In viaggio con mia sorella, secondo giorno a Bruxelles

da Viaggiare Zaino in Spalla
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Dopo il viaggio un po’ turbolento, dovuto al borseggio in aeroporto, ci accingiamo a trascorrere il nostro secondo giorno a Bruxelles. Il primo giorno di adattamento nella città è stato positivo e io e mia sorella ci svegliamo con una bella carica di ottimismo.

Lasciamo la stanza del The Moon Hotel molto all’alba e ci fermiamo a fare colazione in un piacevole caffè in centro, il Café Capitale. Si trova poco dietro la Grand Place, seguendo la Rue de la Tete d’or, all’angolo di  Rue du Midi. I cornetti sono buonissimi e il cappuccino è fatto a regola d’arte, con la schiuma densa come piace a me! Anche l’ambiente è molto accogliente, un mix tra moderno e vintage.

Per essere un lunedì mattina la città è molto tranquilla, forse ancora addormentata. Dopo esserci ben caricate di zuccheri ed energia cominciamo a camminare, zaino in spalla, verso la nostra meta: finalmente si va in ambasciata.

Facciamo anche la nostra prima esperienza con i mezzi pubblici, più precisamente con il tram e la metro. Il quartiere Ixelles in cui si trova l’ufficio consolare è distante, quindi pensiamo sia meglio preservare le energie.

Arrivati in ufficio ci scontriamo subito con una bella fila “all’italiana” di qualche ora, solo per sentirci dire che dobbiamo tornare il giorno dopo. Senza la prenotazione di un volo di rientro e senza la denuncia alla polizia dell’avvento furto, infatti, non possono farmi il documento di rimpatrio. Mi rassicurano del fatto che possiamo comunque continuare la nostra vacanza, perché il documento potrà avere una validità di 5 giorni dalla data di emissione.

Siamo felici di poter continuare il nostro soggiorno in questa città che, turisticamente parlando, non l’avevamo mai considerato. Invece merita di essere visitata per bene.

Tutto si incastra perfettamente con i tempi programmati e usciamo da lì con il cuore più leggero. Cominciamo a fare il punto della situazione e vedere un po come trascorrere al meglio i prossimi giorni.

Io sono senza soldi, me li hanno rubati assieme a tutti i documenti, quindi mi faccio spedire dei contanti da casa attraverso il servizio di money transfer.

Ci rechiamo quindi in centro, alla Western Union, che si trova proprio a pochi passi dal The Moon Hotel.  

Per tornare in centro usiamo il tram, ormai siamo diventate pratiche e scopriamo anche come fare la tessera giornaliera, invece del biglietto da un’ora. In questo modo possiamo risparmiare e prendere i mezzi quando vogliamo senza problemi.

I soldi arrivano in pochi minuti, finalmente ora possiamo fare le turiste.

Il centro di Bruxelles

Vaghiamo in esplorazione, alla scoperta del centro di Bruxelles. Visitiamo meglio anche l’antico quartiere Ilot Sacre con i suoi palazzi caratteristici e la sua splendida Royal Gallery di Saint Hubert, vista di sfuggita la notte prima. 

I negozietti della galleria sono un continuo attentato alla gola, con cioccolaterie dalle vetrine scintillanti piene di leccornie di ogni tipo e incredibili sculture di cioccolato

Non mancano poi i prestigiosi atelier con abiti, cappelli e accessori alla moda. I dedicati merletti, realizzati con l’antica tecnica del filet, sono deliziosi.

Dopo aver lasciato questo quartiere pittoresco ci spingiamo, in tutta tranquillità, verso la Gare Centrale. Qui attraversiamo un’altra galleria commerciale, meno prestigiosa ma altrettanto interessante. Decidiamo di fermarci a pranzare. La nostra scelta ricade su un take away messicano, Tacos, che fortunatamente ha anche dei tavolini per sostare.

