne ha più ne metta. Questo ci da la possibilità di aprirci verso altre culture, usi e costumi che non conosciamo e che sicuramente saranno molto diversi dai nostri. I nostri compagni di stanza diventeranno anch’essi parte integrante del nostro viaggio.

Un’altra bella opportunità dell’ostello è il confronto e lo scambio, che avviene al di là della lingua. Quando siamo pronti ad aprire il nostro cuore verso la vita e verso il mondo, possono succedere cose incredibili e straordinarie come appunto fare nuove amicizie e instaurare rapporti internazionali che superano anche le barriere linguistiche.

Io solitamente, se viaggio da sola o con chi ha i miei stessi interessi, sono propensa a pernottare in ostello e mi sono sempre trovata benissimo. In un solo giorno si incontra il mondo e ci si rende conto di quanto esso sia piccolo, se abbiamo la volontà di abbattere quelle barriere mentali che spesso innalziamo per paura del diverso o di ciò che non conosciamo.

La mia prima volta in ostello è stata tanti anni fa durante il mio primo viaggio in solitaria a Dublino, dove ho potuto mettermi in gioco e fare un’esperienza diversa e incredibilmente bella. In quell’occasione ricordo di aver dormito in una camerata femminile con altre tre ragazze di nazionalità diverse e di aver cucinato nella cucina dell’ostello con diversi ragazzi tra cui un italiano. Mi sono trovata bene e a mio agio nonostante fossero tutti molto più giovani di me. In un ostello di Madrid invece ho conosciuto la mia carissima amica messicana con cui tuttora ci sentiamo. Lungo il cammino di Santiago gli ostelli (chiamati albergues) sono invece tutti misti ma tra pellegrini è incredibilmente facile sentirsi a proprio agio, stringere amicizie splendide e accettare persino delle condizioni al dir poco estreme, come il russare del vicino o i rumori di chi si prepara all’alba. Qualche volta si può avere a che fare anche con qualche altro tipo di rumore, che a dire il vero avremmo preferito evitare, ma che fa parte del pacchetto prendere o lasciare.

Scelte estreme si, ma che ci abituano a vivere in ogni condizione possibile, che ci forgiano il carattere e che plasmano il nostro spirito di sopravvivenza. Scegliere di “viaggiare zaino in spalla” infondo è anche questo, un’avventura ai limiti delle nostre abitudini con lo scopo di superarli, quei limiti, e andare oltre. Non mi sarei mai aspettata, infatti, di poter dormire in un albergue senza corrente, né acqua calda, né copertura internet, eppure è stata una tra le esperienze più belle.

Insomma, scegliere di dormire in ostello può avere davvero tanti risvolti positivi, tra cui il lato economico, e non vuol dire necessariamente rinunciare ai confort (ormai ci sono tantissimi ostelli super organizzati con tantissimi servizi per i viaggiatori) ma si tratta piuttosto di scegliere di fare un tipo di esperienza diversa, che ci faccia provare l’ebrezza dell’avventura, che ci metta in gioco e che metta alla prova sopratutto il nostro spirito di adattamento.

Ogni viaggio è un’esperienza a se, bella e indimenticabile, e certamente non è la scelta di una stanza condivisa piuttosto che privata a fare la vera differenza. Non sempre le circostanze sono ideali per una scelta di questo tipo, la sicurezza prima di tutto e in certi Paesi la scelta di una stanza d’albergo si può rivelare la scelta più saggia. Non si è meno viaggiatori scegliendo un albergo.

Ma se farete un’esperienza come quella di alloggiare in ostello, credetemi, vedrete subito la differenza e vorrete rifarlo. Abbasserete tutte le barriere che hanno sempre trattenuto il vostro spirito avventuriero e vi sentirete felici come non mai. Perché spesso comodità non è affatto sinonimo di benessere.

Sylvié