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Il Cammino di Santiago de Compostela

Sentii parlare di questo cammino per la prima volta nel lontano 2012, da una carissima amica che aveva conosciuto un pellegrino e le aveva raccontato la sua grande avventura. Me ne parlò estasiata e io, come lei, ne rimasi colpita. Non so dirvi come o perché, ma quel piccolo semino negli anni ha germogliato e crescendo ha risvegliato in me ricordi profondi di bambina, che avevo seppellito nei meandri della mente e che pian piano ritornavano a galla con insistenza.

Da bambina sognavo di girare il mondo a piedi, zaino in spalla

Sembra strano ma è proprio così, da bambina ogni volta che vedevo un sentierosognavo di percorrerlo, magari sorretta da un bastone e con a tracolla una bisaccia. Ero molto fantasiosa nei giochi che facevo e questi avevano sempre a che fare con incredibili avventure in giro per il mondo. Il viaggio è sempre stato parte di me e io parte di esso. Questo me lo sono ricordata proprio lungo il cammino di Santiago, attraversando le vaste mesetas spagnole.

Insomma è così che l’idea di percorrere tanti km a piedi ha cominciato a frullarmi in testa e a crescere, sempre di più, fino a quando lo scorso anno il sogno è diventato finalmente realtà. Nonostante le tante paure di percorre il cammino in solitaria e di non riuscire per via delle mie non poche difficoltà fisiche e i problemi di salute, avevo deciso di farlo e trovai su Facebook un gruppo di pellegrini che mi sostenne tantissimo.  Cominciai ad allenarmi e a preparare tutto per la mia partenza. Imparai a fare lo zaino e a scegliere l’attrezzatura tecnica. Cominciai anche ad informarmi sulla storia del cammino, non mi interessava molto la parte religiosa poiché non sono cattolica, ma volevo sapere di più su questo itinerario Jacobeo e sentendo i racconti e le toccanti esperienze dei pellegrini scoprii cose che rendevano il cammino di Santiago una meta sempre più ambita. Era il cammino di tutti, di qualunque religione, nazionalità o l’eta. E naturalmente mi incuriosivano anche i racconti sui templari che mi hanno sempre affascinata sin da piccola.

Tecnicamente, quindi, il cammino per Santiago de Compostela è un pellegrinaggio cattolico di 800 km circa che, dalle varie strade d’Europa, conduce alla Cattedrale di San Giacomo dove si dice siano custodite le spoglie del Santo. La via più battuta è quella  chiamata cammino francese che parte da Saint Jean Pied de Port, un piccolo paesino della Francia ai piedi dei Pirenei.

In realtà “El camino de Santiago de Compostela” è un cammino molto più antico del periodo Cristiano ed era la via che conduceva i pellegrini e viaggiatori di tutta Europa fino a Finisterre, dove ora sta il paletto del KM 0 e che un tempo rappresentava la fine del mondo, la fine delle terre conosciute (finisterre) oltre le quali non vi era nulla se non l’immenso e misterioso Oceano. Prima del Cristianesimo il cammino era chiamato “la via delle stelle“. Ancora oggi si ricorda questo appellativo che è stato riportato su una scritta posta sul monte Alto del Perdon e che dice “qui è dove si incontra il cammino del vento con quello delle stelle“.

Ogni passo sul cammino ci riporta indietro nel passato, quando genti provenienti da tutto il mondo passavano da quella via fino a Santiago e poi a Finisterre. Proprio come accade oggi: migliaia di persone di ogni nazionalità ogni anno percorrono quelle strade piene di energia mistica.

Una cosa che ho imparato da quando sono diventata una pellegrina è che il cammino in realtà altro non è che la metafora della vita stessa, in cui ogni difficoltà incontrata e superata sul sentiero rispecchia la nostra lotta quotidiana e l’avanzamento verso la ricerca della felicità. Anche lo zaino diventa metafora della nostra casa e il suo peso quello che ci trasciniamo nella vita, fatto di attaccamenti e materialismi, di cose o situazioni spesso inutili, zavorre che rallentano il nostro cammino e la nostra crescita spirituale.

concha sul camminoOgni passo fatto sul cammino è una vittoria che facciamo sulla vita, ricuciamo ferite ancora aperte e ci scrolliamo di dosso il superfluo, per poter ammirare l’immensità e la bellezza delle cose che veramente ci rendono felici.

Camminando ci rendiamo conto che in verità il nostro obiettivo non è la tappa finale perché l’arrivo a Santiago segna solo l’inizio del nostro vero grande viaggio che è la vita e ci rendiamo conto che la vera meta è il cammino stesso.

El camino es la meta

Vi invito quindi a fare anche voi questo splendido cammino verso Santiago de Compostela e non importa se lo farete tutto o solo gli ultimi 100 km, l’importante è vivere questa grande avventura intensamente pronti ad abbracciare ciò che il cammino vuole donarvi.

Perché, credetemi, il cammino vi arricchirà sicuramente.

Unico inconveniente: diventerete dipendenti da questo senso di libertà. I pellegrini chiamano questo male “santiaghite“. Per fortuna non esiste cura!

Buon Cammino a tutti!!

Sylvié

il cammino di Santiago
foto di Silvia Montis

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