Sui tavoli ci sono anche gli attacchi per poter caricare il cellulare e io ne approfittiamo subito. Dopo aver mangiato mi dedico poi alla prenotazione del nostro prossimo alloggio, grazie all’utilissima App booking.com che vi consiglio.

Divoriamo i nostri buonissimi tacos e riprendiamo a camminare. La nostra prossima meta è il Parco di Bruxelles, noto anche con il nome olandese di Warandepark.

Per arrivarci, saliamo la scaletta che fiancheggia il Centro Culturale Bozar. Questo scorcio è molto caratteristico e ci piace tantissimo. Ammiriamo la suggestiva street art, molto presente in tutta la città, e fiancheggiamo il cinematek. Saliamo le scalette e ridiamo come matte.

Le risate che ci siamo fatte in quella scalinata sono indescrivibili, così tante da non riuscire nemmeno a camminare. La statua del generale francese Augustin Daniel Belliardne ne è testimone!!

Arriviamo finalmente al parco ed è stato come entrare in un grande polmone verde, rigenerante e salutare, che ci ha riconnesse con noi stesse e con la nostra voglia di relax e pace. 

Il Parco di Bruxelles è grande 13 ettari ed è ricco di viottoli, distese verdi, alberi, fontane e gente di ogni tipo. A due passi, proprio su un lato, c’è il Palazzo Reale.

Questa zona verde della città ci ha rapite e decidiamo di trascorrere qui l’intero pomeriggio, in attesa dell’orario per poter andare in ostello. Il check-in è previsto per le 14.30.

Appena entrate nel parco abbiamo subito trovato lo spiazzo ideale per distenderci e ci siamo letteralmente spiaggiate sull’erba, con tutto il peso dei nostri zaini.  Ci siamo godute quel bel paradiso e la nostra schiena ci ha ringraziate, dopo aver camminato per ore con 8 kg sulle spalle.

Tolte le scarpe e le calze, ci siamo coricate sul nostro tappetino rosa. Intorno a noi solo il verde e qualche sagoma non ben definita che faceva running o che portava a passeggio il proprio cane.

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Abbiamo dormito, abbiamo riso, abbiamo parlato… tanto.

Ogni attimo regalato con mia sorella è stato un dono. Abbiamo anche provato a farci dei selfie, con risultati piuttosto discutibili. Ma che bel ricordo!

Riposate le membra e i piedi, ci incamminiamo finalmente verso il nostro ostello. Una passeggiata di 3km che ci ha permesso di esplorare un’altra interessante zona della capitale.

Alloggiare in Ostello

Il nostro alloggio, l’Hostel Generation Europe, si trova poco fuori dal centro, nel quartiere Molenbeek Saint Jean, che fa comune a sé. E’ situato nella parte ovest della città di Bruxelles.  

Solo dopo scopriamo essere un quartiere prevalente mussulmano e ad altissima concentrazione di immigrati. Secondo me è anche uno tra i quartieri più belli che abbiamo visitato, pittoresco e colorato, ricchissimo di murales e affiancato da un suggestivo canale navigabile ricco di negozi di ogni genere.

In una di queste botteghe abbiamo potuto comprare finalmente anche l’acqua a buon prezzo (solitamente carissima) e anche tanta buona frutta fresca.

L’ostello, gestito da giovani simpatici e volenterosi, è stata una piacevolissima sorpresa ed un’ottima scelta. Pulitissimo, ricco di servizi e intrattenimenti, frequentato da bella gente di ogni età. Nella Hall si può sostare su dei comodissimi divani e guardare la tv oppure rilassarsi nel piccolo bar con sala biliardo. Nelle varie sale si trovano anche la cucina e, nel piano sottostante, la lavanderia con lavatrice e asciugatrice a gettoni. Ci siamo trovate davvero bene e sicuramente è un’ostello che consiglio. Ottimo anche il rapporto qualità prezzo.

