about me, cammini, cammino di santiago

In cammino dai Pirenei fino all’Oceano

Finisterre, “dove tutto finisce e tutto ha inizio“.

Si conclude così la mia bellissima grande avventura lungo il cammino di Santiago. Due anni, due cammini, entrambi nella mia stagione preferita, la primavera. 800 kmche mi hanno segnata profondamente e che mi hanno permesso di riscoprire e ritrovare me stessa.

Lo scorso anno, dai Pirenei fino a Leon dove avevo dovuto interrompere per via di una fortissima tendinite, è stato un cammino molto duro sia fisicamente che emotivamente. Il primo tratto del cammino generalmente lo è sempre, perché l’anima comincia a ripulirsi di tutto il superfluo, la mente comincia ad aprirsi e torna a respirare la lentezza e la libertà che ha spesso represso, le paure fanno a braccio di ferro con la voglia di mettersi in gioco e di superare i propri limiti. Nel primo approccio con il cammino ci si sente come quando si ha troppo ossigeno nei polmoni, sembra tutto “troppo”, ma poi pian piano si comincia a sentire che “forse” siamo in grado, che “forse” tutto sommato noi ce la possiamo davvero fare e comincia la grande lotta tra la mente e il cuore, tra le emozioni che cominciano a sgorgare senza controllo e il nostro desiderio di farle finalmente uscire senza più reprimerle. Ci si perde per poi ritrovarsi. Si rivive ogni attimo della propria vita come in un rewind, passo dopo passo. Si comincia a ricucire le ferite, si fa pace con il passato, si comincia a guardare il futuro con altri occhi. Tutto questo per me è stato devastante ma allo stesso tempo curativo e straordinario.

Con la voglia di concludere ciò che avevo cominciato, quest’anno sono ripartita da Leon e ho ripreso il mio cammino pregando ogni giorno di poter arrivare a Santiagoe oltre… a Finisterre, la mia vera meta sin dall’inizio, dove si trova il km 0. Si dice che a Finisterre i pellegrini arrivassero per vedere la fine delle terre conosciute e per ammirare l’oceano ed è ciò che anch’io volevo fare. Ma per me Finisterre rappresentava sopratutto, metaforicamente, la fine di ogni paura e limite che mentalmente mi ero sempre messa a discapito dei miei sogni e della mia libertà.

Si sa, il coraggio rende liberi. Ma in questo mondo non è facile essere coraggiosi. Però è possibile, soprattutto se per i propri sogni si è disposti a fare i conti con gli scheletri del proprio armadio.

vista dal monte O Cebreiro

Comunque, a differenza del primo, questo è stato un cammino all’insegna della gioiae della spensieratezza. Nel secondo tratto infatti solitamente ci si è spogliati delle zavorre, sopratutto quando si raggiunge la Cruz de Hierro e si lascia il proprio sassoche simbolicamente rappresenta tutte le pene che ci portiamo dietro, lungo il cammino della vita. Anche per me quello è stato un momento liberatorio. Il resto del cammino è stata una gioia immensa, difficile da descrivere. La cosa più magica, poi, è stata quella di aver ritrovato lungo il tragitto diversi volti familiari. Persone che avevo già avuto modo di incontrare l’anno prima e che anche loro “casualmente” erano nuovamente in cammino come me. Una sincronicità di eventi che ha dell’incredibile e io sinceramente non ho mai creduto al caso. Essere arrivata a Santiago e aver incontrato queste persone è stata un’emozione bellissima e unica.

Ed eccomi finalmente giunta a Finisterre dove ho lasciato un pezzetto del mio cuore. Ora, come per ogni esperienza profonda che si conclude, si tirano le somme.

COSA HO TROVATO LUNGO IL CAMMINO? 

Credo che non basterebbe un libro intero per elencare ciò che il cammino mi ha regalato e insegnato in questi due anni e 800km di volti, sorrisi, salite e discese, paesaggi meravigliosi e abbracci, cene condivise e spirito di adattamento, lacrime e risate, sole e pioggia, piedi doloranti e voglia di continuare a camminare nonostante la stanchezza.

Sicuramente una cosa fondamentale per me è stata quella di aver potuto fare, lungo il cammino, un tuffo mentale nel passato per ricordare quanto sono stata forte, tempo fa, a superare e vincere una malattia importante come la thalassemia, grazie ad un trapianto di midollo osseo. E certamente il cammino mi ha dato modo di capire quanto ancora lo sono, forte, sia fisicamente che interiormente, nonostante l’insufficienza epatica e l’osteoporosi dovuta alla mia vecchia malattia. Negli anni certe cose le avevo accantonate ma una forza del genere non si deve scordare, perché ti dà modo di vincere su ogni difficoltà della vita.

Un’altra cosa molto importante che ho recuperato lungo il cammino è la Silvia bambina che aveva dei sogni da realizzare. Lei sognava di vedere il mondo e di farlo zaino in spalla, perché amava l’avventura. Quindi sul cammino ho avuto la fortuna di recuperare le due cose più importanti, i miei sogni e la forza per realizzarli.

Da qui tutto si compie, è proprio vero, il cammino è appena cominciato ma ora sono consapevole di avere una marcia in più.

A presto quindi, alla prossima avventura!!

Sylvié  

cammino di Santiago the end
La fine è il mio inizio – foto di Silvia Montis

2 pensieri riguardo “In cammino dai Pirenei fino all’Oceano”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...