Dopo il viaggio un po’ turbolento dovuto al borseggio in aeroporto (vedi articolo sul viaggio) e dopo un primo adattamento ad una città che turisticamente non avevamo proprio considerato (vedi articolo sul 1°giorno), ci risvegliamo il lunedì mattina al The Moon Hotel con una bella carica di ottimismo.

Lasciamo la stanza molto presto e ci fermiamo a fare colazione in un piacevole caffè, il Café Capitale, poco dietro la Grand Place seguendo la Rue de la Tete d’or, all’angolo di  Rue du Midi. Buonissimi i cornetti e il cappuccino fatto a regola d’arte, con la schiuma densa come piace a me! Anche l’ambiente, un mix tra moderno e vintage, è molto piacevole e accogliente.

Dopo esserci ben caricate di zuccheri ed energia cominciamo a camminare, zaino in spalla, verso la nostra meta: finalmente si va in ambasciata.

Facciamo anche la nostra prima esperienza con i mezzi pubblici, più precisamente con tram e metro, perché il quartiere Ixelles in cui si trova il consolato italiano è un po’ lontano dal centro. Qui, dopo una fila all’italiana di qualche ora ci dicono che dobbiamo tornare il giorno dopo (non avevamo dubbi) perché senza la prenotazione di un volo non possono farmi il documento di rimpatrio. Mi rassicurano sul fatto che possiamo continuare la nostra vacanza perché il documento potrà avere una validità di 5 giorni dalla data di emissione, quindi è perfettamente in linea con i nostri tempi programmati.

Usciamo da lì con il cuore più leggero, mi faccio spedire da casa un po’ di soldi con il money transfer (precisamente con la Western Union che a Bruxelles ha diversi uffici) visto che ormai non ho più né documenti né soldi.  Torniamo in centro con il tram per poter ritirare i soldi in contanti. Ormai abbiamo preso dimestichezza con i mezzi e scopriamo anche come fare la tessera giornaliera invece che il biglietto da un’ora.

I soldi arrivano in un baleno e finalmente possiamo fare le turiste.

Il centro di Bruxelles

Vaghiamo in esplorazione, alla scoperta del centro di Bruxelles, visitiamo meglio anche l’antico quartiere Ilot Sacre con i suoi palazzi caratteristici e la sua splendida Royal Gallery di Saint Hubert, vista di sfuggita la notte prima. I negozietti della galleria sono un continuo attentato alla gola, con cioccolaterie dalle vetrine scintillanti piene di leccornie di ogni tipo e incredibili sculture di cioccolato. Non mancano poi i prestigiosi atelier con abiti, cappelli e accessori alla moda e non ultimi, sicuramente degli di nota, quelli dedicati ai merletti realizzati con l’antica tecnica del filet.

Dopo aver lasciato questo quartiere pittoresco ci spingiamo, in tutta tranquillità, verso la Gare Centrale per poi attraversare un’altra galleria commerciale meno prestigiosa ma altrettanto interessante dove decidiamo di fermarci a pranzare. La nostra scelta ricade su un take away messicano, Tacos, che fortunatamente ha anche i tavolini per sostare e, dulcis in fundo, gli attacchi per poter caricare il cellulare. Approfittiamo di questa sosta anche per prenotare il nostro prossimo alloggio grazie all’utilissima App booking.com che vi consiglio vivamente di scaricare nel vostro smartphone (sul link trovate anche il mio codice sconto per voi).

Divoriamo i nostri buonissimi tacos e riprendiamo a camminare verso la nostra prossima meta, il Parco di Bruxelles, noto anche con il nome olandese di Warandepark.

Per arrivarci saliamo la scaletta che fiancheggia il centro culturale Bozar, uno scorcio molto caratteristico in cui poter ammirare un po’ di quella suggestiva street art molto presente in tutta la città.

Le risate che ci siamo fatte in quella scaletta sono indescrivibili, così tante da non riuscire nemmeno a camminare. La statua del generale francese Augustin Daniel Belliardne ne è testimone, ahahaha!!

Arrivare al parco è stato come entrare in un grande polmone verde, rigenerante e salutare, che ci ha riconnesse con noi stesse e con la nostra voglia di relax e pace. Un parco di 13 ettari di viottoli, distese verdi, alberi, fontane e gente di ogni tipo, racchiusi in un fazzoletto rettangolare a due passi dal Palazzo Reale.  Questo posto ci ha rapite e abbiamo deciso di trascorrere qui l’intero pomeriggio, in attesa dell’orario adatto per recarci in ostello. Il check-in era previsto per le 14.30.

Appena entrate nel parco abbiamo subito trovato lo spiazzo ideale per distenderci e ci siamo letteralmente spiaggiate con tutto il peso dei nostri zaini.  Ci siamo godute quel bel paradiso e la nostra schiena ci ha ringraziate vista la stanchezza di aver girato tutto il giorno con addosso 8kg sulle spalle. Tolte scarpe e calze ci siamo coricate sul nostro tappetino, intorno a noi sagome non ben definite di gente che faceva running o portava a passeggio il proprio cane.

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Abbiamo dormito, abbiamo riso, abbiamo parlato… tanto.

Ogni attimo regalato con mia sorella è stato un dono. Abbiamo anche provato a farci dei selfie, con risultati piuttosto discutibili. Ma che bel ricordo!

Finalmente riposate le membra e piedi, ci incamminiamo finalmente verso il nostro ostello. Una passeggiata di 3km che ci ha permesso di esplorare un’altra interessante zona della capitale.