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Dopo una bella doccia rinvigorente e le solite adempienze da backpacker (lavaggio dei vestiti, cura dei piedi e sistemazione dello zaino) decidiamo di uscire. Siamo pronte per andare alla scoperta del quartiere e alla ricerca di un posto per la cena.

Alla scoperta del quartiere Molenbeek

Molenbeek Saint Jean ci colpisce subito per le diverse forme di espressione artistica presenti. Persino le serrande dei negozi sono un pullulare di colori e disegni aerografati.

Fiancheggiamo il canale di Willebroek, sul tratto di Quai du Hainaut, e subito ci salta all’occhio una curiosa istallazione: ci sono delle sedie colorate, appese su una impalcature di metallo. Sembra essere la curiosa esposizione di un negozio di mobili. Molto originale!

L’intero lato che fiancheggia il canale è puntellato da girandole colorate che si muovono vorticosamente. Le stradine adiacenti sono un museo accattivante di urban street che apprezziamo nonostante i messaggi spesso forti.

Attraversiamo il ponte che porta al Crystal Palace e ci dirigiamo sulla sponda opposta, nella Boulevard Barthélémy. Qui abbiamo la fortuna di poter ammirare uno splendido tramonto, proprio durante l’attraversata fluviale di un battello che lentamente scivola verso l’orizzonte color arancio. 

Affascinate da quel panorama, stiamo sulla banchina in legno ad ammirare per un po’ quel paesaggio urbano e i suoi tanti murales in lontananza.

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Saint Catherine

Percorrendo la Rue Antoine Dansaert ci rendiamo conto di essere appena entrate in un nuovo quartiere molto più turistico e popolato. Qui è pieno di ristornati di ogni tipo.

Ci spingiamo fino alla piazza Saint Catherine dove si trova una chiesetta incantevole e una marea di ristoranti e localini che servono per la maggiore menu a base di pesce.

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Optiamo per un ristorante belga che espone il pesce fresco e che ci sembra avere anche prezzi onesti. Si tratta del Jardin Van Gogh: ottimo servizio, camerieri gentili, buon rapporto qualità prezzo.

Abbiamo mangiato divinamente, ci siamo rilassate e naturalmente non sono mancate le risate, perché per noi ogni occasione è buona per ridere e godersi la vita.

Finito di cenare e non ancora soddisfatte dei tanti chilometri fatti, decidiamo di esplorare i dintorni della piazzetta. Lungo una stradina piena di bandierine e murales, incontriamo una delle tre statue simboliche della citt: il Zinneke Pis, il cane che fa la pipì.

Avete capito bene!! oltre al famosissimo bambino che fa la pipì (Manneken Pis) e la bimba che fa la pipì (Jeanneke Pis) esiste anche il cane, intento al medesimo atto.

Scommetto che non sapevate della sua esistenza! Noi in effetti lo abbiamo scoperto un po’ per caso.

A dirla tutta, comunque, la cosa che più ci colpisce di questo rione è la presenza di alcuni bellissimi murales.

I lineamenti dei loro volti sono risaltati dalla luce dei lampioni e spiccano nell’oscurità della notte. Sono davvero affascinati. Ad ogni angolo notiamo piccoli segni di un’arte popolare di poche pretese ma che vuole semplicemente dialogare con chi la osserva.

Queste forme di espressione mi conquistano e mi convincono sempre più che, la vera forza di questa città, è sia nella sua bravura a valorizzare zone periferiche con l’uso della street art.

Invece, ci rendiamo conto, che il vero cuore di Bruxelles è proprio questo. Fatto di vita di strada, di numerose culture diverse che cercano di convivere, di espressioni artistiche che colorano la città.

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Torniamo in ostello felici e soddisfatte, pensando che ormai questo viaggio a Bruxelles si sta trasformando in una fantastica esperienza.

Vi aspetto alla prossima avventura, perché Bruxelles ha ancora tanto da offrire.

A presto!!!

Sylvié

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