Chi conosce il Cammino di Carlo Magno sa che in realtà questa terza tappa dovrebbe concludersi a Grevo ma noi, affascinate dalla Valle Camonica, decidiamo di spezzare la tappa e fermarci a Nadro per visitare uno dei luoghi più belli e suggestivi di questo cammino, nominato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Siete curiosi?

Non vi voglio svelare ancora nulla, ci arriveremo assieme passo passo, quindi seguiteci in questo diario di viaggio da Breno a Nadro.

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Diario di viaggio

15 Luglio  2019, in cammino da Breno a Nadro

Ci svegliamo con calma, oggi abbiamo intenzione di fare una tappa breve e ci prendiamo tutto il tempo. Patrizia ci prepara una buona colazione, stamattina è andata dal fornaio a prendere i cornetti caldi apposta per noi. Sul Cammino di Carlo Magno ci sentiamo sempre coccolate dalla gente del posto, questo ci sta piacendo molto.

Ci mettiamo in cammino con un tempo un pochino incerto, forse pioverà ma prima di lasciare Breno decidiamo di visitare il castello medievale. Lo precede una ripida salita acciottolata che risulta essere leggermente scivolosa per via dell’umidità della notte. In cima ci attende però uno spettacolo favoloso, le mura merlate del castello e le due torri sono ben conservate, il luogo è suggestivo e rievoca immagini di tempi lontani.

All’interno delle mura scorgiamo diversi massi, arroccati su piccole collinette verdeggianti. Si dice che in questo luogo vi siano delle rocce curative, probabilmente dei minerali con un’energia particolare. Claudia ne adocchia una e decide di fermarsi un poco per rilassarsi. Io vado a curiosare in giro e salgo su una scaletta che mi conduce sopra la cinta muraria che mi permette di ammirare un paesaggio bellissimo.

Il castello di Breno è costruito proprio su un colle che domina la valle. Sui pannelli informativi leggiamo che esso fu edificato sui resti di un abitato preistorico di epoca neolitica. Qui sono state trovate delle tombe datate 4000 anni a.C. Ne rimango affascinata. Ci tratteniamo al castello per un bel po’, questo luogo ha un’energia pazzesca.

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Salendo al castello
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Ingresso alle mura
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Breno vista dal castello
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La torre

Una pioggerellina persistente comincia a scendere e ci coglie di sorpresa. Decidiamo di lasciare il castello, sperando che il tempo migliori. Torniamo al paese e riprendiamo il tracciato del cammino di Carlo Magno seguendo la strada che fiancheggia la chiesetta di San Antonio. Salutiamo con lo sguardo quel luogo che ci ha ospitate e ci incamminiamo verso la nostra prossima tappa.

Ci inoltriamo verso la boscaglia, seguendo il sentiero che conduce all’Eremo di San Valentino. Il bosco ci protegge dalla pioggia che dopo un po’ per fortuna si placa. Finalmente possiamo goderci al meglio questo bellissimo cammino immerso nella natura.

Percorriamo diversi chilometri prima di arrivare a Niardo, il primo paesello che incontriamo  lungo la via. Essendo ora di pranzo ci fermiamo nell’unico bar aperto, sotto lo sguardo incredulo dei vecchietti che stanno seduti nella piazza e sicuramente si domandano cosa ci facciano due donne sole con grossi zaini sulle spalle e un sorriso immenso sulle labbra.

Al bar Di Vino facciamo la conoscenza di Stefano, il giovane proprietario, che ci dice essere un grande fan del cammino di Carlo Magno. Lo notiamo dall’adesivo con la freccia rossa che tiene attaccato sulla vetrata d’ingresso. E’ molto gentile e ci permette di riposare un po’ nelle poltrone del locale. Per circa mezzora ci rilassiamo e facciamo riposare i piedi. Quando andiamo via, Stefano ci saluta augurandoci buon cammino e subito mi ritorna alla mente il classico saluto dei pellegrini sul cammino di Santiago.

La grande fontana che sta nella piazza ci permette di rifornirci d’acqua. Per fortuna questo cammino è ricco di fonti, con acqua potabile e fresca, quindi non ne rimaniamo mai sprovviste. L’orologio della torre segna quasi le due, è ora di incamminarci. Ci inoltriamo nuovamente nella boscaglia, i sentieri di questa tappa sono ricchi di vegetazione rigogliosa.

Io e Claudia non perdiamo occasione per fare battute e ridere, come delle adolescenti a cui basta veramente poco per divertirsi. Camminare svuota la mente e alleggerisce lo spirito, tutto scorre più lento, i passi seguono il battito del cuore e senza pensieri tutto acquista più colore e positività. Ci scattiamo qualche foto, ci lasciamo e ci raggiungiamo numerose volte per dare spazio alle nostre introspezioni, rispettando l’una i tempi dell’altra.

Dopo qualche chilometro, arriviamo finalmente in un nuovo centro abitato e io approfitto subito della presenza di una fontana per immergere i piedi stanchi e accaldati. L’acqua è gelida ma per i miei piedi è una vera manna dal cielo.

Ci rimettiamo in cammino, ormai manca poco ma il caldo affatica e rallenta i nostri passi. I sentieri si snodano su pittoreschi paesaggi e il mio sguardo è sempre fisso sulla montagna Concarena che, come una bussola, ci accompagna ormai da un bel po’ indicandoci la direzione.

La mia fantasia proietta su quella montagna i tratti e le forme di una corona. Incredibile, sembra proprio la corona di Carlo Magno, quella disegnata come simbolo sulle frecce rosse che si trova sugli adesivi di questo cammino. Claudia mi prende in giro, dice che ho una fervida immaginazione e ci ridiamo su.

Finalmente arriviamo a Nadro, la nostra tappa, un piccolissimo borgo di case in pietra molto caratteristico, in cui si trova il Museo della Riserva Naturale delle Incisioni Rupestri.

Ci rechiamo al museo dove conosciamo le responsabili, due donne molto gentili che ci accolgono con grande entusiasmo. Facciamo visita al museo con una di loro che ci fa da guida mentre l’altra finisca di prepararci la stanza alla foresteria dove trascorreremo la notte.

Dopo aver occupato la camera e sistemato la nostra roba decidiamo di fare un giro per il paesino in cerca di un alimentari ma purtroppo troviamo tutto chiuso. Non c’è nemmeno un ristorante, nessun posto dove poter mangiare. Un pochino ci assale lo sconforto ma per fortuna ho portato con me delle zuppe liofilizzate per ogni evenienza. Di fame non moriremo.

La magia del cammino ci da nuovamente prova di quanto le cose si sistemino al meglio, se si ha fiducia, e di quanto la gente della Vale sia accogliente e pronta a venirti incontro. Otteniamo uova e pane da una delle responsabili del museo e alla foresteria possiamo cucinare una splendida cena: Zuppa vegetale, frittata, noci, pane e un po’ di frutta. Perfetto!

Andiamo a dormire entusiaste e io non vedo l’ora che sia domani per visitare finalmente la famosa Riserva delle Incisioni Rupestri, nominata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Sylvié