Alloggiare in Ostello

Il nostro alloggio, l’Hostel Generation Europe, si trova poco fuori dal centro, nel quartiere Molenbeek Saint Jean, che fa comune a sé e che è situato nella parte ovest della città di Bruxelles.  Solo dopo scopriamo essere un quartiere prevalente mussulmano e ad altissima concentrazione di immigrati. Secondo me è anche uno tra i quartieri più belli che abbiamo visitato, pittoresco e colorato, ricchissimo di murales e affiancato da un suggestivo canale navigabile ricco di negozi di ogni genere. In una di queste botteghe abbiamo potuto comprare finalmente anche l’acqua a buon prezzo (solitamente carissima) e anche tanta buona frutta fresca.

L’ostello, gestito da giovani simpatici e volenterosi, è stata una piacevolissima sorpresa ed un’ottima scelta. Pulitissimo, ricco di servizi e intrattenimenti, frequentato da bella gente di ogni età. Nella Hall si può sostare su dei comodissimi divani e guardare la tv oppure rilassarsi nel piccolo bar con sala biliardo. Nelle varie sale si trovano anche la cucina e, nel piano sottostante, la lavanderia con lavatrice e asciugatrice a gettoni. Ci siamo trovate davvero bene e sicuramente è un’ostello che consiglio. Ottimo anche il rapporto qualità prezzo.

Abbiamo condiviso la stanza con un’altra ragazza ma è stato come essere sole perché lei è arrivata molto più tardi e per fortuna è stata anche molto discreta e silenziosa. La stanza oltretutto era piuttosto grande, con 6 posti letto e due bagni: uno con docce e lavandini e uno con il servizio wc.

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Alla scoperta del quartiere Molenbeek

La mattina seguente, dopo una bella doccia rinvigorente e le solite adempienze da backpacker (lavaggio dei vestiti, cura dei piedi e sistemazione dello zaino) decidiamo di uscire alla scoperta del quartiere e di un posto per la cena.

Molenbeek Saint Jean ci colpisce subito per le diverse forme di espressione artistica presenti. Persino le serrande dei negozi sono un pullulare di colori e disegni aerografati. Fiancheggiamo il canale di Willebroek, sul tratto di Quai du Hainaut, e subito ci salta all’occhio una curiosa istallazione fatta con sedie appese su impalcature di metallo, l’esposizione originale di un negozio di mobili. L’intero lato che fiancheggia il canale è puntellato da girandole colorate che si muovono vorticosamente. Le stradine adiacenti sono un museo accattivante di urban street che apprezziamo nonostante i messaggi spesso forti.

Attraversiamo il ponte che porta al Crystal Palace per dirigersi alla sponda opposta, sulla Boulevard Barthélémy, dove abbiamo la fortuna di poter ammirare uno splendido tramonto proprio durante l’attraversata fluviale di un battello che lentamente scivola verso l’orizzonte color arancio. Affascinate da quel panorama stiamo la per un po’, sulla banchina in legno, incantate ad ammirare il paesaggio urbano e i suoi murales in lontananza.

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Saint Catherine

Percorrendo la Rue Antoine Dansaert ci rendiamo conto di essere appena entrate in un nuovo quartiere molto più turistico e popolato, pieno di ristornati di ogni tipo. Ci spingiamo fino alla piazza Saint Catherine dove si trova una chiesetta incantevole e una marea di ristoranti e localini che servono per la maggiore menu a base di pesce.

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Optiamo per un ristorante belga che espone il pesce fresco e che ci sembra avere anche  prezzi onesti. Si tratta del Jardin Van Gogh: ottimo servizio, camerieri gentili, buon rapporto qualità prezzo. Abbiamo mangiato divinamente, ci siamo rilassate e naturalmente non sono mancate le risate, perché per noi ogni occasione è buona per ridere e godersi la vita.

A cena finita, non ancora soddisfatte dei km fatti e del mal di piedi, abbiamo esplorato i dintorni della piazzetta e siamo andate a vedere una delle statue simboliche della città, il Zinneke Pis, il cane che fa la pipì. Avete capito bene!! oltre al famosissimo bambino che fa la pipì (Manneken Pis) e la meno nota bimba che fa la pipì (Jeanneke Pis) esiste, in questa versione, anche il cane. Scommetto che non sapevate della sua esistenza! Noi in effetti lo abbiamo scoperto un po’ per caso.

A dirla tutta, comunque, la cosa che più ci colpisce del rione in cui si trova il cane è la presenza di alcuni bellissimi murales che ritraggono persone famose. I loro lineamenti sono risaltati dalla luce dei lampioni e spiccano nell’oscurità della notte. Sono davvero affascinati. Ad ogni angolo notiamo piccoli segni di un’arte che non ha pretese ma che vuole semplicemente dialogare con chi la osserva. Queste forme di espressione ci conquistano e danno più valore alla città valorizzando anche quelle zone periferiche che senza arte sarebbero degradate e ghettizzate. Invece ci rendiamo conto che il vero cuore di Bruxelles è proprio questo, fatto di vita di strada, di tante culture diverse che cercano di convivere, di espressioni artistiche che colorano la città.

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Torniamo in ostello felici e soddisfatte pensando che ormai questo viaggio a Bruxelles si sta trasformando in una fantastica esperienza.

Vi lascio alla prossima avventura, anticipandovi che le giornate successive saranno ricche di altre incredibili scoperte, perché Bruxelles ha ancora tanto da offrire.

A presto quindi!!!

Sylvié